ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 17 Febbraio 2020 00:00

Dubbi o infondate certezze? E’ questa la convinzione nella dolorosa vicenda del coronavirus

Written by 
Rate this item
(0 votes)

Premetto che nella scienza i valori epistemici come l’evidenza di una ipotesi, la sua forza esplicativa, la sua coerenza, la sua sistematicità coesistono con interessi politici o meglio nel contesto attuale geopolitici, con interessi economici, salute pubblica e affidabilità, soprattutto quando trattasi di informazioni provenienti da un regime.

Fatta questa premessa e osservato, che solo l’epistemologia del secolo scorso ha rivalutato l’errore come elemento indispensabile, e per certi versi fondamentale della conoscenza scientifica. L’errore come elemento propulsivo e dinamico della storia della conoscenza ha ottenuto così un posto, che il rigore della logica non gli avrebbe mai potuto concedere.

Finite le premesse vorrei commentare due articoli uno pubblicato su Nature Medical e l’altro su Nature, una rivista medica che pubblica articoli e ricerche dell’area biomedica, previa verifica della correttezza attraverso la peer review. Questa procedura usata nella ricerca scientifica, consiste nella valutazione e selezione di articoli e progetti di ricerca fatta da specialisti del settore, per verificare l’idoneità della pubblicazione. I due articoli sono “SARS-like cluster of circulating bat coronavirus pose threat for human emergence” pubblicato il 21 dicembre 2015 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4797993/) e i cui autori sono ricercatori e epidemiologi del Dipartimento di Epidemiologia della Università North Caroline , del National Center of Toxicologyical Research , del Key Laboratory of Special Pathogens and Biosafety Whuan Institute of Virology ,Chinese Accademy of Sciences , Whuan Cina, dell’Institute for Research in Biomedicine dell’Istituto di Microbiologia di Bellinzona , del   Department of Cancer Immunology and AIDS, Dana-Farber Cancer Institute e infine del Department of Medicine, Harvard Medical School, Boston Massachusetts. Nella ricerca si parla di un virus “costruito”, in laboratorio usando il virus della SARS e la proteina di un altro virus, che convive con un particolare tipi di pipistrello denominato, a ferro di cavallo. Nella ricerca viene dichiarato che:La costruzione sintetica del mutante chimerico e della SHC014-CoV integrale sono state approvate dal Comitato istituzionale per la biosicurezza dell'Università del Nord Carolina e dal Comitato per la ricerca sull'uso del doppio uso”. Nell’abstract dell’articolo pubblicato su Nature Medicine, si legge “abbiamo generato e caratterizzato un virus chimerico che esprime il picco del coronavirus di pipistrello (…) I risultati indicano che i virus del gruppo 2b (..) possono (…) Replicarsi efficacemente nelle cellule primarie delle vie aeree umane (…)” L’altro articolo molto critico nei confronti di questa ricerca fu pubblicato su Nature dal titolo “Engineered bat virus stirs debate over risky research” (Il virus del pipistrello ingegnerizzato stimola il dibattito sulla ricerca rischiosa). Nella discussione su Nature ricercatori e uomini di scienza, ponevano la domanda se valeva la pena una ricerca del genere. Un virologo del Pasteur di Parigi si chiedeva se c’era uguaglianza, tra le informazioni ricavabili da quella ricerca e il rischio potenziale intrinseco e soprattutto, “se ci fosse una fuga di quel virus, anche minima, nessuno potrebbe predirne la traiettoria “.

Ancor più dure le osservazioni di un biologo molecolare esperto, in difesa biologica della Rutgers University del New Jersey “L’unico impatto concreto che otteniamo da questo lavoro è la creazione, in laboratorio, di un nuovo rischio non naturale del coronavirus “Questo significa che l’attuale epidemia è stata creata con scopi ignoti da qualcuno? Stato, Associazione, gruppi di individui? Assolutamente no! E’ lecito ritenere, che oltre alla ipotesi che il virus abbia origine naturale ce ne sia un’altra, che ipotizza l’uscita casuale, non intenzionale del virus proprio da Wuhan dove esiste un biolaboratorio con il massimo livello di sicurezza (BSL4)? Di laboratori di questo tipo ne esistono circa una ventina, in tutto il mondo, questo è l’unico funzionante in Cina. Al Wuhan Institute of Virology, al cui interno si trova il biolaboratorio citato ci sono dei gruppi di ricerca che lavorano sui coronavirus, come si può vedere dalle 261 pubblicazioni scientifiche nel database Pubmed ZY) In particolare studiano il coronavirus responsabile della SARS e un nuovo coronavirus scoperto nei pipistrelli .

A questo punto e, in risposta ai tanti adusi ad etichettare con l’orribile “fake news” o la variante “complottismo”, invito il lettore a verificare i nomi dei ricercatori Usa, cinesi e svizzeri che hanno partecipato alla ricerca sul virus chimerico prodotto in laboratorio. E’ semplice. Basta verificare l’autorevolezza e competenza di costoro e quella dei critici in possesso della “verità scientifica”. Consultare le banche dati di “Google Scholar”, o “Web of Science” o “Scopus”. Basta inserire il nome e verificare il numero di pubblicazioni sull’argomento, nel nostro caso il coronavirus. Hanno tutti più di 100 pubblicazioni sull’argomento!!

Read 1122 times Last modified on Lunedì, 17 Febbraio 2020 06:06

Utenti Online

Abbiamo 1123 visitatori e nessun utente online

La tua pubblicità su Agorà Magazine