ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 13 Febbraio 2018 18:16

Quale ambiente muove in campagna elettorale? Ilva e terzo valico, processi e silenzi

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Questa è una campagna elettorale strana, tutta si svolge sui social e i comunicati stampa a ripetizione alcuni impublicabili per non diventare smorte casse di risonanza. 

Non c'è nessuno che immagina il dopo elezione, il cinque marzo che succede. Qui non ci sono ballottaggi, c'è un risultato. Avvantaggiato l'elettore solo sul voto uninominale dove c'è certamente la possibilità di scegliere il nome e chi prende un solo voto più degli altri ce la fa. Un amico ex giornalista mi dice che proprio per questo la nostra collega Rosalba De Giorgi potrà farcela: incrociamo per lei le dita. Per il resto queste regole elettoriali, il voto uninominale che si spalma nel proporizionale con calcoli impossibili da fare, non ci piace e lo diremo sempre. Tanto più che chi pretende di dare istruzioni del caso è il sen Dario Stefàno che spiega in un sito come si vota, ma se cliccate il luogo della vostra residenza, spulciando nell'elenco, esce sempre solo lui, del resto uninominale è. 

Ma sull'ambiente l'ILVA tiene banco. Proprio di ieri la notizia che Luigi di Maio, che ha fatto una iniziativa a Taranto presso il teatro Orfeo, ha detto che l'Ilva non chiude, la sua chiusura è programmata nel tempo, non oggi. Un po' la posizione che lo stesso Grillo, venuto nella campagna elettorale disse che L'Ilva è archeologia industriale dettando le regole non mettendosi contro gli operari. 

Dura la risposta della candidata Fulvia Gravame candidata nella lista insieme...al centro sinistra: " Chi da anni segue la questione Ilva a Taranto non può dimenticare facilmente i dati scientifici e non può proporre soluzioni ambigue e vaghe per raccogliere consensi anche tra chi teme un futuro senza la vecchia grande industria. Lo studio S.E.N.T.I.E.R.I. 2012 evidenziava oltre ad eccessi nelle malattie tumorali anche quelli nel campo degli effetti acuti. A Taranto si verificano più infarti ed ictus che nel resto della Puglia. Questo eccesso è collegato alle polveri sottili, PM10 e simili che trasportano diossina, benzoapirene e metalli pesanti; sono dati confermati da successivi studi del Centro Salute ed Ambiente della Regione Puglia. Nei giorni di wind day le polveri sottili veicolano sulla città sostanze che causano morbilità e incrementi di ricoveri ospedalieri oltre che assenze dal lavoro.

Chi assume la responsabilità di tutto questo? E’ lecito tergiversare come fa il M5s che parla di “chiusura programmata”?

Dopo aver difeso la costituzione il 4 dicembre 2016, bisogna anche applicarla e non tenerla negli scaffali. Garantire lo stipendio e il futuro lavorativo dei dipendenti diretti e indiretti dell’Ilva è una priorità anche per chi chiede la chiusura delle fonti inquinanti, ma non giustifica la prudenza e il trasformismo a cui stiamo assistendo quando sui territori si devono affrontare questioni così spinose come il lavoro e la tutela diritto alla vita.

Cosa hanno fatto i Governi e le opposizioni per programmare la riqualificazione e il reimpiego dei lavoratori ILVA quando si è capito che la produzione dell’acciaio provocava “malattia e morte” e cioè nel 2012?

Perché i Governi e le opposizioni hanno sostenuto la produzione di acciaio di un impianto enorme come l’Ilva Taranto e non delle piccole e medie imprese italiane attraverso investimenti nelle nuove tecnologie con impianti a norma e lontani dai centri urbani?

Sappiamo bene che un impianto come quello di Taranto presenta criticità irrisolvibili anche dopo 12 decreti e un processo produttivo vecchio di 50 anni che provoca incidenti sempre più frequenti e con gravissime emissioni fuggitive documentate quotidianamente.

