ANNO XIII  Febbraio 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 01 Settembre 2018 12:21

La Lega rischia davvero di "non poter più esistere"

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In arrivo la sentenza sui 49 milioni da restituire, frutto di attività per cui è già stato condannato Umberto Bossi. Ma Salvini ha sempre detto: "Non li abbiamo"

 Attenzione: la Lega rischia seriamente di chiudere i battenti se la prossima settimana verrà confermata la sentenza sui 49 milioni di fondi da restituire all’erario. Ma stiamo calmi: nessuna ripercussione sul governo, come del resto non c'è stato alcun contraccolpo dopo la vicenda della nave Diciotti e l'indagine a carico del leader e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Giancarlo Giorgetti rassicura e lancia allarmi, fa intravvedere un quadro politico che potrebbe mettersi in movimento, ma anche un partito – il suo – che non intende lasciarsi andare a colpi di testa. Anche se, certo, questa storia dei 49 milioni da restituire potrebbe portare a qualche clamorosa svolta.

Noi tiriamo diritto

Il partito di via Bellerio, sostiene uno dei suoi più autorevoli esponenti, intende portare avanti le sue battaglie, e sul fronte immigrazione Salvini non farà passi indietro, almeno fino a quando la gente non sarà stufa. In quel caso, il leader potrebbe cambiare registro. Quanto all'economia, la Lega non è del tutto soddisfatta, ma ci si metterà d'accordo in vista della manovra.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite della festa del Fatto Quotidiano, non risparmia una stoccata proprio a Salvini: in campagna elettorale "Matteo l'ha sparata grossa, ora è importante che non ne arrivino più", ha detto in merito alla promessa fatta sui 500 mila rimpatri di clandestini.

Un futuro senza molte certezze

Ma è soprattutto il futuro della Lega a preoccupare il sottosegretario, che avverte: "Se il prossimo 5 settembre il Tribunale del riesame deciderà di requisire tutti i futuri proventi che affluiscono nelle casse della Lega, e che sostanzialmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri, allora il partito non potrà più esistere perché non avrà più soldi". Giorgetti ha spiegato che "i soldi che avevamo sono stati presi dalla magistratura, quindi noi non abbiamo più niente, in questo momento". Detto questo, il governo non rischia. E lo dimostra il fatto che la Lega non abbia minacciato la crisi: "Abbiamo cinque anni per salvare il Paese dal disastro, se avessimo voluto staccare la spina il giorno dell'avviso di garanzia a Salvini, avremmo avuto un buon motivo, ma non lo abbiamo fatto".

Ma la Lega è ben tarata

Quanto a Salvini, se pure l'ha "sparata grossa" sui rimpatri dei migranti, "Matteo sa tenersi tarato sulla pancia degli elettori e quando sentirà che è il momento di frenare, lo farà", ha assicurato Giorgetti. Del resto, finora la Lega si è rivelata "più attrattiva di altri partiti. "Se portiamo via elettori a Forza Italia, o ad altri partiti, non è colpa nostra, ma loro". "Il fatto che noi cresciamo crea di fatto la Lega come partito di riferimento del centrodestra, anche se secondo me sono ormai superate le categorie centrodestra e centrosinistra", ha osservato il sottosegretario.

Il Pd ribatte: dovrete comunque pagare

"Non va bene caro Giorgetti. Drammatizzare decisioni giudiziarie in arrivo è una gravissima scorrettezza. Il partito tuo e di Salvini deve ridare agli italiani 49 milioni in ogni caso. Anche se chiuderete la Lega per creare un altro partito". Così il senatore Pd Dario Parrini replica a nome del suo partito, che si trova impegnato in una polemica con la Lega, e direttamente con Matteo Salvini.

“Capiamo la smania e l’urgenza di tenere sotto traccia l’inchiesta sui 49 milioni che la Lega, il partito di Salvini, ha fatto sparire e si cui dovrà rendere conto. Quindi è ovvio che il ministro dell'Interno cerchi di alzare polveroni mediatici per parlare di altro. Ma per fare questo non può offendere il Pd in maniera gratuita e bugiarda, continuando ad esasperare un tema, quello dell’immigrazione, che andrebbe affrontato in maniera molto diversa e non strumentale", afferma Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd. (ago)  

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