ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 10 Marzo 2019 09:00

Taranto – Conversano Asl - «Anche se chiudessimo oggi il siderurgico, pagheremmo per 20 anni i danni alla salute»

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Alcune riflessioni a margine dell’incontro, svoltosi nella sala convegni della Cittadella della Carità, sul futuro economico ed eco-sostenibile di Taranto, aperto e condotto dall’Avv Sibilia, neo presidente della casa di cura a nord della città e del quale abbiamo letto il resoconto di ieri nel comunicato Stampa.   

Nicola Caputo, euro parlamentare a capo della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo l’ha detto, è già stato a Taranto nel 2016, in un'ispezione all’Ilva. Non ha parlato però della delegazione. Noi abbiamo un articolo di tre anni fa che parla di quell’incontro con i parlamentari europei cinque stelle.

L’onorevole Caputo riferisce di una visita mascherata dove l’azienda siderurgica ha fatto vedere solo quello che gli conveniva far vedere. Ma il tenore lo detta, senza infingimenti; “se siamo arrivati a questo punto l’asse strategico del piano siderurgico, che serve al Paese, deve essere messo in secondo piano rispetto alla salute”. Senza se e senza ma. Ma l’appello: “la città deve trovare la forza in se stessa” per noi diventa una domanda e cerchiamo le risposte.

Una risposta viene da un medico presente al convegno, il Dott Conversano, che tutti conosciamo a capo del Dipartimento prevenzione. Lui dice che già a metà degli anni 90 ed esattamente nel 1995 l’Asl aveva redatto un documento sullo "stato dell’ambiente e salute nella città di Taranto" riscontrando un aumento dei tumori alla vescica e ai polmoni. Forse l’istituto di Conversano si muoveva dopo cinque anni perché già nel novembre 1990 la città era stata dichiarata: "Area ad elevato rischio di crisi ambientale". La dichiarazione è stata reiterata nel luglio 1997. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto". E ne stiamo ancora parlando.

 

L’affermazione: “Anche se chiude oggi, pagheremo per 20 anni i danni alla salute”, che abbiamo messo nel titolo, non ci può far sorridere e sulla guerra dei dati cercheremo dopo di far chiarezza. Il medico dell’Asl dice comunque una verità: “negli anni novanta la città era assente”. C’è voluta la presenza delle nuove associazioni ecologiste, come quella di esuli tarantini di TarantoViva, che già nel 2004 iniziarono a puntare il dito e la penna sull’Ilva finendo, dopo quattro anni a porre il tema della diossina nel sangue dei tarantini con quel convegno del gennaio 2008 dal quale scaturì, qualche mese dopo, l’allarme lanciato da Peacelink sulla diossina nel formaggio.

 

La dinamica tarantina è sempre altalenante tra chi pone la drammaticità reale (la diossina nel sangue dei tarantini) - e questa bastava per far partire tutti - e chi, invece, per verve polemica, tende ad allarmare e visto che i tarantini ce l’hanno la diossina, da dove verrà? Dal cibo e allora stringiamo il cerchio, la diossina non si respira, si deposita sull’erba, le pecore mangiano l’erba, cosi entra nella filiera del formaggio… E questo portò alla mattanza delle pecore di Fornaro.

 

Venendo all’oggi cosa detterebbe l’agenda del fare? Tutto quello che è accaduto fino a ieri, ed è più che sufficiente. Invece l’attualità si concentra sull’Arpa, che dice che le centraline registrano tutto ok, però nei parametri globali, mentre Peacelink dice che in un singolo punto, sempre nella masseria del dolore il dato conferma che siamo al top dell’inquinamento. E questo spiega la chiusure delle scuole. Sono veri tutti i dati, ma domandiamoci: serve tutto questo?

 

 

Conversano delinea un pezzo di concretezza: “eravamo, per la ricerca, terra di conquista di altri che sfruttavano il nostro dolore per i loro studi, ora abbiamo iniziato noi partendo dai primi dati che riguardano la prima causa di morte per l’inquinamento che non è il tumore – che è al quarto posto – ma le malattie cardiovascolari. Impegno che ha messo in riga 26 mila tarantini per un primo screening. Poi ci sono altri studi che riguardano gli effetti dell’inquinamento sul comportamento dei bambini e anche sul dato, davvero inquietante, della maggiore esposizione alle malattie delle persone con minore istruzione.

Quello della ricerca è certamente un pezzo importante del cambiamento. Così come serve l’azione della Chiesa, come suggerisce il sociologo Don Panico, che per un attimo si sofferma sulla realtà canalizzata in modo negativo, attraverso l'azione di ascolto e quella di proposizione.

 

 

Potremmo chiudere con un’affermazione “Il disastro ambientale di Taranto più che colpa di Ilva è colpa della politica”. Era questo il titolo di un post di Erasmo Venosi del 2012. E la politica l’altro ieri pomeriggio era rappresentata da Azzaro…per la provincia. Assente il comune impegnato con la manifestazione dei genitori dei Tamburi e delle scuole chiuse. Azzaro parla di un documento congiunto, appena arrivato e che legge, dove il Sindaco, tra l’altro, minaccia il fermo degli impianti. Film già visto. E poi di altri progetti del Mise per porticcioli turistici, linea blu tra tre regioni dello ionio per esaltare le eccellenze, investitori della Russia e dell’india.


Palliativi, li definisce Caputo nel suo commento finale, come se fosse un intervento fuori tema, perchè non tiene conto dell’assillo iniziale, ovvero la drammaticità della situazione dalla quale si esce tutti insieme anche con la creazione del Polo della Conoscenza e non solo di quello oncologico. Del resto il Dott Pisconti a capo di questo polo sanitario c’è e dice che a voi “spetta di fermare la mitragliatrice, a noi compete curare le ferite”.

E come richiamo all’europarlamentare Caputo, sarebbe davvero utile partire anche da quello che si discute a Bruxelles su Taranto come richiamiamo in questo articolo. Giusto per non perdere più tempo.

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