ANNO XV Gennaio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 02 Novembre 2020 09:01

Addio a Gigi Proietti, oggi compiva 80 anni. 50 anni di teatro, televisione e cinema

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Il popolare attore oggi compiva 80 anni, La causa non è il Covid. Il grande attore romano era ricoverato da giorni in una clinica romana in gravi condizioni, problemi cardiaci. Aveva scoperto il teatro all'università, ed era diventata quella la sua vita. Ci scherzava così: "Non vi preoccupate, non mi sono laureato"

Se ne va uno dei grandissimi del teatro italiano, Gigi Proietti, icona dell'umorismo, cuore di Roma, figlio di una nazione che oggi più che mai avrebbe bisogno d'ironia. Lo stesso sorriso beffardo che il destino ha gettato come i dadi sul calendario, l'entrata e l'uscita dalla vita: Gigi Proietti è morto il 2 novembre, il giorno del suo ottantesimo compleanno.

"Che dobbiamo fa'", diceva Proietti prendendosi gioco di se stesso, come sa fare ogni grande persona, "la data è quella che è". Proietti era ricoverato in una clinica romana in gravi condizioni, problemi cardiaci per una vita da cuore matto.

Proietti insieme a Alberto Sordi - e a una piccola galleria di altre figure storiche del cinema e del teatro -  ha rappresentato il carattere italiano, il suo splendore, la sua miseria. Nato in via Giulia nel 1940, dove splende l'anima della Capitale, Proietti con la famiglia fa lo zingaro in città, vive in diversi quartieri, al Colosseo, al Tufello, all'Alberone. Dove c'è il popolo, cresce Proietti, nasce il suo talento.

All'oratorio rivela il suo primo istinto da istrione, il teatro Proietti lo scoprirà all'Università. Dopo il liceo classico si iscrive a Giurisprudenza, sostiene un po' di esami, ma con quella faccia e quel sorriso era un pre-destinato e dunque, racconta "non vi preoccupate, non mi sono laureato". 

La carriera artistica di Proietti comincia negli anni Sessanta, la sua figura è legata al titoli che fanno parte della storia del teatro e del cinema e poi della televisione. Negli anni Settanta calca la scena accanto a Renato Rascel in un musical firmato dai maestri Garinei e Giovannini. Da allora è l'uomo macchina di successi come "Caro Petrolini", "Cyrano", "I sette re di Roma".

Indimenticabile la sua interpretazione di Nerone. Al cinema, nell'ippodromo di "Febbre da cavallo" e de "La Mandrakata" accende, con un altro interprete della comicita' romana, Enrico Montesano, un altro faro sul carattere del paese, i suoi azzardi, i suoi vizi, frizzi e lazzi. Tutto sull'impronta di Steno e dei Vanzina, veri studiosi dell'antropologia di un paese mai cresciuto fino in fondo.

Proietti fu un mattatore totale, fu attore, cantante, ballerino, regista, barzellettiere, cuoco e cameriere di se stesso, one man show al servizio di un solo padrone, il suo pubblico.

La carriera

Artista geniale, istrionico, poliedrico. Gigi Poietti oggi, 2 novembre, avrebbe compiuto 80 anni, dei quali ne ha passati più di 55 passati sui palcoscenici di tutta Italia. Una vita da 'Mandrake'. Non solo il suo indimenticabile personaggio nel film "Febbre da cavallo", ma prima ancora (e forse soprattutto) il mattatore in frac, panciotto rosso e cilindro del classico teatrale "A me gli occhi please".

Attore sopraffino, regista e cantante, Proietti inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo gia' quattordici anni quando viene scritturato come comparsa nel film 'Il nostro campione', diretto nel 1955 da Vittorio Duse, per poi interpretare un altro piccolo cameo in 'Se permettete parliamo di donne' di Ettore Scola nel 1964. Tuttavia è nel 1966 che debutta contemporaneamente sul grande e piccolo schermo.

In ogni caso il suo primo ruolo, per una curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei carabinieri, lo stesso che trent'anni dopo lo porta alla grande notorietà con 'Il Maresciallo Rocca'.

