ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 19 Agosto 2019 07:01

Politica Italiana, la crisi spinge i padri in azione

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Come spiegare altrimenti la scesa in campo di Beppe Grillo che raccoglie i suoi e Prodi che torna a suggerire un agenda che punta alla grande coalizione.

71 anni il comico e ottantente il professore, l’uno creatore, poi megafono dei pentastellati - una volta chiamati grillini - che ha portato un Movimento 5 stelle a diventare primo partito, l’altro padre del Partito Democratico. figlio evoluto della sperimentazione de l’Ulivo che ha il merito . e non è poco . di essere stato l’unico a vincere sempre quando è sceso in campo, anche se di misura.

Sono tornati a dettare la linea.

M5s compatto: "Salvini non è più un interlocutore credibile"

Incontro a Marina di Bibbona tra Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D'Uva, tutti compatti nel definire Salvini un interlocutore non più credibile. È quanto si apprende da fonti del Movimento 5 Stelle.

Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l'8 agosto tra un mojito e un tuffo - viene spiegato - poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui e' stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto.

"Lega disperata, se la prenda con Salvini"

D'Uva e Patuanelli hanno poi diffuso una nota nella quale scrivono che "ormai in casa Lega sono arrivati a scrivere i comunicati della disperazione. Dopo aver aperto una crisi di governo in pieno agosto, portando il Paese sul baratro, hanno anche il coraggio di parlare e arrivano ad inventarsi la fake news su Renzi, perché non sanno più dove sbattere la testa".

"I capigruppo della Lega invece di attaccare il Movimento se la prendano con quell'irresponsabile di Salvini. È chiaro a tutti, anche a molti leghisti, che la colpa di questa inverosimile situazione sia solo la sua. Adesso che hanno fatto la frittata, che hanno tradito, non vengano a piangere da noi", concludono.

Di Maio: "Salvini ha pugnalato alle spalle noi e il Paese"

"La verità è che un governo c'era, era forte e qualcuno l'ha buttato giù per rincorrere i sondaggi. Mentre i ministri MoVimento 5 Stelle erano al lavoro, lui era in spiaggia a pensare come fregare tutti. Questi sono i fatti", scrive poi il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, in un post su Facebook.

"Non voglio scendere in polemiche. Qui le cose sono molto chiare", afferma il vicepremier, che elenca:

"1. chi sapete voi (non voglio nemmeno nominarlo) ha sfiduciato il governo chiedendo di tornare al voto in pieno agosto, pugnalando alle spalle non solo il MoVimento 5 Stelle ma il Paese;

2. lo ha fatto perché non voleva tagliare i parlamentari e i loro stipendi, due proposte del MoVimento. Diceva persino che il taglio dei parlamentari era una Salva-Renzi;

3. quindi è tornato da Berlusconi e anche Berlusconi gli ha dato picche, perché nemmeno lui si fida più della sua parola;

4. quando ha capito di aver fatto un disastro è tornato sui suoi passi, iniziando ad offendere il sottoscritto e il MoVimento 5 Stelle e inventandosi la storia dell'accordo col Pd. Voi una persona che si comporta così come la definireste? Credereste ancora alla sua parola?", conclude Di Maio.

"Oggi ci siamo incontrati insieme a Beppe, Davide, Roberto, Alessandro, Paola e i capigruppo. Siamo forti e compatti e questo spaventa qualcuno", prosegue il vicepremier, "noi non rispondiamo alle offese, noi pensiamo solo al Paese e a non far aumentare l'Iva perché con quel che hanno provocato c'è pure questo rischio. Così come rischiamo la chiusura di alcune fabbriche in tutta Italia perché non riusciamo ad approvare il decreto legge su Whirlpool, ex-Alcoa e simili. Il 20 saremo al fianco del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il MoVimento 5 Stelle non tradisce mai la parola data agli italiani".

Prodi è per un governo di legislatura a 'maggioranza Ursula' (anzi, Orsola)

 

Una coalizione di governo "Ursula", italianizzata "Orsola", nel Parlamento italiano tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen: a proporla è Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero. L'ex premier e padre nobile dei dem avalla esplicitamente l'ipotesi di un accordo tra Pd e M5s (e verosimilmente parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura: "Bisogna partire", ha osservato, "dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania".

"Non ho la minima idea di come possa svolgersi un congresso dei 5 stelle perché sono cresciuto con la convinzione che per confrontarsi sia necessario almeno guardarsi in faccia, ma ho un'idea ben chiara sulla necessità di aprire un dibattito nell'ambito del Partito democratico, così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo deciso e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione, anche con ipotesi di scissione"

Romano Prodi, editoriale sul Messaggero

"È chiaro che l'accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell'Italia come membro attivo dell'Unione europea", ha sottolineato Prodi, "forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea 'Orsola', cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell'intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo facile - aggiunge il Professore - trovare l'unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l'intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese". (da agi)

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