Agorà Magazine

BABELE anno 2.012 d.C. 3.

martedì 5 giugno 2012 di Carlo Forin


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“A San Giustino il nuovo Calendario dedica una memoria obbligatoria tutta la Chiesa [1], perché costituisce l’immagine del pensatore il quale, trovata la verità, non vi aderisce soltanto con l’intelletto, ma la vive nella pienezza della fede, fino a sacrificare, a quella verità, la propria vita. Era nato, nel II secolo dopo Cristo, a Sichem in Samaria. [2]”

La Gioia di Dio mi fa celebrare san Giustino nel mio 64° compleanno in u er u, “cammino in mezzo ad U, il tutto”.

Stamani, ho letto io il passo dalla prima lettera di Pietro sulla rottura con il peccato:

Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato, per non servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio, nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivono secondo Dio nello spirito.

La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati [mi vengono in mente le parole domenicali del Papa contro la diffidenza nds]. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come tutti i buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!

Con tutta l’energia di cui sono capace, io grido il vangelo di oggi (Mc., 11 12-25):

La mattina seguente, mentre uscivano da Betania, [Gesù] ebbe fame. E avendo visto

lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era quella infatti la stagione dei fichi. E gli disse: -Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti -. E i discepoli l’udirono.

Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a cacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: -Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata

casa di preghiera per tutte le genti?

Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!-.

L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi [ode il cardinal Bertone? [3]] e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo comportamento. Quando venne la sera uscirono dalla città.

La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordandosi, gli disse: - Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato -. Gesù allora disse loro: - Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi dei vostri peccati.

Io ti confermo: tu hai esaudito la mia ricerca della verità etimologica in questa Babele 2012.

Chiedo al cardinal Bertone, che ricordo perché due anni fa era in procinto di conferire la pubblica perdonanza a Berlusconi perché potesse farne pubblico sfoggio, di convertirsi da Corvo.

Fichi sono HI KI, ‘gioia di terra’.

E’ ancora in tempo per non far la fine di quel fico!

[1] Il 1° giugno.

[2] Piero BARGELLINI, Mille Santi del giorno, Firenze, Vallecchi, 2007: 305.

[3] la Repubblica, 1 giugno 2012: Ezio Mauro, Il Corvo e Bertone, la guerra medievale alla corte del Papa.


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