ANNO XII  Luglio 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 11 Luglio 2018 16:07

Genealogia Democratica: 1 - Solone

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Chi ha inventato la democrazia?  La democrazia non è stata inventata: è sorta. Perché Solone? I Greci non ricordavano il loro passato. 

Secondo Massimo L. Salvadori “il suo inizio per certi aspetti può essere fatto risalire alle riforme introdotte da Solone dopo la sua elezione ad arconte nel 594 a.C, ma essa prese una sua coerente e solida fisionomia soltanto con l’opera di Clistene e di Efialte – cavallo tra la fine del VI secolo e l’assassinio nel 461 di quest’ultimo – e soprattutto di Pericle, che tenne le redini del governo di Atene dal 460 al 429.[1]

I Greci non ricordavano il loro passato. Un po’ come facciamo noi con le cosiddette città di fondazione (Latina, Sabaudia, Pontinia, ecc…), ricostruivano il loro passato dal futuro. Non avevano una tradizione e, come gli USA, dovevano costruire la loro storia ogni giorno. Proprio come gli Americani, in ogni occasione pubblica, in ogni orazione politica, era buona creanza ed uso diffuso ricordare i padri fondatori della città e delle sue leggi: Licurgo per Sparta e Solone per Atene.

Perché Solone?

Per molto tempo si è pensato, intuitivamente sulla base di questa consuetudine, che Solone fu scelto per essere stato il primo legislatore di Atene.

Però non è così. A rigore il primo legislatore di Atene fu Dracone che, spazzato via il tentativo anarchico di Cilone di instaurare una tirannide, istituì il primo “codice di leggi” (convenzionalmente nel 624 a.C.) in cui vigevano alcune distinzioni di reato valide per noi ancora oggi.

Allora perché Solone?

Vale la banale constatazione della costruzione opportunistica del mito, cioè che la maggiore civilizzazione culturale dell’idea democratica avvenne nella lunga “età di Pericle”, erede della forte famiglia degli Alcmeonidi, per discendenza di madre, di cui si dice (ma non è sicuro) che Solone fosse il più illustre rappresentante?

Non credo.  Questa legittimazione a posteriori per discendenza non è coerente con il modo di vivere (e di contestare) quotidiana della Atene democratica.

Più saggiamente, sulla scorta della impostazione aristotelica, Massimo L. Salvadori attribuisce alla capacità riformatrice di Solone il merito della sua fama di genitore di Atene, sempre polis simbolica per eccellenza della democrazia.  Aristotele, ad esempio, ci dice, che il merito delle riforme politiche di Solone e la sua paternità democratica derivano dalla volontà di eliminare le oligarchie: egli fu “un buon legislatore che abolì l’oligarchia divenuta troppo potente, mise fine alla servitù del popolo ed istituì la democrazia patria con una costituzione che sanciva una saggia combinazione di classi[2].

Tuttavia, nonostante l’illustre testimone, anche l’idea aristotelica non mi sembra precisa. Intanto perché non è proprio vero che Solone abolì l’oligarchia. Intanto perché Solone era un aristocratico, appartenente allo stretto gruppo di eupatridi, cioè di coloro che erano nati bene, in un’epoca in cui nascere faceva tutta la differenza. Tra il VII e il VI secolo a.C., Atene era preda di forti conflittualità che mettevano a rischio proprio l’aristocrazia degli oligarchi. Marco Bettalli calcola una forte concentrazione della ricchezza,  che i proprietari fondiari non era più del 20% della popolazione, mentre “il rimanente 80 per cento e oltre è composto di persone costrette a vivere come salariati o affittuari di terre delle quali non detengono la proprietà[3]. Una situazione con un tasso entropico molto alto e crescente, con una permanente insorgenza conflittuale che, come già spesso precedentemente avvenuto, avrebbe potuto far saltare il banco e determinare la fine dei privilegi oligarchici. Solone fu nominato e non eletto, tra loro, perché era il più aristocratico di loro e perché, gattopardescamente, doveva cambiare tutto affinché nulla cambiasse. È improbabile dunque che il buon legislatore, come credeva Aristotele, avesse eliminato la Oligarchia e, con essa, se stesso; comunque la fonte del suo potere.

