ANNO XII  Ottobre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 12 Ottobre 2018 00:00

La cronaca del Care di Foggia e la denuncia del Sap, intanto spunta foto del gambiano ammanettato alla ruota

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La realtà e la finzione, sbatti il mostro nel tuo diario di Fb e fai pace con la coscienza civile; la Parodi rischia il posto in Rai per aver parlato di deriva legata alla paura e all'ignoranza. La cronaca è altra cosa che esula dai comunicati.

Il Sindacato ci invia un video, - l' abbiamo pubblicato ieri -  e presi dal verificare che i poliziotti fossero stati realmente picchiati (50 extracomunitari aggrediscono poliziotti era il titolo del comunicato stampa precedente) ascoltando poi le parole concitate degli immigrati che gridavano "liberatelo non è un animale" non ci siamo soffermati sul giovane gambiano ammanettato impaurito e sanguinante alla ruota della macchina. 

È ciò che si vede - lo riferisce anche Il Messaggero -  dell'arresto del 26enne gambiano Omar Jallow, avvenuto lo scorso 5 ottobre, nei video diffusi sul web quasi in contemporanea alle parole pronunciate dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sulla sorte del gambiano che all'Italia aveva chiesto asilo politico mentre ora sarà espulso in tempi record: «Protezione negata! Fuori dall'Italia questi delinquenti finti profughi», ha detto il leader della Lega. La vicenda la magistratura l'ha gia chiusa, come riferisce lo stesso avvocato di Omar Jallow, Maria Grazia Capobianco, "al processo per le vicende del 5 ottobre l'immigrato è stato assolto per il capo di aggressione e condannato invece per quello di resistenza. Sconterà un anno di reclusione.". Quindi nessuna aggressione, resistenza si. In questi centri di prima accoglienza i migranti ricevono cure. Care è un progetto di dodici mesi finanziato dall'UE, ma quando il periodo si protrae senza offrire prospettive diventano luoghi di pena e si crea tensione. Otto ore fa un migrante è stato ucciso mentre andava in bicicletta lungo la strada e questo accade sempre a Foggia dove un migrante entra nel Care e tenta di uccidere il dirigente. Il sindacato autonomo insiste; il Segretario Generale Paoloni: «Basta strumentalizzare. I video non sono completi. Aggressione c’è stata, setto nasale fratturato ad un poliziotto, la dimostrazione è nei referti» «Strumentalizzare la vicenda di Borgo Mezzanone, trasformando gli aggressori in vittime e i poliziotti in carnefici, è tipico di chi cavalca vicende simili per andare contro le forze dell’ordine e mascherare la difesa dei propri interessi con quella degli immigrati». Commenta duramente Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), il clamore mediatico suscitato da alcuni video girati dai cellulari degli extracomunitari residenti nel ghetto di Borgo Mezzanone, che “escluderebbero” le violenze ai danni dei poliziotti che il Sap ha denunciato tre giorni fa. 

«Quei video sono stati girati dagli stessi migranti, e in essi si vedeva che molti di loro sono dotati di telefono cellulare per le riprese. Questo risulta anche utile, perché è da anni che chiediamo a gran voce di essere dotati di telecamere sulle divise per operare in trasparenza. Trasparenza però – prosegue Paoloni – significa lasciare i video nella propria integrità e non tagliati o interrotti come sembrano apparire quelli diffusi dai comitati. Nei video diffusi in rete, mancherebbero l’inizio e la fine però una cosa è evidente: la resistenza a pubblico ufficiale. La violenza contro i poliziotti, che non si vede nelle immagini ma che con molta probabilità gli inquirenti riusciranno ad acquisire, è dimostrata nei referti medici che parlano di contusioni, frattura del setto nasale e lesioni sul corpo, guaribili in 30 giorni salvo complicazioni, mentre per l’altro poliziotto lesioni guaribili in 15 giorni. La circostanza è stata confermata alla stampa anche dal Questore di Foggia Mario Della Cioppa».
In merito all’ammanettamento del gambiano alla ruota dell’auto, Paoloni precisa «L’arresto è stato effettuato da due agenti della stradale, completamente accerchiati da altri immigrati. L’auto della stradale non è come una volante, non ha lo stesso livello di protezione, avrebbero potuto accedervi o peggio, distruggerla». 

La storia è questa, Foggia è terra di caporalato nelle campagne e non v'è dubbio che la tensione stia aumentando per i controlli che si stanno intensificando nell'ambito dei servizi a largo raggio disposti dalla questura al fine di contrastare il fenomeno dell'intermediazione di manodopera che affligge da mezzo secolo la campagna meridionale, adesso con nuovi schiavi.

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