ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 20 Marzo 2017 12:00

Il crowdfunding, una folla di…finanziatori fiduciosi, anche come strumento di fundraising (incremento fondi) per la Pubblica Amministrazione?

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Il crowdfundingè uno strumento di raccolta di fondi dalla “folla” dei navigatori di Internet, che si pone in alternativa ai tradizionali canali di finanziamento del mercato (venture capital,business angels, banche). ARTICOLO PUBBLICATO IN DATA 8 AGOSTO 2013 E RECUPERATO DALL'AUTRICE

Il problema dell’incremento dei fondi a disposizione per progetti d’investimento, ripropone l’altro annoso problema dell'intermediazione finanziaria: reperire capitali presso chi invece li tesaurizzerebbe, affinché possano essere impiegati da chi ritiene di avere in mano progetti proficui fattibili tecnicamente, economicamente ma spesso non finanziariamente. Un ulteriore problema è quello del finanziamento di determinati progetti pubblici, evitando l'esosità e l’impopolarità di un prelievo fiscale diffuso e in crescita.

L'economista americano Paul Krugman sottolinea che nell’attuale crisi nessuno abbia ammesso gli sbagli fatti fino ad oggi con le politiche di rigore "perché hanno sottostimato i moltiplicatori di due terzi circa". L'assenza di prospettive per Krugman ha una controprova: la quantità di moneta in circolazione (o sotto il materasso) sta aumentando considerevolmente, favorita dai tassi prossimi allo zero, causando carenza di capitali per il business.

Il 5° RAPPORTO RITA (Ricerche sull'Imprenditorialità nelle Tecnologie Avanzate) edizione 2013, ha per oggetto ilcrowdfunding in Italia, quindi l’attività di ricerca, non sempre con successo, di risorse finanziarie necessarie per implementare varie tipologie di progetti, attraverso la rete Internet direttamente o tramite portaliweb dedicati (crowdfunding platformsCFPs).

Lo Studio, compiuto tramite un osservatorio presso il Politecnico di Milano, ha comportato il censimento di 19 piattaforme dedicate, con 1.214 progetti che, attraverso tali piattaforme, si sono posti l’obiettivo di raccogliere finanziamenti. Di questi 102 progetti risultavano conclusi e finanziati con successo, 334 conclusi senza riuscire a raggiungere il target di finanziamento, e 778 ancora in raccolta nel primo trimestre 2013.

In media i progetti finanziati raccolgono 9.205 €,  il traguardo è raggiunto in 61 giorni. I progetti di business, o di cooperazione, finalizzati a offrire ritorni monetari per i finanziatori, sono quelli che raccolgono finanziamenti più cospicui e più velocemente, ma non direttamente attraverso la rete.  I progetti possono anche essere di mecenatismo o di beneficienza/donazione. I progetti “falliti”, quelli che non hanno raggiunto la soglia dei finanziamenti richiesti, sono il triplo di quelli finanziati, e ben il 60% di essi raccoglie meno di 100 €.

A livello mondiale, nell’Aprile 2012 erano presenti 452 CFPs, dal 2007 si è registrato un incremento pari al 54%. Inoltre un anno fa fu stimata un’ulteriore crescita, che avrebbe consentito di arrivare a Dicembre 2012 a circa 536 piattaforme dicrowdfunding. La maggior parte delle piattaforme (più del 40%) genera ricavi applicando commissioni percentuali (rispetto al capitale raccolto) ai singoli progetti pubblicati su di esse. In generale, le commissioni variano da un minimo del 2% a un massimo del 25% e sono tipicamente inferiori in Nord America e in Europa (in media pari al 7%) rispetto agli altri paesi (media 8%), per la più elevata competizione presente sui mercati americano ed europeo. Vi è inoltre un compenso fisso applicato al momento della richiesta di pubblicare un progetto sulla piattaforma (in media pari a 15 $).

Tra le piattaforme attive in Italia citiamo la H2Raise che con la modalità di raccolta “tutto o niente” (all o nothing) si occupa anche dei progetti della tipologia Pubblica Amministrazione. La piattaforma è stata fondata nel 2012, utilizza Paypal per il supporto transazioni, il timing è da 1 a 120 giorni e le commissioni applicate sono variabili e pari a 0%per i progetti pubblicati da parte di ONLUS, 10% per agli enti pubblici, mentre per le restanti tipologie d’imprenditori è applicata una commissione pari al 2%.

In Italia nel 2012 il Decreto Legge ‘Sviluppo Bis", ha introdotto la possibilità per le societàstart-up “innovative” di raccogliere capitale di rischio attraverso CFPs abilitati.

