ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 29 Maggio 2020 05:24

Taranto - Medici neoabilitati si scontrano con la burocrazia, défaillance dell’Asl di Taranto?

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Medici, eroi, morti sul campo, le affermazioni si sprecano come coriandoli gettati al vento. Questa storia la prendiamo dall’interregno della burocrazia, quella zona grigia che questa pandemia dovrebbe spazzare via, si spera, specie nel velocizzare le risposte, col telelavoro – come piace al sottoscritto dirlo – anche se è smart working secondo tutti. Anche se ai medici sul campo non è consentito allontanarsi dall’infettato. Ma questo è un altro discorso.

La narrazione è presa da una dichiarazione di parte, ma abbiamo anche la versione dell’Asl e la diffida dell’avvocato. Anche se i due medici che ci scrivono sono documentatissimi, sconvolti e tanto arrabbiati.  Stiamo parlando di quelle acquisizioni di medici legati al CURA ITALIA.  Con questi nuovi contratti chiamati USCA. Omettiamo nomi, ragioniamo sulla sostanza.

“Siamo 2 medici neoabilitati …in data 06/05/2020 sottoscriviamo un contratto USCA con Asl Taranto. a seguito di una disorganizzazione protrattasi per più di 11 giorni, in data 19/05 abbiamo ricevuto una nota che comunicava la data di inizio delle attività delle USCA in data 22/5, senza però comunicare il luogo. Il giorno 20/5 ci veniva invece comunicato a mezzo PEC che le attività delle sarebbero iniziate alle 14 del giorno successivo senza nemmeno comunicare luogo.

Successivamente a quest’ultima comunicazione, inviavo una PEC – scrive uno dei medici – chiedendo se fosse stato possibile iniziare l’attività lavorativa da lunedì 25/5 o, in alternativa, di poter essere assegnati all’ultimo tra i primi turni dell’attività lavorativa; tutto ciò senza mai dichiarare la nostra indisponibilità o venir meno ai nostri obblighi contrattuali, ma esclusivamente ai fini organizzativi e solo quando ciò fosse stato possibile. “

In sostanza qui siamo nei prodromi del racconto, due fratelli medici si trovano in Toscana e chiedono, se è possibile, di procrastinare la data di inizio di tre giorni.

Con questo non recidono dal contratto. E difatti la mattina del giorno fatidico 22 maggio, contattano direttamente la responsabile la quale non dà orario e luogo ma si chiude dietro una comunicazione PEC che nello stesso giorno, dopo cena, recita: “esclusione dalle attività USCA, riservandosi il diritto di contattarci, ove la nostra prestazione fosse stata necessaria.”

Ovviamente ci sono telefonate interrotte, lettere, risposte.  Abbiamo letto la risposta puntuale dell’Asl e, possiamo dirlo, eccelle nella perfezione da burosauro o pachiderma blindato. La questione centrale qual è? Dal momento che i due sanitari avevano chiesto la possibilità di procrastinare, l’azienda pubblica interpreta il desiderio – a cui peraltro si risponde in modo generico (sarete contattati e ciò non avviene) – come volontà e non gli si dà ulteriori informazioni sul luogo della attività lo stesso giorno di inizio improcrastinabile. Eccesso di burocrazia dentro una pandemia che meriterebbe un altro linguaggio, altra attenzione. Nessun dito puntato ovviamente, in questa vicenda manca chiarezza e vi sono disguidi che mortificano sempre gli altri, mai chi dirige la cosa pubblica.  

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