ANNO XV Aprile 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 14 Novembre 2020 11:29

Al via Stati Generali M5S,è battaglia per leadership: da alleanze a mandati, i nodi in agenda.

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Al "congresso" si prospetta scontro governisti-ortodossi.Il documento di lavoro per i 305 delegati del Movimento. "Valorizzare le competenze in ingresso e quelle acquisite nell'esperienza istituzionale dei portavoce, senza rinunciare al principio fondante del limite al doppio mandato". E' il primo dei quesiti che i 305 delegati M5s saranno chiamati a risolvere al tavolo sulle "regole e principi" convocato nell'ambito della due giorni di lavoro degli Stati generali M5s di sabato e domenica.

Le alleanze con i partiti, la leadership, la rivisitazione dei dogmi delle origini, dall'uno vale uno alla negazione della politica come professione: a sette anni dal suo esordio in Parlamento, il Movimento 5 Stelle ferma per un attimo le lancette del suo orologio per fare il punto sulla direzione che ha preso e su dove intende arrivare. E dopo mille ripensamenti e tanti rinvii arriva, dopo un anno esatto dal suo annuncio, a celebrare finalmente i suoi Stati Generali: quelli che non devono essere chiamati "congresso" in ossequio al ripudio pentastellato di ogni rituale dal sapore partitico.

Ma tant'è.

Gli Stati Generali, con l'aiuto di Rousseau, aprono i battenti con una due giorni di dibattito, rigorosamente on-line, causa pandemia. Si inizia sabato con il "saluto" del premier Conte (ma che alcuni avrebbero voluto fosse qualcosa di più) e l'avvio di tre tavoli di lavoro: uno dedicato all'agenda politica, mentre gli altri due verteranno sull'organizzazione e sulle regole. "Per disegnare come il Movimento 5 Stelle potrà rinnovarsi, anche alla luce della maturata esperienza nelle istituzioni, a tutti i livelli" annuncia il capo politico Vito Crimi, attuale reggente e da domenica con molte probabilità "uscente".

Domenica, nella speranza che si avveri un contributo di Beppe Grillo, si terrà invece il dibattito pubblico, trasmesso in streaming, in cui potranno intervenire i 30 oratori scelti tra quasi mille candidati attraverso una votazione on line degli iscritti su Rousseau. Sarà il momento del confronto diretto tra le varie "mozioni" in campo e tra i vari leader che negli anni si sono ritagliati un loro profilo politico specifico: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Paola Taverna tra i tanti altri votati anche tra le fila dei rappresentanti nel governo attuale e passato. Proprio questo passaggio, il più delicato di tutta la kermesse, ha tuttavia già provocato le prime prese di distanza e malumori tra i 5 Stelle.

Crimi ha deciso di non rendere noto il numero delle preferenze arrivate ad ogni "speaker" fintanto che non sarà deciso l'organo di direzione del Movimento. Che potrebbe essere collegiale o restare come ora nelle mani di un capo politico. Di certo però questo significa anche oscurare il peso che hanno dato i 26 mila votanti a ciascuno degli "speaker" eletti (ma anche bocciati) e alla loro piattaforma elettorale. Per capirsi, Roberto Fico invoca ad esempio "organo collegiale per gestire un Movimento" e fare "sintesi". Di Battista si presenta con un programma che punta all'inviolabilità della regola dei due mandati, al no alle alleanze elettorali e al rafforzamento della piattaforma Rousseau e non sembra dispiacergli la formula del capo politico.

Di Maio è per la leadership collegiale, strizza l'occhio ai territori promettendogli più finanziamenti e teorizza la necessità di alleanze programmatiche a livello locale. C'è poi il gruppo di Parole Guerriere che ha mandato avanti in suo nome Luigi Gallo e che non solo propone una direzione collegiale ma invoca un'organizzazione del movimento sul modello degli altri partiti, con i suoi organi gestionali e un'autonomia che parta anche dallo sganciamento da Casaleggio e da Rousseau. Sapere quanti voti ha raccolto ciascuno di loro sarebbe quindi già un segnale sulla direzione da intraprendere. Tant'è che c'è chi lo dice, invocando il tanto abusato principio di trasparenza. Come Nicola Morra. O come Barbara Lezzi, sostenitrice della linea Di Battista, che chiede di sapere "prima di sabato i voti che ogni partecipante ha ricevuto". Infine, sembra restare fuori dall'agenda la questione dei due mandati: quasi nessuno ne fa parola, a parte Di Battista, e in tanti immaginano che il divieto decadrà quando ce ne sarà bisogno. Al punto che, dopo Virginia Raggi, Giancarlo Cancelleri, già tanto chiacchierato per aver abbandonato il suo scranno da consigliere regionale siciliano, ricoperto per due mandati, per andare a ricoprire il ruolo di viceministro dei Trasporti, ha ora annunciato la sua intenzione di ricandidarsi per la terza volta a governatore della Sicilia.

