ANNO XVII Febbraio 2023.  Direttore Umberto Calabrese

Accordo tra i presidenti Fico e Casellati: il voto prima al Senato e poi alla Camera. Appello delle associazioni: "No alla crisi". 

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Conte avverte: "Aspettiamo un segnale dal premier". Accordo tra i presidenti Fico e Casellati: il voto prima al Senato e poi alla Camera. Appello delle associazioni: "No alla crisi".

Un'assemblea fiume. Conclusa dalla sintesi di Conte: capisco le difficoltà di ognuno ma chi non se la sente di essere su questa linea è libero di andare via

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L'assemblea dei pentastellati si chiude con la richiesta al presidente del Consiglio di inserire le priorità del Movimento nell'agenda di governo. Resta forte tra i 5 Stelle anche la richiesta di lasciare l'esecutivo. 

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Lunedì, 18 Luglio 2022 16:02

Il piano per blindare il governo Draghi

Se i Cinque Stelle dissidenti annunciassero l'addio a Conte prima del voto - come ormai sembra probabile - fuori dall'Aula, certificherebbero già quel "fatto politico" che si attende. Mario Draghi, a quel punto, potrebbe revocare le dimissioni e incassare il voto favorevole prima al Senato e poi alla Camera. 

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Lo scenario elezioni è il più accreditato. L'unica speranza per l'esecutivo è che una parte dei Cinque Stelle voti il sostegno a Draghi, in dissenso dal resto dei gruppi pentastellati.

Le speranze di evitare il voto anticipato sono ridotte al lumicino. Molto dipenderà da cosa accadrà all'interno dei Cinque Stelle al termine del braccio di ferro fra quanti vogliono continuare a sostenere l'esecutivo e quanti, invece, seguono la linea del presidente M5s, Giuseppe Conte, e vogliono andare allo strappo. A scandagliare fonti di governo, sembra che ormai lo scenario elezioni sia il più accreditato, tanto che c'è chi parla di due date su cui si ragiona per il possibile appuntamento con le urne: il 25 settembre e il 2 ottobre.  

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Il Movimento "non tirerà per la giacchetta il presidente del Consiglio". Nell'assemblea congiunta degli eletti M5s non ci sono però voci in dissenso dalla condotta fin qui tenuta. 

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Lega e Forza Italia scrivono in una nota congiunta che l'unica strada è il Draghi Bis senza il M5s, sul quale "non si può più contare". 

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L'annuncio del presidente al Consiglio dei ministri: "La maggioranza di unità nazionale non c'è più. Mancano le condizioni per continuare l'azione del governo". Mercoledì il discorso in Parlamento. Al Senato il decreto Aiuti diventa legge, passa la fiducia ma il M5s non vota. L'ex presidente russo Medvedev ironizza: dopo BoJo e Draghi chi sarà il prossimo?

"Ci sono sempre i tempi supplementari". A fischiare i trenta minuti extra e a far baluginare la possibilità che il governo non avesse terminato la sua corsa ci aveva pensato oggi un arbitro che è anche un po' giocatore, il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti. Mentre ancora il Senato doveva cominciare il voto di fiducia sul dl aiuti, l'esponente della Lega aveva parlato con Matteo Salvini e ai giornalisti aveva lasciato intendere che no, tutto non era già perduto. Poi il voto, con la conferma della linea del M5s.

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Il leader del M5s conferma l'Aventino sul dl Aiuti ma si dice "disponibile al dialogo" con Draghi. Telefonata tra il leader della Lega e il Cavaliere: piena sintonia. Meloni: tutti a casa, elezioni subito. Letta e Di Maio chiedono la verifica di maggioranza.

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Conte dovrebbe tirare le somme per decidere se votare domani al Senato la fiducia al governo, sul dl aiuti, o uscire dall'aula. 

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