Agorà Magazine

Claudio Santamaria, Filippo Nigro, Massimo De Santis e Nicole Murgia all’Ambra Jovinelli in "Occidente Solitario"

Una commedia dell’inglese Martin McDonagh d’origine irlandese tradotta dall’italiano Luca Scarlini e diretta dal colombiano Juan Diego Puerta Lopez

mercoledì 21 marzo 2012 di Enza Beltrone


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Claudio Santamaria, Filippo Nigro, Massimo De Santis e Nicole Murgia interpretano “Occidente Solitario” di Martin McDonagh per la regia del colombiano Juan Diego Puerta Lopez. Spettacolo, tradotto da Luca Scarlini, in tournée dal 20 gennaio 2012, rimarrà all’Ambra Jovinelli sino al 25 marzo, ove ha già riscosso un ottimo successo.

Tratto dalla trilogia di McDonagh, inglese di nascita ma irlandese di discendenza, giovane regista, sceneggiatore e commediografo, che scrive, o descrive, tratti di personaggi contemporanei, calati nel territorio al fine di tracciare gli aspetti coloratamente forti ma caratterizzanti quella stessa cultura. La bellezza e la particolarità di questo spettacolo sta nell’adattamento, nella contaminazione del linguaggio, la stessa che McDonagh mette in atto nel creare storie e persone, passando per la provincia, la città e i linguaggi televisivi, così da fare del termine “contaminazione” elemento centrale della drammaturgia. La stessa missione è toccata ai nostri interpreti nel tentativo di rendere il copione familiare e riconoscibile agli spettatori italiani. Santamaria parla del linguaggio volgare, scelto per esprimere la violenza delle liti fra i due fratelli. Coleman usa un linguaggio basso,ordinario, quello di un uomo che vive a stretto contatto con il whisky. Una commedia nera ove il conflitto continuo e il gioco al massacro di due fratelli che dal funerale del padre iniziano un processo regressivo dei personaggi stessi. L’infantilismo tra i due, afferma Filippo Nigro, passando per i ricordi è l’aspetto positivo. Il suo personaggio Valene, uomo possessivo, folle ma ingenuo al punto da essere manipolato dal fratello. “… è come un cagnaccio che abbaia sempre ma non fa male”, ossessionato dalla collezione di statuette di vari materiali e ossessivamente attaccato alle sue cose, tanto da piangere quando il fratello Coleman in una lite rompe il suo forno.
Fra i due la figura di Padre Welsh, interpretato da Massimo De Santis che, parlando del personaggio, ne descrive la chiave grottesca. L’uomo diventa inerme in seguito ai mali umani e sociali avvenuti nella sua comunità, omicidi, finti incidenti e suicidi. Cercherà di placare gli animi dei fratelli, uno dei suoi crucci più grossi, aggravato dalla morte sospetta del padre. I dubbi lo dilanieranno però al punto da decidere di togliersi la vita. Poi c’è Ragazzina, interpretata da Nicole Murgia, che smercia Whisky a domicilio, altra preoccupazione del parroco che sottovaluta i veri motivi che hanno spinto la giovane stessa a questa condotta. Sarà l’unica a parlare a Welsh in modo sincero ascoltando le sue preoccupazioni nelle confidenze che l’uomo le farà. Ragazzina rappresenta l’elemento chiave per comprendere le caratteristiche intrinseche della gente e di quei posti: elisir di vita che cattura ogni cittadino risollevandolo dalla vita piatta. Dispensatrice di whisky di cui lo stesso Padre Welsh ne è vittima, ubriaco dall’inizio alla fine.

Alla domanda se c’è qualcosa di buono in quei personaggi che rasentano l’essere miserabili, Santamaria risponde, dando prova dell’umanità di Coleman (il suo personaggio), citandone una sua frase: “cosa c’è di male a combattere, mi piace una bella lotta, se lotti vuol dire che te ne frega”!
Filippo Nigro, che restituisce una dettagliata interpretazione dell’insicuro e stolto Valene, trova il lato positivo dei personaggi nella regressione psicologica che fa emergere l’eterno infantilismo dei due fratelli quando tentano la pace. Claudio Santamaria aggiunge che la storia di Coleman ricorda quella, troppo spesso, ascoltata nelle province italiane dove si uccide la madre, il padre, la moglie o i figli in preda alla leggerezza e alla follia.
Arriva forte come l’ultimo bicchiere di whisky allo stomaco vuoto la critica sulla Chiesa,beffeggiata dalla patologica fissazione di Valene per le statuine sacre e, sicuramente raggiunge il picco, sulla disapprovazione del perdono per la salvezza. Intessuta per tutto lo spettacolo, la condanna messa in scena da Martin McDonagh alla fede cattolica degli irlandesi, motivo di cinismo e satira inglese, calca la mano e pone l’accento sul problema dell’assoluzione, se uccidi 10, come 20 persone, il pentimento ti salva l’anima ma se ti suicidi sarai dannato per sempre. Lasciando tale concetto orfano di ulteriori spiegazioni e motivazioni.

Occidente Solitario, in replica all’Ambra Jovinelli fino al 25 marzo, spettacolo suddiviso in 2 atti, durata complessiva di due ore ha debuttato in prima nazionale lo scorso 20 gennaio al Teatro Manzoni di Pistoia ed è prodotto dalla Compagnia Gli Ipocriti in coproduzione con l’Associazione Teatrale Pistoiese.


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