ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 15 Ottobre 2017 00:00

Il vero nemico dell'Occidente è il nazionalismo bianco di Trump e Le Pen, sostiene il New York Times

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Il quotidiano americano: "Hanno dato riconoscimento mondiale ai gruppi antisemiti e xenofobi". A distruggere l'Occidente, e il liberismo a cui siamo abituati, è il "nazionalismo bianco", cioè quelle due ideologie, il suprematismo della razza bianca e il nazionalismo, che da alcuni anni sono tornati alla ribalta sia negli Stati Uniti che in Europa.

Lo sostiene il quotidiano New York Times, secondo cui il vero pericolo per i Paesi storicamente individuati come democratici e maggiormente sviluppati è la cattiva politica attuale e non l'immigrazione.

Il moderno j'accuse del prestigioso giornale è un attacco frontale politici come Marine Le Pen, alla guida del Front National francese, e il presidente statunitense Donald Trump, che "hanno dato riconoscimento mondiale ai gruppi antisemiti e xenofobi, incoraggiandoli implicitamente o a volte in modo anche esplicito a promuovere apertamente le loro opinioni ricche d'odio". Con il risultato, sostiene il Nyt, che "idee un tempo marginali ora sono mainstream", rappresentano cioè una maggioranza o una larga fetta dell'opinione pubblica.

Due aspetti dello stesso problema

Nazionalismo e suprematismo bianco rappresentano due aspetti dello stesso problema, cioè la rappresentazione dell'immigrato - o semplicemente del 'diverso', che sia musulmano, ebreo o omosessuale - come il cattivo, "l'invincibile nemico di una civiltà che è sostanzialmente incompatibile con i valori delle democrazie occidentali". "Il rischio di una islamizzazione è stato abbondantemente esagerato, spiega il Nyt. Gli islamisti non sono sul punto di salire al potere in nessuna delle potenze occidentali, e nemmeno di esercitare un'influenza politica significativa, a differenza del nazionalismo bianco" che "rappresenta un pericolo significativamente maggiore per le democrazie" perchè "i suoi sostenitori hanno dimostrato che possono raccogliere una quota significativa dei voti alla elezioni".


Francia, Germania e Olanda, e naturalmente Stati Uniti, ne sono un fulgido esempio. Il problema, secondo il quotidiano statunitense, è un grande equivoco di fondo: "I leader di estrema destra hanno ragione a credere che l'immigrazione crei problemi, ma non si rendono conto che il problema principale sono loro stessi" dal momento che "la più grossa minaccia alle democrazie liberali non proviene dai migranti e dai rifugiati ma dalla reazione, nei loro confronti, da parte di chi diffonde la paura dello straniero con l'intento di indebolire i valori e le istituzioni che rendono liberali le nostre società".

Un fenomeno sempre più diffuso anche in Europa

Succede quasi ovunque: alle fermate del pullman, in Ungheria, si vedono pubblicità antisemite promosse dal partito in carica, l'Unione Civica del premier Viktor Orban. Il partito neo-nazista Alba Dorata, in Grecia, ha sfiorato il 7% alle elezioni del settembre 2015, un traguardo quasi doppiato appena il mese scorso da Alternativa per la Germania, l'estrema destra tedesca che per la prima volta è entrata nel Bundestag. In Francia e Danimarca, scrive il Nyt, i leader populisti hanno abbandonato i propri capisaldi elettorali e rimodulato la propria immagine "dipingendo i musulmani come il pericolo numero 1" per raccogliere il consenso di donne, ebrei e omosessuali, categorie un tempo osteggiate. L'idea è sempre la stessa, quella di accrescere i propri consensi stimolando il timore degli stranieri, del loro arrivo definito capace di cancellare cultura e abitudini occidentali sostituendole con quelle degli invasori. Una prospettiva che i gruppi di attivisti politici di estrema destra cercano di scongiurare manifestando spesso in maniera violenta, come successo tragicamente a Charlottesville lo scorso agosto, o a Calais prima dello sgombero della 'Giungla', il campo dove abitavano i rifugiati. Il paradosso è che nazionalismo bianco e radicalismo islamista fomentano vicendevole odio ma in realtà, conclude il New York Times, "si rispecchiano per molti aspetti, e condividono la stessa nostalgica ossessione per una forma pura dell'identità". Gli uni sono legati all'immagine "dello Stato islamico medievale" e gli altri a quella di "una nazione priva dell'inquinamento dovuto al sangue degli immigrati". 

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