ANNO XII  Settembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 13 Settembre 2018 16:37

Perché i pm cercano i soldi della Lega in Lussemburgo

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Gli articoli di Repubblica e Corriere. Giorgetti: "Non ne sappiamo nulla. Se trovano qualcosa, sarà una curiosità anche per noi. A Lussemburgo non ci sono stato in vita mia". Un faro sull'associazione 'Più Voci'

Ha portato in Lussemburgo la pista seguita dai pm di Genova a caccia dei 49 milioni che la Lega, quando era guidata da Umberto Bossi, aveva ottenuto come rimborsi elettorali illeciti nel periodo dal 2008 al 2010. Soldi che spetta però all'attuale gestione del Carroccio tirare fuori, magari a rate, per evitare che il partito sia costretto a chiudere i battenti (c'è una trattativa in corso su questo fronte). "Noi non ne sappiamo niente. Se trovano qualcosa, sarà una curiosità anche per noi. A Lussemburgo non ci sono stato in vita mia", ha detto oggi ai cronisti il numero due di via Bellerio, Giancarlo Giorgetti, in merito alle notizie apparse oggi sulla stampa, secondo cui la trasferta degli inquirenti nel Granducato, che ha accettato la rogatoria, avrebbe confermato l'ipotesi investigativa di partenza: in un fondo lussemburghese si trovano somme utilizzabili per saldare il conto che il Senatur ha lasciato in sospeso con lo Stato, in seguito alla sentenza del Riesame che ha reso esecutivo il sequestro.

Il filo dell'indagine

"Il procuratore aggiunto Francesco Pinto, la pm Paola Calleri e il colonnello Maurizio Cintura capo del Nucleo di polizia tributaria di Genova, hanno personalmente esaminato la documentazione del fondo Pharus Management, società di gestione patrimoniale che opera anche in Svizzera, e hanno anche sentito alcune persone a conoscenza di passaggi e provenienza dei soldi", scrive Repubblica, "tutto inizia con una decina di milioni di euro che, dopo la caduta di Umberto Bossi e la condanna in coppia con l'ex tesoriere Francesco Belsito, dalle casse della Lega, gestioni Roberto Maroni e Matteo Salvini, finiscono in una serie di conti correnti bancari, poi vengono dispersi fra alcune fiduciarie riconducibili, secondo la procura, a soggetti vicini al Carroccio per poi rientrare in un conto di 'transito' della Cassa di Risparmio di Bolzano".

La Sparkasse", prosegue il quotidiano di Largo Fochetti, "investe dieci milioni nel fondo Pharus e all'inizio di quest'anno tre milioni ritornano in Italia. Scatta una segnalazione dell'antiriciclaggio, Sparkasse sostiene che si tratti di "investimenti propri della banca, che non appartengono ad alcun cliente", ma per la procura di Genova che ha aperto un fascicolo per riciclaggio è un indizio concreto. Scattano le perquisizioni alla Sparkasse".

"L’indagine, con l’accusa di riciclaggio, è scaturita dalla denuncia di uno dei tre revisori dei conti condannati con Bossi e Belsito, Stefano Aldovisi, il quale invitava i magistrati a indagare su certi flussi di denaro che a suo dire avrebbero svuotato le casse del partito. È qui che spunta il Lussemburgo", spiega ancora il Corriere, "il 28 dicembre 2017 Aldovisi presentò un esposto nel quale precisava che a fine 2012 sui conti del partito c’erano 40 milioni di euro. Com’è possibile che nel settembre 2017 la Finanza abbia trovato solo 3 milioni, dei 49 da sequestrare? Il revisore suggeriva di guardare all’estero. L’attenzione si è così concentrata su un trasferimento di denaro dalla Sparkasse di Bolzano, una delle banche con cui aveva rapporti la Lega di Maroni, al fondo fiduciario lussemburghese".

Nel mirino anche l'associazione 'Più Voci'

"L’interesse per il Lussemburgo nasce dunque da questa operazione", prosegue il Corriere, "ma l’attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche su un altro fronte, quello dell’associazione «Più Voci», fondata dal tesoriere del Carroccio Giulio Centemero. L’associazione era emersa nell’inchiesta dei magistrati romani che ha fatto finire in carcere il costruttore Luca Parnasi. Esaminando i conti delle sue società era infatti emerso un versamento da 250 mila euro alla Lega effettuato nel 2015 proprio attraverso «Più Voci» ufficialmente come inserzioni pubblicitarie, in realtà come finanziamento. I pubblici ministeri liguri hanno chiesto ai colleghi della capitale coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo la copia dell’ordinanza di custodia cautelare e delle informative dei carabinieri che riguardano l’attività dell’associazione. L’obiettivo è evidente: verificare se «Più Voci» sia stata utilizzata anche per coprire operazioni relative al trasferimento dei 49 milioni provenienti dai rimborsi elettorali".

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