Pertanto, lestart-up "innovative" potranno fare offerte di quote di capitale di rischio attraverso portalion-line appositamenteabilitati, a condizione che le offerte riguardino somme inferiori a 5 milioni di €, e che il portale trasmetta gli ordini di sottoscrizione, per gli strumenti finanziari offerti, esclusivamente a banche e imprese di investimento.

Il 27 luglio, in Italia, pionieri in Europa, è entrato in vigore il regolamento della Consob sull'equity crowd funding, cioè la raccolta diffusa di fondi, attraverso internet, a sostegno di progetti imprenditoriali (anche immobiliari) di start up anche a vocazione sociale. Una svolta epocaleper tale nuovo fenomeno, regolamentato solo parzialmente, cioè solo per l'impresa start-up innovativa. Pertanto solo per società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, di diritto italiano, ovvero una Societas Europaea, residente in Italia (ai sensi dell'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre  1986, n. 917), le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non siano quotate su un mercato  regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.

Inoltre il crowdfunder deve avere determinati requisiti:

    a) la maggioranza delle quote o azioni, rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell'Assemblea ordinaria dei soci, deve essere detenuta da persone fisiche;

    b) l’impresa deve essere costituita e svolgere la sua attività da non più di quarantotto mesi;

    c) deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;

    d) dal secondo anno di attività il valore della produzione annua, come dall'ultimo bilancio, non deve essere superiore a 5 milioni di euro;

    e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili;

    f) ha quale oggetto  sociale esclusivo lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;….

    h) possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

      1) le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 30 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa.

     2)impiega come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza  lavoro complessiva, personale in  possesso  di titolo di dottorato  di ricerca o che sta svolgendo un dottorato  di   ricerca presso un'università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero;

      3) sia titolare o licenziatario di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente riguardanti l'oggetto sociale e l'attività

d'impresa.

  ….

 Anche le start-up a vocazione sociale sono interessate da tale regolamentazione, se operanoin via esclusivain uno dei seguenti settori: assistenza sociale, sanitaria o socio sanitaria; educazione, istruzione e formazione; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; valorizzazione del patrimonio culturale; turismo sociale; formazione universitaria e post-universitaria; ricerca ed erogazione di servizi culturali; formazione extrascolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo.all'articolo 2, comma 1,  dlgs del 2006, n. 155.

Un requisito essenziale è che l’offerta al pubblico sia condotta esclusivamente attraverso uno o più portali per la raccolta di capitali di rischio, abbia a oggetto strumenti finanziari di importo totale determinato dalla Consob: all'interno dell'Unione Europea deve essere inferiore ai 5 milioni di euro di cui sopra, e per tale limite si considerano più offerte aventi a oggetto il medesimo prodotto eseguite dal medesimo emittente o offerente nell'arco di dodici mesi.

Le donazioni a favore di progetti, o le ricompense non monetarie in seguito ad un versamento di denaro, non sono invece soggette ad autorizzazioni particolari.

Inoltre non si ha ancora nessuna regolamentazione riguardo all’utilizzo di tale strumento per i progetti della Pubblica Amministrazione. Gli enti pubblici, attualmente, per trovare fondi extra da canali non pubblici, hanno come strumenti la sponsorizzazione, il cause related marketing e la donazione pura. Ma il più usato è la sponsorizzazione per l’ovvio risparmio di spesa.

Il crowfunding costituirebbe una nuova opportunità:: raccolta di microdonazioni o microinvestimenti, attraverso i social media per finanziare i progetti proposti dai pubblci amministratori agli utenti della web community. Una finanza collettiva con lo scopo non solo di donare ma di finanziare progetti per la collettività o buone cause, per averne in cambio una sorta di gratificazione, e non solo....

Ovviamente il crowfunding non può porsi come soluzione unica e definitiva per la crisi finanziaria degli enti pubblici, ma è solo un’opportunità per ampliare i budget disponibili per la finanza locale e avvicinare maggiormente gli amministrati ai problemi della politica e della finanza locale. Il rapporto fiduciario ha ovviamente il suo ruolo egemone!

Infatti, riportiamo tra le conclusioni della conferenza dal titolo“Crowdfuture, the future of crowdfunding” tenutasi a Roma nell’ottobre 2012:“Il capitale sociale e relazionale del crowdfunder è il capitale che conta maggiormente: non si tratta solo di numeri, quello che conta sono i legami di fiducia tra le persone, quei legami che ci spingono ad appoggiare un progetto, a farsi portavoce per esso e a trasmetterlo con la stessa fiducia ai nostri contatti.”.

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