ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 09 Aprile 2019 06:08

In tre anni 188.583 alunni in meno, porti chiusi e calo demografico

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Oggi ci occupiamo di un tema che ci richiama un vecchio esame di statistica legato alla demografia, per guardare al nostro Paese, ignaro del baratro verso cui sta andando.

Cosa ci aspetta? Un mix di effetti devastanti sulla società e sull’occupazione nel futuro, perché alle minori nascite vanno aggiunte le forze giovani, volano della società operosa, che migrano senza ritorno.

Uno degli aspetti più immediati poi, riguarda il mondo del lavoro nella scuola che, ovviamente con aule sempre più vuote, porterà inevitabilmente a un restringimento degli organici e non è detto che il Miur non ci stia già pensando. In un articolo della scorsa estate, in cui già si mostrava il muscoloso ministro degli Interni contro i barconi, scrivevo un articolo “L’attacco di Salvini alla Francia, studiasse un po’ di demografia” dove in modo chiaro, rispetto ai calcoli demografici, si mostra il trend demografico in discesa dell’Italia.

Questo nostro articolo nasce dall’analisi delle tabelle di iscrizioni per l’anno scolastico 2019/20 e quindi è di una disarmante attualità. Ma a lanciare l’allarme è Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, che dice, com'è riportato da varie testate:“ in dieci anni spariranno 56 mila cattedre”.L’economista, che è nel comitato scientifico della Confindustria, è molto chiaro sulla ricetta: “sarebbe miope concentrarsi solo sugli effetti scolastici del declino demografico; lo scambio tra quantità (dei giovani) e qualità (della loro istruzione) è sostenibile solo entro certi limiti: con le aule vuote, che senso ha continuare a investire nella scuola?”.

“I Paesi europei che sono riusciti a mantenere a livelli soddisfacenti i loro trend demografici – lancia una soluzione Gavosto – lo hanno fatto con un mix di tre leve: politiche fiscali più amichevoli nei confronti delle famiglie con figli; servizi per l’infanzia accessibili e di qualità; politiche dell’immigrazione più o meno selettive, attente ad attrarre e a coltivare le giovani generazioni istruite. In Italia le tre leve sono bloccate: in particolare, sulle politiche migratorie si sta andando in direzione opposta, privilegiando scelte muscolari di chiusura, senza comprendere che i giovani immigrati possono essere una risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese”. Quindi?

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