ANNO XIV Giugno 2020.  Direttore Umberto Calabrese

L’AQUILA- Il mestiere più antico del mondo aveva trovato in lei un’interprete discreta e solitaria, una delle poche in una cittadina di provincia berbenista e bacchettona, pronta a segnare a dito e a ritirarlo quando questo avrebbe dovuto rivolgersi verso se stessi.

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Aveva l’andatura del pastore, lenta nel “parare” le greggi al pascolo, tra belati rassegnati e suono stanco di campani, e statuaria quando sosta a contemplare le distese verdi che confluiscono dove le montagne prendono ad arrampicarsi verso il cielo.

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A raccontarla così, mentre si celebrano i cento anni della nascita, viene da sorridere pensando ad uno dei grandi scherzi che ogni tanto la Provvidenza si diverte a fare. Uno dei tre Papi che ha regnato più a lungo in tutta la storia della Chiesa, dopo San Pietro e Pio IX, ha rischiato infatti di non entrare nemmeno nel Conclave che lo avrebbe eletto.

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L’AQUILA - Il giovane ricco le aveva sconvolto l’anima. Improvvisamente le si aprirono gli occhi e l’orizzonte divenne sconfinato, più di quello che aveva davanti, spalancando la finestra della sua casa a Belvedere, disteso, da basso, con una vertigine da perdimento, oltre la strada per Roma.

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Fortunato Milleprofumi si muoveva con l’alba. Si chiudeva alle spalle l’uscio di un monolocale che guardava le 99 Cannelle, varcava l’attigua Porta Rivera ed era nell’orto, uno dei tanti che affiancava la ferrovia, prima che la strada curvasse verso Roio e lo raggiungesse tutta in salita, tra tornanti panoramici sulla Città che si svegliava.

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La prima cosa che si avvertiva di lui, era il calpestio pesante degli scarponi chiodati e sciabordanti, che si trascinavano dietro stringhe luride, mai allacciate per inettitudine più che per comodità, insieme a una muta di ragazzi che gli facevano allegramente il verso.

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L’AQUILA - Sotto una pensilina di Viale Gran Sasso, una delle cinque vie del Torrione, stava accovacciato Hans con il suo pastore tedesco a lato. Le gambe incrociate come un santone indiano e del santone aveva tutto: le ossa che gli spuntavano aguzze da sotto i vestiti laceri, i piedi che navigavano dentro sandali slabbrati, i capelli e la barba lunghi e incolti che si confondevano e diventavano tutt’uno come un cespuglio di rosmarino, e l’immobilità, che cessava appena quando piegava due o tre volte il capo per ringraziare la gente che gli faceva suonare uno spicciolo dentro la scatola di latta.

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Fosse stato il vento, lo avremmo detto di tramontana. Come quello si annunciava, soffiando, ancor prima di apparire, asciutto fisicamente e portatore di sereno, qualunque fosse il cielo. Non veniva neanche dal mare ma da un’altura di periferia, macinando chilometri a piedi come un maratoneta.

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decisioni che garantiscono regolarità didattica e rispetto della privacy. Una best practice promossa dalla preside Addolorata Mazzotta, dallo staff e dal corpo docente. Ora si sta pensando ad una “fase due”

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La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo già di prima mattina. Vestiva anche d’inverno un paio di fouseaux dei quali mal si riconosceva il colore originale che avrebbe potuto oscillare tra il giallo e il rosa chiaro; il capo sempre nudo, sotto il sole o la pioggia, i capelli ispidi che non conoscevano spazzola o pettine; una maglietta slabbrata e stinta, nella stagione buona, quando calzava un paio di infradito ormai approssimativi, o scarpe da tennis che denunciavano molte stagioni, quando arrivava il freddo.

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Le Vignette di Paolo Piccione

…questo non è amore 2018”… e Pinocchio

 

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