ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 10 Gennaio 2020 08:32

Crisi libica e fallimento europeo

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Una crisi in Libia, che segna l’incredibile sconfitta dell’Unione europea e dei governi italiani, che hanno gestito questo problema fuori alle porte di casa e con rilevanti cadute sul nostro paese.

A iniziare dalla questione energetica con Eni e finire con i flussi migratoti. Un’Italia, che ha pagato solo ingenti risorse finanziarie. Dall’Accordo del 1998 del Governo Dini, durante il primo Governo Prodi che prevedeva finanziamenti per la realizzazione di progetti da parte di società, a capitale pubblico alle riconosciute rivendicazioni dell’allora Gheddafi per i danni prodotti dal colonialismo italiano.

Fu firmato il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione “nel 2008. Trattato che costò al contribuente italiano 5 miliardi di dollari, per lo sviluppo d’infrastrutture, più di 203 milioni di euro indirizzati a “iniziative speciali”, e 150 milioni di euro come ulteriore indennizzo ai soggetti titolari di beni, diritti e interessi sottoposti in Libia a misure limitative”, da erogarsi fino al 2029. IL Trattato sostituiva integralmente i precedenti accordi del 1998 e 2002. Altro Accordo nel 2012 con la Dichiarazione di Tripoli. Lo scorso 2 novembre 2019 si sono proposte modifiche al Memorandum of understanding (MoU), siglato il 2 febbraio 2017 dall’allora Premier italiano Paolo Gentiloni e dal Primo ministro libico Fayez Al-Sarraj. L’accordo con la Libia, di durata triennale, interviene in tre fondamentali settori: a) cooperazione nel campo dello sviluppo; b) contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando; c) rafforzamento della sicurezza alle frontiere. Nel 2017 il Memorandum firmato da Gentiloni con il capo del Governo di Unità Nazionale confermava gli impegni finanziari assunti con i Trattati di Bengasi e Tripoli. IL 2 novembre scorso era ultimo giorno, per rinegoziare gli accordi tra Italia e Libia. Rinegoziare gli accordi firmati da Gentiloni proprio con l’attuale capo del governo Al Serraj e avente alla base sempre aiuti economici. Semplificando con il Memorandum firmato da Gentiloni venivano finanziati anche i centri di accoglienza libici. Centri di accoglienza, che ora sappiamo senza dubbio, grazie ai report dell’UNHCR essere, in realtà dei veri e propri centri di detenzione, che di accoglienza e di umano hanno ben poco. “La comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi sugli inimmaginabili orrori vissuti dai migranti in Libia e sostenere che la situazione non può essere risolta che migliorando le condizioni di detenzione”.

Queste le parole dell’Alto commissario delle Nazioni Unite ai diritti umani, Zeid Raad al Hussein dopo aver visitato alcuni di questi centri. A novembre comunque il Governo Conte, Di Maio e la Morgese hanno proposto modifiche all’Accordo Gentiloni /Al Serraj e il prossimo 3 febbraio l’accordo si rinnoverebbe automaticamente. Tali presupposti avrebbero dovuto produrre quantomeno il coinvolgimento italiano nel recente incontro Putin Erdogan. Invece nulla! Ieri l’altro, tre diversi spartiti teatrali! Bombardamenti aerei sull’aeroporto di Tripoli e la ulteriore avanzata del generale Haftar con il capo del Governo Al Serraj definitivamente, in crisi. Haftar che controlla le regioni dell’Est e di gran parte del Sud e, che dopo la caduta di Sirte ora punta su Misurata. Haftar sostenuto da Russia, Egitto, Francia, Emirati Arabi e Arabia Saudita. Sarraj che continua, a richiedere l’intervento dell’ONU e sostenuto dalla Turchia.

Sempre ieri l’altro Al Serraj è volato a Bruxelles, per chiedere l’aiuto dell’Unione europea. Successivamente era atteso a Roma, ma l’incontro non è avvenuto perché Conte aveva già ricevuto il generale Haftar, sperando così di far sedere i due contendenti attorno ad un ipotetico tavolo, o comunque di avviare un punto di mediazione tra le parti e di riportare così l’Italia al centro dell’affaire Libia. Tentativo fallito. Addirittura la Russia ha accusato l’Italia d’incapacità, per non essere riuscita a organizzare in maniera corretta l’incontro il premier libico al Serraj e il generale Haftar. A Istanbul invece si sono incontrati Putin ed Erdogan e al termine dell’incontro hanno annunciato, che alla mezzanotte di domenica devono tacere le armi in Libia. Parlano di mantenimento dell’unità della Libia, ma stanno creando le condizioni per avere la Turchia influenza sulla Tripolitania e la Russia sulla Cirenaica. Russia e Turchia e lo avevamo già scritto, in un precedente articolo di stanno spartendo la Libia. L’UE tace, l’Italia fa figuracce diplomatiche e Russia e Turchia risolvono a loro favore la questione libica. Vedremo se ci sarà tregua dopo la mezzanotte del 12 gennaio prossimo.

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