ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 23 Novembre 2019 13:55

Colombia: attentato a stazione di polizia, tre morti Altri sette agenti rimasti feriti

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Almeno tre poliziotti sono stati uccisi e sette sono rimasti feriti in un attacco con esplosivi avvenuto venerdì notte contro una stazione di polizia a Santander de Quilichao, in Colombia. Lo rende noto l'agenzia Efe. Il governo colombiano aveva disposto il coprifuoco a Bogotà per la persistenza di gravi incidenti - scontri, saccheggi e blocchi stradali - legati alla giornata di sciopero nazionale di giovedì.

Altri morti e feriti durante il coprifuoco imposto da Duque

Non si placano le proteste di centinaia di migliaia di colombiani a Bogotà dopo i morti di giovedì e, secondo quanto afferma l'agenzia EFE, almeno tre poliziotti sono stati uccisi e sette feriti nel corso delle ultime ore, dopo alcune esplosioni avvenute contro una stazione di polizia nel dipartimento di Cauca a Santander de Quilichao. Un attenato in piena regola.

Violenze e caos, dunque, nonostante il coprifuoco imposto dal presidente Iván Duque che lo aveva indetto a partire dalle 20 di venerdì, d'accordo con il sindaco di Bogotà, Enrique Peñalosa, per quanto riguarda la capitale, ed esteso ad altre località come Kennedy, Ciudad Bolívar e Bosa.

Originariamente lo sciopero sindacale era indirizzato contro le trasformazioni che il governo intende apportare al regime pensionistico e alla legislazione del lavoro. Successivamente, l'adesione di organizzazioni studentesche e di movimenti sociali ha poi fatto allargare le proteste e portato allo scoperto di un malessere accumulato da anni verso un modello di società che non soddisfa molti colombiani a livello trasversale.

Gravi e continui gli incidenti a seguito dei quali Duque ha preso la decisione - scontri, saccheggi e blocchi stradali - tutti legati alla giornata di sciopero nazionale di giovedì, conclusasi con un concerto di pentole e coperchi, tipico delle agitazioni in Colombia, e chiamato 'cacerolazo'.

Il dipartimento di Cauca, il cui capoluogo è Popayán, uno dei 32 dipartimenti che compongono la Colombia, teatro dell'attentato contro la stazione di polizia, è immerso poi da tempo in una spirale di violenza generata da controversie territoriali di diversi gruppi fuorilegge, come i dissidenti della guerriglia sciolta delle FARC, la guerriglia dell'Esercito di liberazione nazionale (ELN) e i cartelli dei narcos messicani. Le ragioni di quest'attentato potrebbero essere dunque diverse e non collegabili con quelle che invece hanno visto produrre altrettanti morti a Bogità durante le manifestazioni.

Non si placano le proteste di centinaia di migliaia di colombiani a Bogotà dopo i morti di giovedì e, secondo quanto afferma l'agenzia EFE, almeno tre poliziotti sono stati uccisi e sette feriti nel corso delle ultime ore, dopo alcune esplosioni avvenute contro una stazione di polizia nel dipartimento di Cauca a Santander de Quilichao. Un attenato in piena regola.

Violenze e caos, dunque, nonostante il coprifuoco imposto dal presidente Iván Duque che lo aveva indetto a partire dalle 20 di venerdì, d'accordo con il sindaco di Bogotà, Enrique Peñalosa, per quanto riguarda la capitale, ed esteso ad altre località come Kennedy, Ciudad Bolívar e Bosa.

Originariamente lo sciopero sindacale era indirizzato contro le trasformazioni che il governo intende apportare al regime pensionistico e alla legislazione del lavoro. Successivamente, l'adesione di organizzazioni studentesche e di movimenti sociali ha poi fatto allargare le proteste e portato allo scoperto di un malessere accumulato da anni verso un modello di società che non soddisfa molti colombiani a livello trasversale.

Gravi e continui gli incidenti a seguito dei quali Duque ha preso la decisione - scontri, saccheggi e blocchi stradali - tutti legati alla giornata di sciopero nazionale di giovedì, conclusasi con un concerto di pentole e coperchi, tipico delle agitazioni in Colombia, e chiamato 'cacerolazo'.

