ANNO XIII  Febbraio 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 06 Settembre 2015 16:20

A proposito di PIL Taranto e le sue contraddizioni

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Si è fa sovente riferimento, come base di discussione economica, al PIL locale identificandolo, in alcuni casi, con quello delle aziende importanti presenti sul nostro territorio, nella sua ricchezza complessiva, per cui la loro esistenza viene vista come condizione indispensabile per la nostra attuale sopravvivenza economica e sociale.

Un territorio ricco nei suoi “Pil” aziendali ma nel contempo povero se si leggono gli spietati numeri e la percentuale del reddito medio procapite dei tarantini la cui sola risorsa è quella prodotta dai modesti e sempre più pochi salari, stipendi e pensioni e dai disoccupati cronici e temporanei qui presenti. Taranto, tuttavia, contribuisce insieme ad altre realtà anche in maniera determinante al Pil della sanità regionale per infortuni, malattie ambientali e professionali che decurta ogni anno del 2% circa quello generale, una massa enorme di danaro pubblico impegnata in questa direzione. Il fatturato delle aziende sanitarie, và ricordato, viene normalmente aggiunto e non sottratto come si dovrebbe da quello generale. In tale contesto ci si preoccupa essenzialmente di tenere i motori caldi nelle aziende strategiche qui presenti e pronti per la nuova ripartenza dell’economia mondiale cercando di non creare inutili allarmismi perché il mercato globalizzato risolverebbe ancora una volta i nostri problemi o…li acuirebbe come alcuni temono.

 

Poche riflessioni a tal proposito: Taranto da oltre un ventennio ha visto una notevole crescita economica delle aziende ospitate sul suo territorio che non ha prodotto alcuno sviluppo reale per la città, anzi ha decretato un suo impoverimento generale. Crescita e sviluppo, quindi, non sono affatto sinonimi, come insegnano alcuni seri economisti, ma possono e devono essere coincidenti, lo sono stati certamente per un ventennio sino alla crisi del settore dell’acciaio nella fine degli anni settanta. La crescita economica è sì, ovviamente, fattore indispensabile ma deve essere vista, oggi più che mai, nel rapporto costi/benefici per il territorio e misurata quindi anche con gli interessi generali della nostra comunità. Essa va intesa quindi come uno “strumento sociale” da utilizzare nel territorio e non più come il “fine totale” di esso, come si deduce invece dai tanti interventi autorevoli sulla materia.

 

Ci sono qui da noi settori strategici economici per il Paese? Ciò vale anche per la crescita del nostro territorio e della sua comunità, anche essa è determinante per la nazione e ciò è lo scopo fondamentale ad il ruolo delle Istituzioni locali e regionali. E’ decisiva anche la difesa e il mantenimento del nostro patrimonio naturale, quindi l’ambiente, la salute dei cittadini, la sua ricostituzione è fattore indispensabile e produttivo. Il benessere di un territorio comprende anche il rispetto della sua dignità da parte di altri, della sua cultura e tradizione, della legalità da affermare in tutti i suoi aspetti insieme alla moralità pubblica da riconquistare, questa sì da parte dei cittadini, che non può essere delegata ad alcuno. Democrazia economica, istituzionale e cittadinanza attiva sono gli ingredienti necessari.

 

Taranto per uscire dal tunnel in cui ancora permane non deve più essere costretta, come ancora oggi, ad “inseguire” i tanti problemi in cui vive ma “anticiparli”, deve cioè essere messa in grado di governare il suo processo di transizione e non subirne ancora una volta quello di altri se non vuol ripiombare nel suo nefasto recente passato. La salute di un territorio, in conclusione, comprende tutti i suoi aspetti ed il risarcimento verso di esso appare non solo come un atto di giustizia dovuta ma di rispetto e civiltà. Un piano di risanamento ambientale deve essere il più alto punto di un programma urbano e regionale e deve incentrare tutto sulla qualità della vita dei cittadini e quella dei lavoratori, il loro diritto alla salute, alla sicurezza ed al futuro certo.

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