Infatti, Solone, nominato Tiranno con i poteri assoluti (per cui la forma contraddittoria ma usuale della Grecia Arcaica di tirannide elettiva), era “profondamente convinto che la giustizia sociale non passi attraverso l’egualitarismo, ritiene che le differenze sociali debbano rimanere e i ricchi abbiano il diritto di godere dei loro beni, stante la loro superiorità”[4]

E allora resta il quesito: perché il mito genetico di Solone?

Perché Solone per primo introdusse nella politica il fondamentale concetto di eunomia, il concetto di equilibrio; quel tipico e particolare equilibrio che deriva soltanto dal buon governo.

Sarà un concetto fondamentale per la democrazia ateniese e che, successivamente, sarà ripreso con notevole vigore da rinascimento italiano. Il senso profondo di questo equilibrio è dato dal fatto che, per la prima volta, la ricchezza non deriva dalla nascita, ma dall’agire economico (e politico). Non abolisce l’Oligarchia perché il regime è sempre basato sulla ricchezza, ma questa ricchezza, anche se con estrema difficoltà, è accessibile, anche sempre discriminante della popolazione ateniese.

Solone raggiunge l’equilibrio politico con 3 riforme sostanziali:

·         Quella fiscale, che consiste nella abolizione dei prestiti alla persona e i debiti che avevano ridotto molti cittadini ateniesi alla schiavitù, oltre che la trasformazione del regime di proprietà fondiaria;

·         Quella elettorale, che consiste nella sostituzione del ceto politico decisionale, quelli che sono oggi i parlamentari e che anche allora era il potere legislativo in cui erano rappresentate lestirpi (γένη) aristocratiche in un organo di quattrocento membri, la “Boulé (βουλή) dei Quattrocento” (cento membri per ognuna delle quattroi tribù gentilizie OpletiArgadeiGeleonti ed Egicorei).  La nuova Boulé viene costituita da nuovi 4 ceti sociali definiti sulla base della propria ricchezza, le cosiddette classi censuarie (Pentacosiomedimni - coloro che ogni anno ricavavano almeno 500 medimni di grano dai loro campi o avevano comunque un reddito pari a tale somma-, Cavalieri - coloro che ricavavano almeno 300 medimni o erano in grado di mantenere un cavallo -, Zeugiti - coloro che ricavavano almeno 200 medimni o erano in grado di mantenere una coppia di buoi da aratro- ,Teti  - la maggioranza, coloro che guadagnavano meno di 200 medimni, compresi i nullatenenti).

·         Quella del linguaggio, del codice giuridico della città, con la redazione di un linguaggio più complesso e completo, di un codice di leggi estensivo che regolava una serie di comportamenti del vivere comune. Un vero e proprio corpus normativo a cui poteva accedere ogni cittadino ateniese, direi, qualsiasi cittadino che lo desiderasse (ho boulomenos).

Erano (e sono) i tre fattori morfologici che determinano l’equilibrio (o lo squilibrio) dei network politici di sempre, ora come allora. 

Solone, per primo ci ha insegnato, che senza incidere su quei fattori morfologici l’equilibrio, quel tipico equilibrio dovuto alla buona amministrazione, non si raggiunge. In questo senso lui è stato il vero artefice di un processo politico irrefrenabile che ha portato alla democrazia.

Questi fattori morfologici ci servono ora come allora, sono gli unici che stabiliscono la qualità dei nostri di vita network sociali e ci offrono la possibilità di correggerci, giacché, come è noto, il valore epistemologico della democrazia sta nel fatto che è l’unica condizione politica in grado di migliorare se stessa imparando dai propri errori.

Blog di Ceci


[1] Salvadori L. Massimo, Democrazia. Storia di un’idea tra mito e realtà, Donzelli Editore, Roma 2015, pag.3

[2] Aristotele, Politica costituzione di Atene, a cura di C. A. Viano, Utet, Torino 1955, pag.124

[3] Bettalli Marco, Atene in età arcaica, in Eco Umberto (a cura di), L’Antichità, vol. 3 Grecia, La biblioteca di Repubblica – L’Espresso, Milano 2013, pag. 223

[4] Bellalli M., cit. 2013, pag. 224 

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