ANNO XII  Ottobre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 15 Maggio 2018 13:53

Lila - Dal 18 al 25 maggio la testing week europea di primavera per HIV ed epatiti, test rapidi, anonimi e gratuiti in nove città.

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Per la prima volta la “Testing week”, con l’offerta di test per l’HIV e per le epatiti, si svolgerà anche in primavera, dal 18 al 25 maggio, completando la tradizionale settimana di mobilitazione autunnale.

All’iniziativa, promossa da “HIV in Europe”, aderiscono quasi 600 realtà, associative e istituzionali, in quarantasette paesi della regione europea (così come disegnata dall’OMS).
La settimana del test costituisce, sin dal 2013, una delle più vaste e importanti mobilitazioni internazionali a tutela della salute pubblica il cui slogan “Test, Treat, Prevent” (Test-Terapie-Prevenzione), riassume le tre azioni fondamentali per contenere e sconfiggere queste infezioni. Tra gli obiettivi dell’iniziativa c’è quello di incoraggiare le persone ad accedere ai test ma anche quello di spingere istituzioni e servizi pubblici a migliorarne e incrementarne le opportunità di accesso. La LILA aderisce anche a questa settimana “pilota” rafforzando l’offerta di test rapidi per l’HIV, anonimi e gratuiti, in ben nove sedi: Bari, Catania, Cagliari, Como, Lecce, Milano, Piemonte, Toscana, Trento. In alcune sedi sarà possibile anche effettuare i test per l’HCV.

Secondo “HIV in Europe”, nel vecchio continente almeno una persona con HIV su quattro non è consapevole di aver contratto l’infezione. La metà delle diagnosi avviene, inoltre, con grave ritardo rispetto al momento in cui si è contratto il virus (late presenters), spesso quando si è già in fase di AIDS conclamata e dunque quando l’organismo è già molto compromesso.
Questo fenomeno ha costi sociali e sanitari altissimi poiché ritarda l’accesso alle terapie ART, ne compromette l’efficacia e aumenta il rischio di trasmissione del virus. Grave, secondo il network internazionale, anche la situazione riguardante le epatiti: ben ventotto milioni le persone affette in Europa da epatiti B e C con un’ampia quota di casi non diagnosticati. Queste infezioni possono rimanere silenti per anni ma non senza conseguenze: sono infatti la prime causa di cirrosi epatica e cancro al fegato.

Si tratta di una situazione inaccettabile, soprattutto perché oggi esistono trattamenti in grado di migliorare radicalmente la salute delle persone colpite. riducendo drasticamente i costi sanitari e sociali di queste infezioni. Grazie alle terapie ART, (antiretrovirali) l’HIV è oggi divenuta una patologia cronica gestibile e compatibile con una qualità della vita simile a quella della popolazione generale. L’HCV, grazie ai nuovi farmaci, può essere completamente eradicato, eppure in Europa solo il 3,5% delle persone con epatite C ha accesso alle necessarie terapie.

Per quanto riguarda, nello specifico, l’infezione da HIV, UNAIDS e OMS ritengono possibile sconfiggere l’AIDS entro il 2030 indicando con precisione le strategie da seguire e le tappe da rispettare. Per essere in linea con quest’obiettivo, già entro il 2020, gli Stati Membri dovrebbero raggiungere il cosiddetto target “90x90x90” che prevede di rendere consapevoli del proprio stato sierologico almeno il 90% delle persone con HIV e di assicurare almeno al 90% di costoro un adeguato accesso alle terapie ART. Infine, grazie al mantenimento in cura, a questo 90% dovrà essere garantito un abbassamento della viremia sotto i livelli di rilevabilità, con enormi vantaggi per la salute ma anche per la prevenzione poiché la soppressione della carica virale rende le persone che vivono con l’HIV non più infettive. E’ il principio della TasP (Treatment as Prevention), secondo il quale la terapia può divenire anche un prezioso strumento per impedire la trasmissione del virus.

In Italia il secondo e il terzo obiettivo ONU (garanzia di accesso ai trattamenti per il 90% delle persone con HIV e di un loro successo terapeutico) sono a portata di mano, sempre che non intervengano ulteriori tagli alla spesa. Sul primo obiettivo la situazione è, invece, ancora gravemente insufficiente con stime e dati in linea con la media europea: una persona con HIV su quattro inconsapevole di aver contratto l’infezione e metà delle nuove diagnosi registrate solo in fase tardiva.

La trasmissione dell’infezione passa dunque oggi, soprattutto, attraverso le persone che, non percepiscono di aver corso dei rischi, non fanno il test, non sanno di aver contratto l’infezione e dunque non si curano, rischiando, inconsapevolmente, di infettare altre persone.

Oltre, ovviamente, alla prevenzione, migliorare e incoraggiare l’accesso volontario al test per l’HIV, contrastando il fenomeno del sommerso, è, dunque, un passo imprescindibile per innescare una strategia vincente di contrasto al virus. E’ il motivo per cui, tutte le agenzie internazionali raccomandano di incrementarne fortemente l’offerta rimuovendo le troppe barriere che ancora ne pregiudicano l’accesso: mancato rispetto dell’anonimato, mancata gratuità, richieste di prescrizioni o documenti, modalità di accesso discriminatorie.

Fortemente raccomandata dalle agenzie di salute internazionali, è anche la differenziazione dell’offerta e delle modalità d’accesso al test, tramite il coinvolgimento di community e associazioni che possono offrire questo servizio in contesti non istituzionali, de-medicalizzati, non giudicanti, vicini alle realtà dei gruppi più vulnerabili, accessibili in orari non tradizionali. Diverse sedi della LILA offrono da alcuni anni servizi strutturati di testing con la possibilità di eseguire test rapidi, anonimi e gratuiti, supportati da colloqui di counselling e dall’eventuale accompagnamento/invio ai servizi in caso di positività.

Nel 2017 nelle sedi LILA sono stati eseguiti oltre duemila test rapidi con una percentuale molto alta, quasi il 50%, di “first test”, ossia di persone che effettuavano il test per l’HIV per la prima volta nella vita. Nella sola settimana della testing week del novembre scorso, abbiamo offerto ben 653 colloqui di counselling ed eseguito 603 test. L’alto numero di “primi test” riscontrati evidenzia come l’offerta in ambienti “community based” possa incoraggiare chi non ricorrerebbe ai servizi tradizionali.

Il Piano Nazionale Aids, elaborato dal ministero della Sanità, e approvato dalla conferenza stato-regioni lo scorso ottobre, recepisce pienamente tutte le indicazioni ONU e OMS per la promozione del test, incluso il ruolo delle ONG. Eppure, per ora, poco o nulla si è mosso: mancano progetti, risorse, attenzione politica; i costi, non indifferenti, dei servizi di testing offerti dalla LILA e da altre associazioni, sono sostenuti, salvo rare virtuose eccezioni, dal solo impegno volontario e dall’autofinanziamento, pur contribuendo in modo importante alla tutela della salute pubblica.

La LILA chiede per questo una piena e rapida applicazione del PNAIDS. Nel frattempo, nonostante le difficoltà non manchino, continuerà ad impegnarsi per garantire alle persone questo servizio fondamentale. Chiunque intenda sottoporsi al test è e invitato a venire presso le nostre sedi nei giorni e negli orari qui indicati.
Ne parleremo insieme. Vi aspettiamo! Sappiamo come accogliervi. (Fonte Lila)

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