Il dipartimento di Cauca, il cui capoluogo è Popayán, uno dei 32 dipartimenti che compongono la Colombia, teatro dell'attentato contro la stazione di polizia, è immerso poi da tempo in una spirale di violenza generata da controversie territoriali di diversi gruppi fuorilegge, come i dissidenti della guerriglia sciolta delle FARC, la guerriglia dell'Esercito di liberazione nazionale (ELN) e i cartelli dei narcos messicani. Le ragioni di quest'attentato potrebbero essere dunque diverse e non collegabili con quelle che invece hanno visto produrre altrettanti morti a Bogità durante le manifestazioni.

Duque apre la caccia ai dissidenti delle Farc

Espulsione degli ex guerriglieri dissidenti, ordini di cattura e una ricompensa milionaria. Il presidente colombiano Ivan Duque ha risposto con durezza all'annuncio su youtube della ripresa delle armi da parte della fazione radicale delle Farc, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, coinvolte nel processo di pace che nel 2016 porto alla firma di un accordo col governo.

"La Colombia non accetta ricatti, di nessuna natura men che meno quelli di trafficanti di droga - ha detto il presidente che rivolgendosi direttamente ai cittadini ha chiarito: non siamo di fronte alla nascita di una nuova guerrilla, ma alla minaccia di una banda di narcoterroristi che sono stati protetti e supportati dal dittatore venezuelano Nicolas Maduro".

Ma il fronte delle Farc, trasformatesi in virtu del processo di pace in un partito rispettoso del gioco democratico e istituzionale che ha mantenuto la stessa sigla ma cambiando le parole (Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común) si è spaccato.

A sconfessare la decisione di Ivan Marquez and Jesus Santrich, leader del movimento tornati un anno fa in clandestinità, è Rogrido Lodogno, conosciuto anche come Timochenko, capo delle Farc vecchie e nuove: "Con tutta sincerità - ha detto - è un grave errore. Chiedo scusa ai colombiani, alla comunità internazionale, ai Paesi come Cuba e la Norvegia che hanno lavorato duramente per supportare il processo di pace. Ma l'ottimismo non è finito, chi vuole la pace è ancora la maggioranza e rappresenta la parte migliore di questo processo".

Una pace difficile sin dal principio, con tanto di referenudm sull'amnistia bocciato dalla maggioranza della popolazione e centinaia di assassini di ex guerriglieri e attivisti per i diritti umani

La protesta esplode a Bogotà, almeno tre morti e centinaia di feriti

Almeno tre morti e oltre 270 feriti. È il tragico bilancio, confermato dal governo, della giornata di sciopero nazionale indetta dai sindacati colombiani che hanno portato in piazza - a Bogotà, e altrove - centinaia di magliaia di manifestanti contro i piani di riforme economiche che il governo vorrebbe varare.

Sciopero contro la riforma del lavoro e delle pensioni

Il presidente della Colombia, Iván Duque, aveva promesso di ascoltare i manifestanti che chiedono un salario minimo e il diritto alla pensione. Lo sciopero però è degenerato in guerriglia in molti distretti della Capitale, Bogotà, e in altre città del Paese, come Cali e Popayán.

A Buenaventura, dove la polizia è intervenuta contro i saccheggiatori di un supermarket, sono morti due manifestanti. Un’altra persona è rimasta vittima di un incidente nel municipio di Candelaria. Un episodio su cui tuttora s'indaga.

"Siamo stanchi del governo di Duque"

"Stiamo protestando perché siamo stanchi del governo di Duque - spiega un giovane manifestante - siamo chiaramente contro molti dei suoi progetti di riforma economica. È importante scendere in piazza, protestare e rivendicare i nostri diritti".

L'ondata di proteste ha richiesto l'imposizione del coprifuoco in numerosi distretti della Capitale dove ancora oggi si fanno i conti con i disagi del blocco dei trasporti.

Nel mirino dei sindacati e dei manifestanti le proposte del governo d'introdurre modifiche al sistema pensionistico e alla legislazione del lavoro.

L'adesione in massa allo sciopero, di organizzazioni studentesche e di movimenti sociali, è subito degenerata in violenti scontri contro la polizia, che è dovuta intervenire con cariche, lacrimogeni e idranti.

Un dimostrante lancia una pietra alla stazione degli autobus di Bogotà.REUTERS/Luisa Gonzalez

"I giovani lottano per un nuovo modello di società colombiana"

Mentre Duque tace, l' ex candidato presidenziale della sinistra ed attuale senatore, Gustavo Petro, ha aupiscato che le manifestazioni nel centro di Bogotà si ripetano per "esprimere il disagio soprattutto delle giovani generazioni che lottano per un modello di società colombiana differente da quello attuale".

Con informazioni di Ansa e Euronews

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