ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 26 Novembre 2018 07:39

L'Ilva è un caso infinito. Perché la Regione Puglia ha fatto ricorso al Tar

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C'entrano le misure a tutela dell'ambiente. Il governatore Emiliano era sempre stato contrario all'acquisizione della acciaierie da parte di ArcelorMittal perché riteneva che l'altra cordata (Acciaitalia e Jindal) fornisse maggiori garanzie su questo fronte

 mittal

La Regione Puglia rilancia la battaglia giudiziaria sull'Ilva, oggi Arcelor Mittal Italia. È infatti presentato sotto forma di motivi aggiunti il nuovo ricorso (26 pagine) che la Regione Puglia ha inoltrato al Tar del Lazio chiedendo l'annullamento "dell'addendum del contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami di azienda, ad oggi non conosciuto, sottoscritto tra le societá del gruppo Ilva in as", sigla di amministrazione straordinaria, "tra cui Ilva spa in as e Taranto Energia in as e la Ami Investco Italy nel settembre 2018". Si parla di motivi aggiunti in quanto al Tar del Lazio vi è giá, sulla stessa materia, un ricorso della Regione Puglia. In quanto all'addendum, si tratta di quello ambientale che, insieme all'aumento degli occupati diretti da 10.000 a 10.700, ha permesso di chiudere al Mise, col ministro Luigi Di Maio, la trattativa per il passaggio degli impianti Ilva alla societá che fa capo alla multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal.

Cosa c'è scritto nel ricorso

L'addendum, spiega la Regione Puglia nel nuovo ricorso, fa riferimento agli "ulteriori obblighi" che Am Investco avrebbe assunto: "rafforzativi, integrativi e ampliativi degli impegni di natura ambientale" inseriti nel contratto di affitto del 28 giugno 2017. Ma "tale addendum non e' mai stato comunicato alla Regione Puglia e agli enti interessati, nè risulta pubblicato sui siti istituzionali" dei ministeri, afferma la Regione Puglia nel ricorso. "La Regione Puglia - si spiega - ha avuto conoscenza solo di una versione dell'addendum, reperita in rete, non ufficiale e incompleta, priva di dati" dalla quale emerge "che gli ulteriori impegni assunti sarebbero per certi versi addirittura peggiorativi ed implicanti minor tutela rispetto alle condizioni (giá illegittime) fissate con il piano ambientale" di cui riferimento è il Dpcm del settembre 2017. Quest'ultimo giá avversato dalla Regione Puglia col primo ricorso al Tar. L'addendum e gli atti impugnati sono "lesivi della sfera giuridica della ricorrente", la Regione appunto, "e manifestamente illegittimi".

E ancora: "I relativi impegni pattizi ad oggi non risultano ancora recepiti ed autorizzati da atti amministrativi e segnatamente da apposite modifiche del piano ambientale e dell'Aia" di cui al Dpcm di settembre 2017, afferma ancora la Regione Puglia. E "anche laddove dovesse verificarsi che l'addendum sia migliorativo" del Dpcm, "avendo l'addendum efficacia vincolante solo per le parti contrattuali ed essendo perciò rimessa alla loro volontá, i terzi interessati all'attuazione degli impegni assunti assunti con l'addendum non avrebbero possibilitá di azione, sicuramente non in forma specifica".

Per la Regione Puglia, l'addendum "porrebbe condizioni ambientali modificative del Dpcm", "conferma vieppiù l'illeggitimitá di tutti gli atti, attestando che per gli interventi ambientali potevano ben essere prescritti tempi di scadenza piu' brevi di quelli previsti, così dimostrando la fondatezza delle censure della Regione Puglia che ha correttamente lamentato che l'azione amministrativa (sia nella scelta dell'aggudicatario, sia nei contenuti del piano ambientale) non ha perseguito affatto l'obiettivo di ottimizzare la tutela dell'ambiente e della salute, come la situazione di fatto e la legislazione speciale imponevano".

Perché Emiliano preferiva la cordata concorrente

Nella primavera del 2017, quando la cessione del gruppo Ilva si avviava alla stretta finale, la Regione Puglia contestò la scelta di Arcelor Mittal, ritenendo che la cordata alternativa e concorrente, Acciaitalia, con Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Del Vecchio, offrisse più garanzie perché prevedeva, nei piani produttivi, il ricorso alla decarbonizzazione, che è, da più di due anni, un cavallo di battaglia del governatore pugliese Michele Emiliano per il siderurgico di Taranto.

