ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 26 Gennaio 2020 03:27

Il coronavirus dagli animali? La rivista scientifica Nature smonta il bluff cinese

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Un regime autoritario come quello cinese, normalmente ostacola ogni possibilità di giungere alla verità se questa può essere un danno, per il gruppo dirigente e il partito comunista.

Questo vale anche, per la recente vicenda del coronavirus, che sta diffondendosi nel mondo. Tre casi in Francia, alcuni negli USA.

All’inizio di dicembre scorso all’Organizzazione Mondiale della Sanità furono denunciati dalla città di Wuhan alcuni casi di polmonite, a eziologia ignota. Tutto sembrava provenire da un mercato all’ingrosso di animali vivi e frutti di mare.

Agli inizi di gennaio fu identificato l’agente infettivo, un coronavirus classificato 2019-nCoV, che viene trasmesso dagli animali all’uomo provocando malattie, che vanno dal raffreddore, a malattie gravi come la SARS e la MERS. L’ipotesi era che il coronavirus ha origine o nel pipistrello, che i cinesi mangiano o da un serpente. Resta comunque un mistero la causa, che ha scatenato questa epidemia, soprattutto perché il regime cinese ufficialmente tace e la versione fornita proviene dall’Università di Pechino.

Una versione, che non convince gli scienziati di settore, virologi e microbiologi. Questo deficit informativo ha dato adito, a congetture e ipotesi abbastanza angoscianti. II fatto che il coronavirus sia trasmesso tra gli uomini implica una mutazione del virus iniziale. La contestazione della traballante versione ufficiale viene fatta sull’autorevolissima rivista scientifica Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-020-00180-8) , dove viene contestato che il virus abbia avuto origine negli animali.

Ancor più virologi osservano, che non ci sono prove della permanenza del coronavirus, in rettili e uccelli. Va osservato che la tesi del serpente non è stata fornita dalle autorità cinesi, ma da un gruppo di microbiologi che operano in un’università cinese. Nasce un’ipotesi inquietante da apparire persino fantasiosa.

Due anni fa è sorto proprio nella città di Wuhan, all’interno del Medical Research Institute un biolaboratorio del Center for Immunology and Metabolism. Questi laboratori sono classificati secondo un livello di biosicurezza che consistono in precauzioni per contenere e isolare agenti biologici pericolosi, in un ambiente chiuso. Questo livello di biosicurezza varia da 1 fino al più alto 4.

Il biolaboratorio di Whuan è classificato al livello massimo BSL-4. Questo livello è necessario, per lavorare con agenti pericolosi che presentano un elevato rischio di trasmissione d’infezioni, che causano gravi malattie in esseri umani per le quali non sono disponibili vaccini o trattamenti.

Nel centro di ricerca qualcosa non ha funzionato e il coronavirus è sfuggito com’è successo con quello della SARS più volte a Pechino (fonte: Richard Ebright biologo molecolare della Rutgers University del New Jersey). Esiste anche un’altra inquietante ipotesi che a me sembra molto improbabile. Si chiama guerra batteriologica con produzione di batteri e virus modificati. Auspichiamo che l’origine di questa epidemia sia presto identificata.

Lo sviluppo tecnologico che ha investito le scienze biologiche nell’ultimo mezzo secolo ha messo a disposizione una micidiale categoria di armamenti rappresentati da virus, batteri e altri microrganismi modificati a piacere per scopi bellici o per bio-terrorismo.

Ingegneria genetica ieri e oggi l’editing genetico che rappresenta l’ultima frontiera della biotecnologia. Permette di modificare il DNA delle piante e degli animali attraverso un “copia e incolla”, una sostituzione di sequenze. Lo strumento utilizzato?

La tecnologia CRISPR, una specie di “forbice” che è capace di tagliare e modificare il DNA con appunto tecniche di editing genetico, la biotecnologia che permette di rimuovere o sostituire porzioni di DNA di un organismo vivente, anche umano. Si ponga attenzione sul fatto che questi “virus modificati, batteri e tossine” possono essere usate anche per colpire l’agricoltura, la zootecnia e quindi l’economia di un paese. La Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione e dello stoccaggio di armi batteriologiche (biologiche) e tossiniche e sulla loro distruzione (Convenzione BTWC). Primo Trattato multilaterale entrato in vigore nel 1975.        

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