Il programma della lista nazionale Insieme ribadisce la priorità assoluta per la tutela della salute e individua nelle bonifiche, nella No Tax Area e nei green jobs la soluzione per affrontare i problemi di tutti i Siti di Interesse Nazionale nei quali vivono sei milioni di abitanti. Quando la priorità della tutela della salute non viene rispettata e in più viene concessa l’immunità penale, chi si candida sui territori deve chiarire la propria posizione e sentirsi libero di parlare esplicitamente di chiusura delle fonti inquinanti considerato che è l'unico modo per tutelare la vita e la salute". 

Al rigore e alla coerenza espressa dalla rappresentante ecologista nella lista che è in coalizione con il partito di Renzi dei decrete salva-ilva si potrebbe obiettare, ma questa legge elettorale è strana anche per questo. 

Saltando al Nord Barbara Tartaglione e Lino Balza di Medicina Democratica, ci inviano un comunicato sul maxi-processo ai No Tav. In Italia si stenta a diluire nel silenzio il crimine ambientale, mentre ha clamore il processo a chi si oppone, anche se con mezzi talvolta esagerati. Ecco il loro comunicato. 

"Siamo apertamente schierati con i Movimenti di lotta contro i Tav, compreso il Tav Terzo Valico: inutile, costoso e dannoso, dannoso per l’ambiente e la salute ma anche per le casse dello Stato (tangenti). Però dissentiamo da sempre –come controproducenti la giusta lotta- con i metodi di lotta violenti, quali ipotizzati nelle notifiche della Procura di Alessandria nei confronti di 50 (o 150?)  attivisti: “scontri”, “lancio di pietre e bombe carta”, “ferimento di poliziotti e carabinieri”. La nostra personale storia di lotte è condensata nel titolo del nostro Blog “Rete ambientalista. Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza”. La nonviolenza attiva, ghandiana,  è rifiuto di ogni atto di violenza ma è tutt’altro che codardia, non è rassegnazione passiva,  è conflitto, è rivolta, è rivoluzione permanente, è l’equivalente morale della guerra, è un metodo di lotta politica e sociale molto più efficace della violenza, la quale invece di regola si risolve nel duplicare la violenza altrui, nel giustificarla, nel favorire la repressione e la reazione popolare, nella sconfitta finale delle cause giuste (come avviene anche con il terrorismo internazionale).  La non violenza non è passività, tutt’altro. Ha come unico limite non ledere fisicamente i rappresentanti e i sostenitori diretti e indiretti del potere cui si oppone (compreso chi a casaccio ti sferra una manganellata in testa). Per il resto tutti gli strumenti (198 tecniche) sono ammessi. Da quelli individuali: preghiera, persuasione, dialogo, digiuno, autoincendio religioso, obiezione di coscienza, non collaborazione.  A quelli collettivi: non collaborazione sociale economica politica, disobbedienza civile, marcia, corteo, sciopero, resistenza passiva, boicottaggio economico, blocco della circolazione stradale e ferroviaria, blocco dei cantieri, occupazioni, sabotaggio…  E se vengono ritenuti atti illegali dal potere, pazienza, paghiamo sulla nostra pelle. Sì, anche sabotaggio: danno o distruzione contro il funzionamento di un servizio o di un’industria, oltre il limite della legalità. “E’ una tecnica della nonviolenza?” si chiede Aldo Capini.  “È una misura estrema” risponde “ la quale esige che il danno procurato sia inferiore al danno apportato dal servizio, e che non vi sia nessun rischio per esseri viventi, particolarmente umani”. Tra i reati ipotizzati dalla Procura di Alessandria dunque riteniamo rientrino nelle tecniche della nonviolenza alle quali hanno partecipato migliaia di persone: “distruzione di reti con pinze, tronchetti e flessibili a batteria”, “occupazione di proprietà privata”,“occupazioni di consigli comunali” et similia , sicuramente non   “scontri”, “bombe carta”, “ferimento di poliziotti e carabinieri”.

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