ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 11 Maggio 2020 17:32

La pandemia svela la credibilità economia, il confronto tra Giappone ed Europa

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Una serie d’incomprensibili episodi, che rendono un problema credere in una UE che possa continuare ad andare avanti in questo modo.L’Unione europea ha un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 18500 miliardi di dollari. Il Giappone un PIL di 4900 miliardi di dollari. Il debito del Giappone è pari a 2,30 volte il PIL e Ficht ha assegnato un rating “A +”. La ragione?

Il sostegno monetario incondizionato della Banca centrale (BoJ) ai titoli di stato giapponesi e dal fatto che il mercato obbligazionario è prevalentemente domestico.

Italia debito, a fine anno 1,60 volte il PIL (anche quello del Giappone crescerà ancora !!) rating anticipato da Ficht e a un passo dal precipizio (BBB meno). E meno male che Moody’s venerdì ha rimandato la revisione del rating in autunno. Il Giappone ha approvato misure record, per 1.100 miliardi di dollari già il mese scorso. Come agiscono? Pagamenti in contanti a famiglie e prestiti a piccole imprese. Allo studio altre misure per le imprese che hanno problemi con affitti. Sostegno a studenti che hanno perso il lavoro part-time e ulteriori sussidi per aziende colpite dal calo delle vendite. Un’economia quella giapponese con PIL, che è poco più di un quarto di quello di tutta l’Unione europea, delibera uno stimolo fiscale per famiglie e imprese di 1100 miliardi di dollari. Se applicassimo lo stesso rapporto, lo stimolo UE dovrebbe essere intorno ai 4150 mld di dollari. Nell’UE, nel palleggio Commissione, Eurogruppo e Consiglio Europeo sono stati deliberati 550 mld compreso l’imbroglio dell’accordo sul Mes la scorsa settimana. La Bce con QE complessivo da 1050 mld di euro ma con la bomba messa dalla Corte Costituzionale tedesca riferita al QE del 2015, ma in realtà intende colpire questo nuovo QE istituito a causa degli effetti prodotti dalla pandemia.

Com’è scritto nel Trattato UE? Falso come il bugiardino accluso alle medicine?

Art.3.3, recita: “L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un' economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente”

Acquisto titolo (Quantitative Easing, QE o allentamento quantitativo) la Banca Centrale Giapponese complessivamente ne ha acquistato, per 5300 miliardi di dollari, la Bce per 5200 e la Banca Centrale USA è a 6500 e programma di arrivare a 10 mila miliardi di dollari entro il 31 dicembre.

Queste differenze mostrano inequivocabilmente le concezioni, che caratterizzano uno Stato unitario (il Giappone), da uno federale gli Usa da un’unione meramente finanziaria come l’Ue, ipocritamente ispirata ai principi scritti nel Trattato e quotidianamente rinnegati.

Un esempio evidente? Un economista Zucman ha stimato quanto costa la concorrenza fiscale tra gli Stati. All’Italia 7 miliardi di euro l’anno! Zucman elenca anche i paesi veri e propri paradisi fiscali, che consentono questo. Sono Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Malta, Cipro. L’Unione europea ha fatto nulla, per sanare questa costosa ingiustizia? La soluzione la avevano suggerita sia Stiglitz sia Piketty. Le multinazionali soprattutto dovrebbero pagare le tasse, in rapporto a, dove operano con le vendite. Nel Parlamento europeo è impantanata dal 2018 una proposta di tassazione, per le multinazionali. Dove è bloccata? Nel Consiglio europeo quello, che venerdì ha prodotto la trappola Mes! Bloccata perché per andare vanti ci vuole l’unanimità e si spera che Gentiloni, Sassoli possano svolgere un ruolo propulsivo per sanare questa sozzura. Stupisce non poco inoltre la posizione dell’UE sull’annuncio di Italia, Polonia, Francia e Danimarca di escludere dalle erogazioni di sostegno le società e le controllate, che hanno sede nei paradisi fiscali. Ecco proprio su questa decisione l’Unione europea mostra il proprio volto. Il Consiglio europeo in assenza di una definizione sui paradisi fiscali ha stilato una lista di quali siano. La sorpresa? Non sono inclusi, notissimi paradisi fiscali come Lussemburgo, Olanda, Cipro Belgio, Ungheria! Forse sono pochi a conoscenza che esiste una “Commissione speciale sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale” del Parlamento europeo istituita oltre due anni fa e che ha identificato come paradisi fiscali Irlanda, Belgio, Cipro, Ungheria, Lussemburgo, Malta e Olanda. Il botto finale di quest’UE di banchieri e mercanti di evasione fiscale l’ha fatto la Commissione. Ha intimato agli Stati membri, che la libera circolazione dei capitali impedisce agli stati membri di vietare alle multinazionali con sede legale nei paradisi fiscali di ottenere aiuti di Stato per gli effetti della crisi dovuta a covid 19.

https://missingprofits.world/ La ricerca dell’economista Gabriel Zucman che insegna a Berkeley

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