Nel ricorso al Tar del Lazio, dove l'udienza non è stata ancora fissata, la Regione Puglia sostiene di non essere stata messa nelle condizioni "di poter vagliare e valutare correttamente la portata delle innovazioni introdotte dall'addendum". E "la stessa pretesa di affidare ad un atto contrattuale la funzione di apportare modifiche ai contenuti del Dpcm è indicativa - sostiene la Regione Puglia - del tentativo di sottrarre l'intera procedura amministrativa alle doverose garanzie di partecipazione e di trasparenza e al controllo pubblico". Per la Regione Puglia, inoltre, la determinazione del Dpcm del 2017 "di prorogare sino al 23.8.2023 o, quantomeno, la data di scadenza degli interventi ambientali in essa previsti, specie se giá prescritti dalle Aia precedenti, è priva di qualsiasi "copertura" legislativa e si appalesa assolutamente illegittima".

Entrando nello specifico, il ricorso al Tar laziale osserva che per l'area di sinterizzazione dell'acciaieria il Dpcm del 2017 ha previsto l'installazione dei filtri a manica, "una tecnologia che risulta tra le più efficaci al fine di ridurre le emissioni in atmosfera dei camini dell'impianto" mentre l'addendum ora parla di filtri ibridi da installare entro marzo 2021 e settembre 2022, ma per la Regione Puglia "non vi è nessuna prova certa che l'installazione dei filtri ibridi sia effettivamente piu' efficace", anche perché si tratta di una tecnologia sviluppata da Arcelor Mittal e applicata per la prima volta al mondo".

Inoltre, circa l'aumento di produzione concesso ad Arcelor Mittal a Taranto, da 6 a 8 milioni di tonnellate di acciaio l'anno una volta completato il risanamento ambientale, il ricorso parla di "pattuizione indubbiamente peggiorativa e' illegittima" rispetto al Dpcm del 2017 sia perche' non c'e' verifica sui "limiti di accettabilita' dei rischi per la salute umana", sia perché le emissioni convogliate, "sulla misurazione delle quali deve essere accordato l'aumento della produzione fino a 8 milioni di tonnellate anno,non esauriscono tutte le possibili emissioni in atmosfera" di Ilva, tenuto conto che le emissioni non convogliate sono "certamente quelle più pericolose e più difficili ed onerose da ridurre". Tra le emissioni, quelle "diffuse e fuggitive", di sinterizzazione, cokefazione, altiforni e acciaierie "che incidono pesantemente sull'inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico".

I problemi che ArcelorMittal ignorerebbe

Per la Regione Puglia, l'addendum "ignora completamente tale problematica" e segna un peggioramento rispetto al Dpcm. Infine, si osserva, "in base agli impegni assunti nell'addendum, la valutazione degli impatti sulla salute della popolazione esposta non e' di tipo preventivo, ma si limita ad una verifica a posteriori delle azioni di mitigazione e delle prescrizioni Aia messe in atto, allorquando un eventuale intervento correttivo potrebbe rivelarsi ormai tardivo". Contestato anche il disposto dell'addendum riferito alla copertura dei parchi minerali. Per la Regione Puglia, si parla di copertura delle aree di stoccaggio del materiale per la produzione "e non di chiusura dell'intera area dei parchi come previsto", mente per gli impianti di discarica, infine, "non è previsto nessun intervento migliorativo".

I nuovi motivi aggiunti s'innestano sul ricorso contro il Dpcm che la Regione Puglia presentò a novembre 2017 al Tar di Lecce. A febbraio 2018 la Regione Puglia ha depositato motivi aggiunti a tale ricorso ma il Tar di Lecce, a marzo scorso, ha espresso la propria incompetenza territoriale indicando la competenza del Tar del Lazio. In seguito, a fine marzo 2018,la Regione Puglia ha inoltrato il ricorso al Tar del Lazio per la "riassunzione". Cosa poi avvenuta da parte del Tar laziale con l'iscrizione a ruolo. Ed è su questo ricorso che adesso ci sono i motivi aggiunti. Da rilevare, infine, che proprio sul primo ricorso mesi fa si sviluppò una dura polemica tra l'allora ministro Carlo Calenda, Emiliano e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. E che proprio il caso Ilva ha costituito una delle ragioni dello strappo politico tra sindaco di Taranto e governatore di Puglia. (Agi Domenico Palmiotti)

 
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