ANNO XIV Febbraio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 27 Dicembre 2019 11:25

Il Ministro Fieramonti si dimette, vi spiego il perché

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Il documento a supporto de Programma del MIUR riconosce il ruolo centrale della ricerca e dell’innovazione per assicurare uno sviluppo sostenibile al paese.

Il documento identifica anche le criticità incontrate nel fare ricerca “investiamo in ricerca ancora molto meno dei nostri partner e dei paesi con i quali competiamo in campo economico in termini sia di risorse pubbliche, sia sopratutto, di risorse private (..) abbiamo pochi ricercatori (..) siamo ancora poco capaci di assegnare priorità alle iniziative di ricerca “. I punti positivi riconosciuti “I ricercatori italiani.

Sanno competere ed eccellere sia nel numero e nella qualità delle pubblicazioni scientifiche, sia nel vincere i bandi internazionali, come quelli dell’European Research Council”. Infine il botto finale con investimenti annui pari a 8,8 mld su 21 miliardi di spesa complessiva in R&S. Si legge che il MIUR sul PNR eroga risorse per la ricerca “circa 2,5 miliardi di euro nei primi tre anni che si aggiungono al finanziamento del MIUR destinati a Università ed Enti Pubblici di Ricerca, pari a 8 miliardi ogni anno. Questo c’era scritto nel Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020”. Invece in questa legge di bilancio come nelle ultime due nemmeno gli spiccioli per la ricerca. Non si riesce a comprendere che la crisi europea ha anche come componente delle divergenze strutturali alimentate da forti differenze nella capacità di attivare ricerca e innovazione che sono fattori essenziali per la crescita delle economie fortemente sviluppate. Lo ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica Mattarella al forum Ambrosetti di Cernobbio con queste inequivocabili parole gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del Patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”. In aggiunta a quanto detto dal Presidente e appena 70 gg fa la Relazione sulla ricerca e l’Innovazione in Italia 2019 illustrata dal Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in un convegno a cui ha partecipato sia il presidente del Consiglio Conte che il Fioramonti. Il messaggio centrale è che tutta la ricerca (università, enti pubblici per la ricerca imprese) si colloca nelle posizioni ultime delle graduatorie internazionali e nessun segnale di cambiamento arriva sia dal pubblico che dal privato impedendo al Paese di fare passi avanti per poter partecipare alla competizione internazionale che si fa sempre più dura. Come fare per uscirne? Incremento delle risorse investite nelle strutture della conoscenza; superamento del precariato dei ricercatori e dei docenti nelle università e negli enti di ricerca; semplificazione delle procedure burocratiche, collegamento tra ricerca e innovazione mediante una nuova politica industriale. La risposta di Conte? La costituzione dell’Agenzia per il coordinamento degli enti pubblici di ricerca, innovazione “verde” e in alcuni settori strategici per il paese, infine riaffermazione della scienza come garanzia di libertà e di democrazia. Praticamente le stesse promesse vacue e non mantenute da un quarto di secolo. Non riesce a capire il Palazzo che senza investimenti adeguati in istruzione, ricerca, innovazione, noi non usciremo dalla crisi che dura da 10 anni !! Intanto la politica cerca di mettere le mani sulla ricerca con l’istituzione della Agenzia il cui direttore lo nomina il Capo del Governo più 5 membri su otto del Consiglio direttivo nominati da vari ministri. Sarà questa Agenzia a gestire i soldi anche se pochi della ricerca. Rispetto a Renzi è cambiato solo il metodo: nomina dei professori attraverso le “cattedre Natta “era soluzione Renzi per mettere le mani sulla Università. IL controllo dei soldi alla ricerca attraverso una Agenzia di nomina politica il metodo Conte! E quale sarebbe la libertà di ricerca di una Agenzia con 6 membri su 9 nominati dal Governo? Si faranno ricerche su inquinamento, cambiamenti climatici, bioetica, disoccupazione, povertà, razzismo, Mezzogiorno? Le dimissioni del Ministro erano doverose non solo perché sono state disattese le richieste sue su 3 mld per istruzione e ricerca (2 scuola e 1 università) ma anche come da lui denunciato che il progetto di Agenzia per la Ricerca e i suoi organi dirigenti erano stati approntati da un paio di burocrati in un fine settimana “e che alcuni contenuti della legge di stabilità erano l’effetto di manine” di burocrati. Chiaro? Norme importantissime per il futuro del Paese scritte da manine di burocrati.

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