ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 29 Aprile 2019 05:02

Socialisti primi nelle elezioni in Spagna...ma non c'è una maggioranza

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La Spagna, ancor prima dell'Italia ci ha insegnato cosa vuol dire in europa l'impossibilità a creare maggioranze di governo con sistemi elettorali che non riescono a intercettare la frammentazione sociale. 

Il partito del premier Pedro Sanchez si afferma con il 29% dei voti ma, pur alleato con Podemos, avrebbe bisogno dell'appoggio degli indipendentisti catalani per restare al potere. Crollano i popolari. Quinti i neofranchisti di Vox con quasi il 10%. Affluenza record

I socialisti del premier uscente Pedro Sanchez sono il primo partito, i popolari toccano il minimo storico e la destra estrema torna in Parlamento a 44 anni dalla morte di Francisco Franco: sono i tre dati certi delle elezioni anticipate in Spagna che però non hanno espresso una maggioranza chiara, Così, dopo la grave crisi politica del 2017, chiunque voglia formare un governo dovrà trattare con gli indipendentisti della Catalogna con tutte le incognite legate a una regione in grande fermento. Di confortante c'è il dato dell'affluenza, il 73,74% contro il 66,48% del 2016, con un autentico boom in Catalogna.

Questo il quadro a scrutinio concluso: il Psoe è al 28,7% con 122 seggi (ne aveva solo 85) sui 350 totali e non può quindi allearsi solo con i populisti di sinistra di Podemos che si sono fermati al 14,3% (42 seggi), insieme ai quali in totale non supererebbe i 164 seggi. Sanchez si vede rafforzare nel ruolo di argine alle destre ma non ha una maggioranza 'naturale' per restare alla Moncloa.

Il Partito popolare di Pablo Casado è al 16,7% e dimezza i seggi che diventano 65. Con i suoi alleati del 'modello andaluso', i liberali di Ciudadanos di Albert Rivera (15,8% e 57 seggi) e l'estrema destra di Vox di Santiago Abascal (10,3% e 24 seggi), non può arrivare alla maggioranza assoluta di 176 seggi. Un po' sopravvalutata dai sondaggi che la davano oltre il 12%, Vox si conferma dopo l'exploit di dicembre in Andalusia, anche se sfonda di poco il muro del 10%.

"Questo non è che l'inizio", ha commentato il segretario generale, Javier Ortega Smith, in un discorso in piazza a Madrid, "ognuno dei nostri deputati farò una vera opposizione, gli altri dovranno rispondere alle nostre proposte. Siamo inarrestabili".

L'ago della bilancia potrebbero essere gli indipendentisti catalani dei repubblicani di sinistra (Erc), che avrebbero conquistato 15 seggi. Per ottenere la maggioranza assoluta alle Cortes Generales servono 176 seggi. Con questi numeri, quindi, a un'alleanza di 'izquierda' tra i socialisti e Podemos mancherebbe una dozzina di seggi per assicurarsi il governo del Paese. Diventerebbe a questo punto indispensabile l'appoggio degli indipendentisti, in particolare di quell'Erc che aveva fatto cadere l'esecutivo Sanchez negandogli il sostegno alla legge di bilancio.

Tra le altre formazioni indipendentiste, il partito nazionalista basco (Pnv) avrebbe conquistato sei seggi, Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont, sette, e un'altra lista basca, EH-Bildu, altri quattro. 

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