Da alleanze a mandati, i nodi in agenda.

"Valorizzare le competenze in ingresso e quelle acquisite nell'esperienza istituzionale dei portavoce, senza rinunciare al principio fondante del limite al doppio mandato". E' il primo dei quesiti che i 305 delegati M5s saranno chiamati a risolvere al tavolo sulle "regole e principi" convocato nell'ambito della due giorni di lavoro degli Stati generali M5s di sabato e domenica.

Un documento di lavoro inviato ai partecipati il M5s informa infatti i delegati che "gli esiti delle assemblee regionali hanno confermato che il limite del doppio mandato va mantenuto, in quanto elemento distintivo e irrinunciabile del Movimento 5 Stelle " ma anche che "contemporaneamente, è emersa la necessità di capire come possano essere valorizzate le competenze acquisite dai portavoce nel corso dell'esperienza istituzionale". Sul piatto ci sono varie soluzioni: come la possibilità di svolgere il " terzo mandato per meriti speciali" o, tra gli altri, mantenere la regola del mandato "zero" per i consiglieri comunali o "consentire un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno".

DIREZIONE POLITICA. E' il secondo dei punti all'ordine del giorno dei lavori del tavolo sulle regole. Il presupposto della discussione parte dall'assunto per il quale occorre conciliare "l'esigenza di una rappresentanza giuridica e istituzionale certa (necessaria per espletare le attività che la legge richiede) con l'esigenza manifestata di una guida collegiale".
Nelle discussioni regionali le proposte avanzate dagli iscritti variano dalla possibilità di indicare un capo politico con ruolo da "primus inter pares" in una linea politica collegiale oppure optare per un organo collegiale puro, senza differenze tra i membri. Soluzione tuttavia che ponte un problema: "chi è il legale rappresentante o portavoce?".

ROUSSEAU. Quello della piattaforma del M5s è un' altro dei nodi che il M5s deve sciogliere. Le assemblee regionali hanno confermato la necessità di mantenere strumenti di democrazia diretta "seppur nella maggior parte delle riunioni territoriali sia emersa la necessità di rivedere le funzioni e i servizi attivati nell'ottica di una maggiore funzionalità" ma anche di ridefinire il "rapporto" con Rousseau. Tra ipotesi in campo, oltre all'affidamento del servizio, è contemplata anche quella di "internalizzazione della Piattaforma, con definizione di criteri di incompatibilità tra le varie cariche (Rousseau, Movimento 5 Stelle, cariche elettive)".

ALLEANZE. "Le alleanze con altri partiti non devono essere strutturali ma contingenti in base ai territori, ai programmi ma soprattutto in base alle regole elettorali dei singoli territori in cui si deve concorrere". Questa è la base di discussione. Ma la domanda a cui il tavolo sulle regole dovrà rispondere è un'altra: esistono "casi particolari in cui, oltre all'approvazione dei gruppi locali, è necessaria un visione più ampia che vada oltre le logiche del singolo territorio?".

ORGANIZZAZIONE. Durante la due giorni di lavoro si riunirà poi il tavolo sull'organizzazione che dovrà decidere come implementare la rete territoriale del Movimento, in quali casi poter concedere l'uso del simbolo M5s ai gruppi locali, se arrivare al riconoscimento della figura dell'attivista, come finanziare le attività del M5s, se rivedere o meno gli organi di garanzia del Movimento.

AGENDA POLITICA. In tutti gli incontri territoriali, si legge nel documento del Movimento, ricorrono argomenti che sono "lo specchio delle preoccupazioni che oggi, in questi mesi, attanagliano gli italiani" e cioè la sanità, il lavoro, il fisco, la scuola. Dalle assemblee è pervenuta la richiesta di avere un salario minimo garantito, di garantire maggiori diritti ai lavoratori al fine di contrastare la precarietà. È stata, altresì, sottolineata l'importanza di arrivare alla cosiddetta seconda fase del reddito di cittadinanza, rendendolo più efficiente e rivedendo la figura dei navigator. (ANSA).

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