ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 23 Giugno 2018 11:06

Ma Salvini finirà come Renzi? Se lo chiede il Guardian

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Il quotidiano britannico dedica un lungo profilo al ministro dell'interno. Con pochi complimenti

 Matteo Salvini come Matteo Renzi, ovvero una rapidissima ascesa all’inizio, poi la costante perdita del consenso. Trionfo e crollo. È il possibile scenario suggerito dal quotidiano britannico The Guardian, che dedica al ministro dell’interno un lungo profilo. Che, peraltro, ricorda non senza perfidia che, al tempo dei mondiali del 2006, il leader leghista aveva fatto pubblica professione di sostegno per la Germania, considerandola assai più seria dell’Italia e non solo dal punto di vista sportivo.

Capacità innegabili, alleati deboli

Dal giorno delle elezioni, scrive il quotidiano britannico, Salvini “ha saputo usare con destrezza le sue capacità politiche per mettere nell’ombra il debole primo ministro, Giuseppe Conte, e brillare più del suo partner di governo, Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, che in queste prime settimane di governo ha dato l’impressione di procedere goffamente”.

Ora anche ministro della salute

Ufficiosamente, prosegue il Guardian, “Salvini ha anche assunto il ruolo di ministro della salute, affermando in un’intervista che 10 tipi di vaccino sono da lui considerati non solo inutili, ma potenzialmente pericolosi. Una posizione ben più dure – e presa senza una qualsiasi prova di carattere scientifico – di quella concordato a livello programmatico, e cioè che i vaccini non dovrebbero essere obbligatori per i bambini che vanno a scuola”.

Un camaleonte con in mano i destini dell’Europa

La questione “adesso è fino a che punto si spingerà questo camaleonte politico, e fino a che punto crescerà la sua popolarità. Perché la risposta a queste due domande potrebbe modellare il futuro dell’Europa, nonché il ruolo dell’Italia nell’Eurozona”.

L'infausto precedente di Renzi

Conclusione, affidata ad un doppio interrogativo: “Riuscirà quest’uomo, una volta considerato un candidato residuale che non sarebbe andato oltre il 13 percento – ma la cui popolarità è cresciuta di oltre 10 punti per arrivare, dalle elezioni dello scorso marzo, al 30 percento – mettere insieme gli elettori del centrodestra e i sostenitori del populismo? Oppure seguirà il sentiero segnato dall’ex primo ministro  Matteo Renzi, che prima crebbe in modo esponenziale e poi crollò sotto il peso della propria arroganza?”. La risposta il Guardian non la dà.

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