Icona del teatro e dello spettacolo italiano, Proietti in un'intervista rivela di non essere stato inizialmente interessato al mondo del teatro: "Assolutamente no! A teatro non c'ero mai stato e poi non ero figlio di attori". Iscrittosi per caso al Centro Teatro Ateneo, studia con personaggi di spicco come Arnoldo Foà, Giulietta Masina e Giancarlo Sbragia.

Da li' la scalata verso il successo teatrale che arriva per la prima volta nel 1970 quando viene chiamato a sostituire Domenico Modugno, nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini 'Alleluja brava gente'. Negli anni '70 arrivano anche i ruoli da protagonista nei film 'Gli ordini sono ordini' (1970), 'Meo Patacca' (1972), 'Conviene far bene l'amore' (1975), 'Languidi baci, perfide carezze' (1976). L'artista romano passa con incredibile disinvoltura dalla commedia, al ruolo impegnato, dal dramma erotico al film grottesco, quindi partecipa a film di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni.

Sbarca anche oltreoceano e recita in alcune pellicole dirette da registi di prestigio come Sydney Lumet, Robert Altman e Ted Kotcheff, ma la grande consacrazione cinematografica arriva nel 1976 con il cult 'Febbre da cavallo' di Stefano Vanzina in arte Steno, nel quale Proietti veste i panni dello sfortunato scommettitore Bruno Fioretti, detto Mandrake. Nel cast anche Enrico Montesano.

Alla radio riscontrò un notevole successo nella celeberrima trasmissione 'Gran varietà', dove partecipa durante le stagioni 1973-1974 interpretando il personaggio di Avogadro il ladro (insieme con il suo complice Cicerone progetta furti che non vanno mai in porto) e in quella del 1975-1976, dove e' un irresistibile conquistatore femminile che a parole (e con tre ipotesi) è infallibile, e alla prova dei fatti accumula continui disastri, ma non si abbatte mai, come canta inesorabile accompagnandosi alla chitarra alla fine dei suoi sketch.

Personaggio tra i più azzeccati della sua carriera, lancia un tormentone di successo ('Invidiosi!') destinato a rimanere nel ricordo.
Due anni dopo, nel 1978, assume insieme a Sandro Merli la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma, creando un suo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori che segnera' l'esordio di tanti futuri volti del mondo dello spettacolo, tra cui Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi,

Enrico Brignano e Gabriele Cirilli. In quegli anni inizia anche a cimentarsi con successo nel campo del doppiaggio e nel 1976 presta la voce in 'Rocky' all'esordiente Sylvester Stallone.

Il successo riscosso negli anni al cinema, in teatro e in tv raggiunge l'apoteosi nel 1996 con la serie televisiva 'Il maresciallo Rocca'. La serie conquista subito i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di telespettatori a sera; l'ultima puntata del 12 marzo 1996 registra il record di quasi 16 milioni di spettatori permettendogli di vincere il Premio tv come personaggio maschile dell'anno. Nel 2002 il ritorno al cinema con il sequel 'Febbre da cavallo - La mandrakata', diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina. 

Proprio oggi 2 novembre Proietti compie 80 anni.

Noto anche e semplicemente come Gigi Proietti, è uno dei più spigliati attori, registi, doppiatori e perfino cantanti italiani in circolazione. Insomma, un robusto artista, protagonista di numerosi film e svariate fiction di successo ce con il tempo è diventato una delle personalità più glamour e straordinarie, nonché complete del cinema italiano. Uno specchio nella quale la società italiana contemporanea continua a riflettersi per capire dove stiamo andando. Impegno e serietà anche nella risata.


Formazione

Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, con l'aspirazione di avvocato. Ma durante quegli anni, trova più piacere nell'esibirsi con la chitarra nei locali notturni della capitale, piuttosto che stare fra i banchi di scuola, infatti, a soli sei esami dati, abbandonerà gli studi e si concentrerà sulla musica imparando a suonare il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso. Nel contempo, inizia a frequentare il corso di mimica di Giancarlo Cobelli, al Centro Universitario Teatrale, il quale nota subito delle qualità in questo giovane e lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia: "Can Can degli italiani".


