ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 03 Marzo 2019 00:00

Il world wildlife day e La vita ‘sottomarina’ Il presidio Wwf Sub per salvare i nostri fondali

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Una nuova realtà di volontariato, WWF SUB - Save UnderWater Biodiversity - per difendere e conservare la biodiversità marina che quest’anno mira a realizzare almeno 10 eventi di citizen science e di pulizia di fondali da plastiche e altri rifiuti:

è la proposta lanciata oggi dal WWF che ha scelto uno dei luoghi simbolo della subacquea italiana, l’EUDI (European Dive Show) di Bologna per celebrare il World Wildlife Day, la giornata per la vita selvatica quest’anno dedicata dall’ONU alla realtà sottomarina con lo slogan “Life below water: for people and planet”.

 

Difendere l’ambiente acquatico e la sua biodiversità, informare correttamente la comunità dei subacquei e diffondere buone pratiche da adottare durante le immersioni sono, infatti, i 3 obiettivi principali della nuova realtà WWF SUB che nel 2018 ha già realizzato alcuni interventi di recupero reti ‘fantasma’ nei fondali della Liguria in  collaborazione con la Guardia Costiera. Madrina dell’evento di presentazione di WWF SUB, la Presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi che ha fortemente sostenuto questa iniziativa e che dall’iniziativa di Bologna ha dichiarato: “Il mare va difeso in tutte le sue dimensioni, dalla superficie alle profondità abissali, dalle spiagge ai marciapiedi a vermetidi, veri condomini di biodiversità della zona intertidale, dalle oasi profonde ricche di vita ai canyon abitati dai giganti del mare che rendono il Mediterraneo un mare speciale”.

“I subacquei, che siano semplici appassionati di snorkeling, sportivi o  professionisti, hanno la fortuna di poter ammirare questo mondo durante le loro immersioni: sono loro i testimoni diretti e quindi i custodi  della sua bellezza ma anche della fragiltà e del degrado. Possono quindi svolgere quel compito fondamentale che oggi la conservazione ha inserito tra gli strumenti di ingaggio dei cittadini, ovvero, la citizen science - aggiunge Donatella Bianchi -. La creazione di WWF SUB è un nostro ulteriore contributo al rispetto di uno degli obiettivi di sviluppo posti dall’ONU (SDG 14-conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile)”.

 

L’invito del WWF SUB è  rivolto a tutto il mondo della subacquea italiana: volontari e amici del WWF che esercitano in Italia la subacquea ricreativa o professionale, l’apnea o semplicemente lo snorkeling, possono iscriversi grazie al nuovo sito sub.wwf.it e scoprire le 3 diverse strutture a cui aderire: WWF SUB Divers, WWF SUB Diving e WWF SUB PRO, quest’ultimo un vero e proprio Eco-Team di professionisti che operano in collegamento con Guardia Costiera, Enti di gestione delle AMP e autorità locali per attività di pronto intervento in difesa del mare.

Sul sito anche i Decaloghi rivolti alle diverse strutture con regole e buone pratiche da adottare per rispettare l’ambiente: dalla rinuncia alle stoviglie di plastica alla raccolta differenziata, dalle manovre che non impattino l’ambiente marino fino alla riduzione di illuminatori nelle immersioni notturne.    

 

OCEANI A SERVIZIO DELLE COMUNITÀ 

Se ben gestiti gli ecosistemi marini potrebbero generare molto di più di quanto si possa pensare ed essere capaci di sostenere le comunità in maniera ancora più robusta. Il WWF ha calcolato il ‘valore’ del mediterraneo in termini di Prodotto Marino Lordo, ovvero, il valore economico annuale dell’oceano: il Mare Nostrum, che rappresenta appena l’1% degli oceani del mondo, fornisce il 20% del PML globale. Gli oceani di tutto il mondo ‘nascondono’ circa 200.000 specie finora identificate, ma i numeri reali potrebbero essere “milioni”; oltre 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina, sia marina che costiera.

UN MARE… DI RISCHI PER L’AMBIENTE

La capacità che hanno i mari di garantire il nostro sostentamento è purtroppo gravemente compromessa: oceani e specie sono sotto assalto da sfruttamento eccessivo di risorse, sovrapesca, danneggiamento di habitat e specie marine, inquinamento con i rifiuti di plastica, micro e macro plastiche e reti abbandonate che fanno la parte ‘del leone’. Si aggiungono poi fattori che sperimentiamo bene sulla terraferma, come il cambiamento climatico che sta rendendo gli oceani ostili alla vita sottomarina per via dell’acidificazione. Altri interventi estremamente dannosi per il mare profondo e ancora poco noti, come il mining (estrazione di minerali nei fondali), potrebbero poi provocare danni irreversibili agli equilibri ecologici per via della fuoriuscita di sostanze tossiche durante l’estrazione, squilibrio dei nutrienti e conseguente perdita di biodiversità, con costi e tempi di recupero incalcolabili. Per questa attività il WWF, a fianco della comunità scientifica, invoca l’applicazione del principio di precauzione con una ‘minimizzazione’ degli impatti che escluda, ad esempio, gli ecosistemi più vulnerabili, come le sorgenti idrotermali profonde, ambienti molto ‘ricercati’ dai cacciatori di minerali, ma unici e rarissimi

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