ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 01 Ottobre 2017 11:32

Milano - Ecco come funziona il servizio domiciliare

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Da 27 anni sono educatore presso la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone ( Mi), nella mia esperienza con persone disabili ho sempre cercato di dare un senso all’educare. Il rapporto educativo è sempre circolare, in quanto è uno scambio tra due persone.

Tale scambio implica la crescita reciproca e alla fine dell’interazione lo scambio coinvolge entrambi.

Negli ultimi due anni sono stato coinvolto in un progetto rivolto agli anziani, affetti da varie patologie e seguiti a domicilio. La regione Lombardia ha messo a disposizione delle famiglie dei voucher da spendere presso strutture convenzionate. Presso la Sacra Famiglia una commissione esamina le domande e previo un colloquio conoscitivo, se positivo, prende in carico la persona.

L’intervento domiciliare individualizzato si articola su 5 giorni della settimana e secondo orari concordati coi familiari della persona seguita. Le figure coinvolte sono diverse: Asa ( ausiliario socio assistenziale ) e Oss ( operatore socio sanitario ) che si occupano prevalentemente dei bisogni primari bagno barba ecc ; assistente sociale che aiuta i caregiver nelle pratiche burocratiche; gli psicologi che supportano i caregiver e tramite colloqui li aiutano ad affrontare le difficoltà quotidiane e le sofferenze legate alla patologia del congiunto; i terapisti occupazionali che studiano e suggeriscono modifiche ambientali per favorire la quotidianità della persona presa in carico; gli educatori che stendono il progetto educativo e lavorano sulle capacità cognitive residue.

In questo periodo sto seguendo un signore affetto da Alzheimer di 85 anni e una signora di 81 colpita da glaucoma e Alzheimer e in carrozzina.

I progetti individualizzati tengono conto sia delle difficoltà nella deambulazione che delle capacità cognitive, ma anche dei desideri molto differenti nei due casi.

La signora N. ha espresso il desiderio di recuperare la capacità di firmare e di contare fino a 100.

 L’idea di fondo da cui sono partito è che anche in casi dove la compromissione delle capacità appare profonda, si può sempre tentare qualcosa. Ho quindi cominciato a guidare la sua mano nell’esecuzione della firma riattivando la memoria dello scrivere e dopo circa due mesi, è riuscita a scrivere prima il cognome più corto e quindi più facile da memorizzare, in seguito quando ormai la prima parte della firma risultava acquisita ci siamo dedicati al nome per esteso. In un anno siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo. Grande importanza riveste la capacità di firmare, in quanto il nome rappresenta l’identità più profonda della persona e quindi l’ancora alla realtà.

Col signor G. invece, partendo sempre dal suo desiderio, abbiamo lavorato all’esterno dell’abitazione sulla memorizzazione del percorso fino al centro commerciale più vicino a casa. Avendo avuto un’edicola per circa 40 anni in zona tutti lo conoscono e lo fermano per salutarlo e scambiare quattro chiacchiere. G risulta ben integrato nell’ambiente dove vive da molti anni.

La funzione principale dell’intervento domiciliare è proprio quella di ritardare il più possibile lo sradicamento della persona dal suo ambiente; chi sta perdendo funzioni fondamentali quali la memoria venendo spostato dall’ambiente abituale  accelera i processi patologici. Il legame con la storia personale è un valore imprescindibile che deve essere rispettato se vogliamo fare interventi rispettosi di chi abbiamo in carico. Sentirsi appartenenti alla realtà dove siamo vissuti rallenta l’evoluzione della malattia.

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