ANNO XI  Settembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 19 Maggio 2017 00:34

Venezuela nel baratro della violenza: Maduro invia 2.600 soldati a Tachira. Vescovi:barbarie e violenza

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Caracas (Venezuela) - In Venezuela Nicolas Maduro militarizza Tachira, al confine con la Colombia, dove ha inviato 2.600 soldati. In questo Stato ci sono stati nuovi assalti e saccheggi ai supermercati a causa della mancanza di alimenti. In Venezuela l’82% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Le proteste antigovernative si susseguono da più di un mese nel paese, i dimostranti chiedono le dimissioni di Maduro e nuove elezioni.

Per preservare l’ordine, il presidente venezuelano ha deciso inoltre per altri due mesi di estendere, senza l’autorizzazione del Parlamento che è in mano all’opposizione, il decreto di “stato di eccezione ed emergenza economica” che permette all’esecutivo di adottare misure urgenti. Secondo aluni analisti il nuovo decreto serve solo per sospendere le garanzie costituzionali e reprimere la protesta.

Il Venezuela in sempre più grave recessione economica sprofonda nel baratro della violenza. Sono 50 le vittime dall’inizio delle manifestazioni contro il governo di Nicolas Maduro. Per ricordare chi ha perso la vita una pacifica veglia notturna è stata organizzata dall’opposizione a Caracas, illuminata dalla sola luce delle candele.

I vescovi: nel Paese barbarie e violenza

“Un 'no' totale alle morti violente, frutto maligno del disprezzo della vita, dell’odio di Caino contro Abele e del rifiuto del comandamento divino ‘Non uccidere'”, perché “lo stato di cose a cui ci ha condotto l’attuale sistema politico è ragionevolmente ingiustificabile, eticamente illegittimo e moralmente intollerabile”. Lo ha ribadito mons. Diego Padrón, arcivescovo di Cumana e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, nel suo discorso di apertura della 43.ma Assemblea straordinaria in corso in questi giorni a Caracas. L’Assemblea - riferisce il Sir - è stata convocata d’urgenza a causa “dell’estrema gravità della situazione” nazionale, con manifestazioni pacifiche dell’opposizione represse con la forza dal governo e decine di vittime, arresti e violazioni dei diritti umani. I vescovi denunciano con forza, nuovamente, “il binomio fatidico repressione-morte, che ha reso dolorosa e triste la quotidianità nazionale”: “In nome di Dio, ripetiamo: siamo interpellati ogni giorno dai numerosi segni di morte presenti nel discorso ufficiale intimidatorio, dai gesti aggressivi, dall’immagine militarista, dalla mentalità di dominio e conquista, gli atti di prepotenza, la condotta arbitraria, le progressive restrizioni alla libertà, la macchia della corruzione, la distruzione dell’agricoltura e di tutto il sistema produttivo, il crollo dell’educazione, l’impunità di fronte al crimine, la continua fuga di cittadini e famiglie”.

Nel Paese quadro di barbarie e violenza
Tutto ciò, ha affermato mons. Padrón, “configura un quadro di barbarie e violenza che era in gran parte sparito dalla nostra cultura. Stiamo tornando indietro, verso una anti-cultura di morte”. “Lo stato di cose a cui ci ha condotto l’attuale sistema politico – ha sottolineato il presidente dei vescovi venezuelani – è ragionevolmente ingiustificabile, eticamente illegittimo e moralmente intollerabile. Non è un giudizio giuridico o politico ma morale e spirituale, di stampo profetico, che chiede una sincera conversione delle menti e dei cuori, per portare frutti di rinnovamento, giustizia e riconciliazione”. “E’ il momento di un esame di coscienza - ha proseguito - di una ribellione spirituale e morale dei leader e dei cittadini perché promuovano all’interno di sé un cambiamento radicale della situazione del Paese. La legittima protesta in strada deve essere pacifica e rispettosa delle persone e delle proprietà, e un segnale di resistenza etica e civile”. Come avevano già detto lo scorso 17 dicembre “è nostro obbligo invitare tutti i dirigenti politici, economici e sociali, di qualunque segno e colore, a mettersi a fianco del popolo”.

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