Gli anni della dolce vita

È il 1963 e Proietti comincia a frequentare l'entourage di artisti che rendono più viva e comica Roma: Ercole Patti, Luigi Malerba e Ennio Flaiano del quale metterà in musica l'aforisma "Oh come è bello sentirsi...". L'anno dopo, continua il suo percorso teatrale, ma sempre con ruoli marginali, cimentandosi con il Gruppo Sperimentale 101, sotto la direzione di Antonio Calende, di Cobelli e anche dello sceneggiatore e scrittore Andrea Camilleri. Vestito da upupa, porta in scena "Gli uccelli" di Aristofane (1964) e, quattro anni dopo, dopo una faticosa gavetta diventa protagonista de "Il Dio Kurt" e "Operetta", messi in scena al teatro Stabile de L'Aquila. Nel frattempo, si sposa con Sagitta Alter, guida turistica svedese, dalla quale avrà due figlie: Susanna e Carlotta. Comincia a bazzicare anche la televisione, facendosi dirigere da Flaminio Bollini nel film tv La maschera e il volto (1965) accanto ad Aldo Giuffrè.


Debutto sul grande schermo e successo teatrale

Debutta sul grande schermo grazie ad Alessandro Blasetti, il quale lo dirige ne La ragazza del bersagliere (1967) con Leopoldo Trieste, Renato Salvatori, Franca Valeri e Rossano Brazzi. Entrato nel circuito di Cinecittà, lavora in alcune pellicole di Pasquale Festa Campanile, ma anche ne L'urlo (1968) e Dropout (190) di Tinto Brass. Comincia a farsi conoscere anche all'estero, infatti, Sidney Lumet lo dirigerà ne La virtù sdraiata (1969) con Omar Sharif e Anouk Aimée. E dopo Una ragazza piuttosto complicata (1969) di Damiano Damiani, tocca finalmente la notorietà quando viene chiamato a sostituire Domenico Modugno (si disse per un incidente, ma in realtà era per i dissapori con Renato Rascel) nella commedia musicale "Alleluja brava gente" di Garinei & Giovannini, nella parte di Ademar. Finalmente, si impone come attore di primo piano, almeno a teatro! Perché al cinema dovrà faticare ancora molto per trovare una sua collocazione come protagonista, passando da Brancaleone alle crociate (1970) e La mortadella (1971) di Mario Monicelli, a L'eredità Ferramonti(1976) e Bubù (1971) di Mauro Bolognini.


La radio e ancora tanto teatro

Elio Petri, Luigi Magni e Alberto Lattuada sono due degli autori che lo dirigono nei primi anni Settanta, poi Gigi Proietti decide di dedicarsi alla radio con il notevole e celebre successo di "Gran Varietà" dove porta tre dei suoi migliori personaggi, senza ovviamente smettere di accompagnarsi con la sua chitarra nei numerosi sketch. Non abbandona il teatro e porta in scena: "La cena delle beffe" (1974), "A me gli occhi please!" (1976, che sarà uno dei più grandi successi e che tornerà in scena nel 1993, nel 1996 e nel 2000), "Come mi piace" e "Leggero leggero" (1991). Canta, si dirige, recita lunghi e spassosi monologhi, imita, balla. Il pubblico italiano è passo di lui e artisti come Federico Fellini ed Eduardo De Filippo lo stimano e lo ammirano. Fellini pensò proprio a lui quando ebbe in mente di girare Il Casanova di Federico Fellini, ma poi assegnò la parte a Donald Sutherland (sebbene proprio Proietti ne curò il doppiaggio).


Mandrake lo inserisce tra gli attori della commedia all'italiana

Dopo la commedia musicale un po' scandalosa Bordella (1976) di Pupi Avati, arriva il suo ruolo più bello, quello dell'indossatore Mandrake, appassionato di ippica e scommesse, nella pellicola di Steno Febbre da cavallo (1976) che, considerato un vero e proprio cult, avrà persino un seguito: Febbre da cavallo 2 - La mandrakata (2002), diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina (vincendo il Nasto d'Argento come miglior attore protagonista). Da quel momento, Proietti, entra ufficialmente fra gli interpreti principali della commedia all'italiana con Casotto (1977) e Due pezzi di pane (1979) di Sergio Citti, Mi faccia causa (1984) di Steno, Non ti conosco più amore (1980). Volto comico apprezzato anche all'estero non ha difficoltà a recitare in Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d'Europa (1978), giallo rosa di matrice franco-americana, e neppure in Un matrimonio (1978) di Robert Altman.


