ANNO XIV Dicembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 14 Maggio 2020 04:18

Il virus che spranga i nostri sogni

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L’ assessore alla cultura Fabiano Marti scrive di recente che il Coronavirus non deve “toglierci i nostri sogni per Taranto”, e cita A. Einstein quando afferma che proprio in momenti di crisi può emergere il meglio di ciascuno, le idee, i progetti e le “grandi strategie” per fare più viva e più bella la nostra Città dopo il lockdown dovuto a questa terrificante pandemia.

Molto vero. Peccato, però, che Marti abbia dimenticato di dare uno sguardo anche a ciò che scrive Eugene P. Odum, uno dei più grandi ecologi accademici a livello mondiale ( lo dico con tutto il rispetto per il ruolo che riveste nell’Amministrazione Comunale, naturalmente…) : qui di seguito cercherò di spiegare anche il perché.

Se si vuol raccontare qualcosa che interessi alla gente – prosegue l’assessore – devi cambiare il punto di vista e poi raccontarlo, perché cambiare non ci spaventa”.

Bene, lo prendo in parola, anche se penso che sia alquanto difficile per una persona che incentra il Suo “punto di vista” principalmente su luoghi storici e artistici cambiar parere, considerando “normale” che il proprio modello culturale “scansi” d’essere integrato con una cultura di tipo scientifico ed ecologico, questa sì del tutto nuova per la nostra Città.

Se avesse dato uno sguardo anche ad Odum ( ora non si turbi il nostro assessore…) probabilmente avrebbe avuto la possibilità di uscire da quella nutrita schiera di cittadini che ancor oggi considerano la Natura come una forza primitiva da soggiogare e conquistare, e affrancarsi dalla deprimente rappresentazione del nostro Pianeta come un’inerte, grossa palla di roccia che viaggia senza meta e soprattutto senza scopo intorno all’astro lucente del Sole.

Se lo avesse fatto, sicuramente avrebbe compreso, il nostro Marti fermamente deciso a non bloccare i suoi sogni, che è della massima urgenza una visione del mondo decisamente più ecologica, e che non si può più fare, come impunemente s’è fatto sino ad oggi, vergognoso e sfrenato “business” con la biosfera, senza poi incorrere nelle tragiche conseguenze d’ un rovinoso evento pandemico.

Con Goldsmith e con Odum noi pensiamo invece che bisogna uscire, il più frettolosamente possibile, dal dogma culturale che tutto il nostro benessere e la nostra ricchezza derivino esclusivamente dal mondo costruito dall’uomo, e che tali privilegi siano il prodotto esclusivo dell’industria, della tecnologia e dello sviluppo economico che li rende realizzabili. Tanto per fare un esempio che sia calzante, dobbiamo evitare l’errore di considerare la salute come qualcosa che sia dispensata unicamente da medici, medicine ed ospedali, invece che dal normale funzionamento dell’ecosfera, come fa, in estrema sintesi, un clima favorevole, stabile e scevro da condizionamenti umani, del suolo fertile e libero da veleni, l’acqua pulita e liberata dalla plastica, ecc. tutte cose senza le quali la nostra e anche la Sua vita, gentile assessore, sarebbe sempre più complicata su questo Pianeta, su cui grava già oggi una popolazione d’oltre sette miliardi e mezzo d’abitanti.

Come qualsiasi cittadino che ami veramente questa nostra Città, “superando la pigrizia di cercare soluzioni e vie d’uscita” (sempre parole Sue…), se ben ricorda chi scrive ha già prospettato alla S.V. la possibilità che Taranto possa dotarsi facilmente anche d’un presidio culturale di cui oggi è carente, vale a dire d’un museo civico di scienze naturali ed ambientali ove tutti, cittadini e studenti, turisti e studiosi possano apprendere “quei processi e quelle condizioni generali dell’ambiente che rendano possibile la salute e la sopravvivenza, non diciamo ormai la prosperità, di singoli organismi quali noi siamo” (E.Odum, 1969) : specie oggi in cui l’attuale pandemia dimostra che la possibilità dell’uomo di modificare (alterare) l’ambiente s’è sviluppata molto più in fretta della sua capacità di comprendere appieno cosa comporti in termini di salute fisica e mentale, oltre che politica ed economica.

Per quanto precede, caro assessore, pensiamo sia giunto il momento di “cambiare punto di vista”, proprio “perché cambiare non La spaventa” e dar voce anche a Taranto a quell’eletta schiera di viventi che danno forma, sostanza e bellezza alle nostre vite, al pari (e forse anche più) dei Suoi tanti attori, musicisti e teatri, spero sempre non me ne voglia. Nel civico museo faremo bella mostra d’una pletora infinita di piante spontanee e d’animali d’ogni foggia e colore, che mirabilmente interagiscono con l’ambiente non vivente per “produrre” vita, organismi cui in futuro sarà necessario (e urgente…) dare tutto il nostro amore e la nostra “fiducia”. E stia pur certo che non deluderanno le Sue, come le aspettative di tutti.

Anche “noi siamo pronti”!

Valentino Valentini

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