Direttore del Brancaccio e scopritore di talenti

Nel 1978 diventa direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, creando un proprio Laboratorio di Esercitazione sceniche dal quale usciranno artisti come: Enrico Brignano, Chiara Noschese, Flavio Insinna, Rodolfo Laganà, Francesca Nunzi e Gabriele Cirilli. Nel 1981, lavora nello sceneggiato "Fregoli", ispirato alla vita del trasformista Leopoldo Fregoli, poi diventa anche presentatore di varietà come "Fantastico 4" (1983) e "Di che vizio sei?" (1988). Grandissimo amico di Vittorio Gassman, recita accanto a lui e suo figlio Alessandro in Di padre in figlio (1982) e negli anni Novanta debutta come regista televisivo con una delle prime sitcom italiane: Villa Arzilla, che racconta le vicende di un piccolo gruppo di pensionati (Ernesto Calindri, Marisa Merlini, Caterina Boratto) in una casa di riposo. E visto il successo come regista, continua con il film tv Un nero per casa (1998, del quale ricordiamo l'assurda polemica creata da un'esponente politica per la parola "nero" dentro il titolo, che infatti giustamente si è sgonfiata), con il telefilm Un figlio a metà (1992, che poi fu bissato da Un figlio a metà un anno dopo) e con la sitcom Italian Restaurant (1994).


Il grande successo del Maresciallo Rocca

Diretto da Bertrand Tavernier in Eloise la figlia di D'Artagnan (1994), trionfa inaspettatamente nella serie televisiva Il Maresciallo Rocca, creato dalle penne di Laura Toscano e Franco Marotta e diretto da Giorgio Capitani, nel quale l'attore interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, maresciallo dell'arma dei Carabinieri. Il successo sarà così mostruoso che avrà ben cinque sequel realizzati fra il 1998 e il 2005. Ma non solo marescialli nella sua carriera che si arricchisce anche di avvocati (il telefilm L'avvocato Porta) e tanto doppiaggio dal Genio del cartone animato della Disney Aladdin (1993) alla vittoria del Nastro d'Argento per il miglior doppiaggio maschile per Casinò (1995), dove presta la sua voce a Robert De Niro.


Ritorna alla commedia

Torna alla confortevole commedia all'italiana, quella diretta dal veterano Mario Monicelli in Panni Sporchi (1999) e degli ormai maturi Vanzina in Le barzellette (2004). Sempre per i Vanzina gira i due cinecocomeri Un'estate al mare (2008) e Un'estate ai Caraibi (2009) e nel 2010 la loro ultima commedia L'amore è una cosa meravigliosa. L'anno successivo fa parte del cast di Box Office 3D, parodia dei maggiori successi cinematografici degli ultimi anni, per la regia di Ezio Greggio.
In seguito Alessandro Gassmann lo vorrà come protagonista de
Il premio, mentre nel 2019 Garrone lo chiamerà per il ruolo di Mangiafuoco nel suo Pinocchio.


Personalità multiforme, scombiccherata, sessantottina, libero di costumi, ha scaldato veramente il cuore degli italiani con il suo istrionismo, la sua poesia, i suoi sonetti, la sua esuberanza e la simpatia. Riservatissimo sulla vita privata, coriaceo quando si tratta di lavoro, ha invaso il campo dell'arte con indomita bravura e una sobrietà che suggerisce di perdersi nella leggerezza della vita. Meriterebbe grandi elogi, una vera laudatio da parte della nostra intera nazione, Gigi Proietti à lo strepitoso erede dell'eccellente Ettore Petrolini. Speriamo in una gloriosa "santificazione" del mondo dello spettacolo per la sua fantastica e irriducibile presenza.

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