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Fare l’amore è una sofferenza per un’italiana su 7. I ginecologi: "resta ancora un tabù e la coppia va in crisi"

Oggi a Milano il primo corso nazionale sul dolore femminile della “Fondazione Graziottin”

venerdì 12 marzo 2010 di Redazione Salute & Benessere


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Dopo la menopausa il 44% sente male durante i rapporti. Spesso i ginecologi ignorano i segnali del corpo: se si interviene fin dall’adolescenza è possibile prevenire i disturbi. Ecco come.
Milano, 12 marzo 2010 – Il dolore sessuale femminile (dispareunia) è un ‘segreto’ molto diffuso: ne soffre il 15% delle donne in età fertile e la percentuale sale fin quasi alla metà in quelle in menopausa (44%). Con gravi ripercussioni sulla loro qualità di vita e sulla coppia. Tra i fattori scatenanti, quelli biologici (infezioni recidive da candida o pelviche, endometriosi, iperattività del muscolo che circonda la vagina, stipsi fin dall’infanzia), psicosessuali (paure, inibizioni educative o disturbi d’ansia), ma possono essere fonte di dolore alla penetrazione anche i preliminari frettolosi, i conflitti col partner e la scarsa compatibilità anatomica.

Per far luce su questo intimo disturbo la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia, organizzano oggi a Milano il primo corso nazionale di formazione. “Si tratta di problemi frequenti – afferma la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che al dolore della donna ha dedicato la Fondazione che porta il suo nome - ma che sono tabù per i medici: non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi”.

“È necessario sviluppare tra i professionisti una nuova sensibilità – afferma il prof. Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) - per cogliere i “campanelli d’allarme” dall’infanzia (come la stipsi ostruttiva o i disturbi minzionali) e dall’adolescenza per intervenire precocemente. La nostra Società è fortemente impegnata nella lotta a questa sofferenza”.

Ma quali sono i segnali da non sottovalutare?

“La difficoltà ad inserire il tampone interno, spesso dovuta non alla scarsa dimestichezza ma ad un ipertono muscolare o a un imene troppo stretto o rigido - spiega la Graziottin -. E se la “prima volta” circa i due terzi delle ragazze sente male, nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi. Anche alcuni consigli pratici possono essere d’aiuto. Come indossare biancheria intima di cotone bianco, preferire le gonne, usare protezione intima in fibre naturali, detergenti a pH 5, non profumati. In caso di vulvodinìa (la sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare), evitare esercizi fisici che comportino un eccessivo sfregamento e frizione, come la bicicletta”.

“Scopo condiviso della Fondazione e della nostra Associazione è mettere al centro della diagnosi di dolore la donna e le patologie che posso concorrere al quadro clinico – aggiunge l’altro presidente del corso, il dr. Filippo Murina Primo Referente Servizio di Patologia Vulvare dell’ Ospedale V. Buzzi e Direttore Scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia -. L’impegno è molto pragmatico: fornire ai colleghi linee guida e indirizzi clinici concreti, basati su un rigoroso razionale fisiopatologico, così da aumentare il numero di medici che possano curare questi problemi in modo definitivo, con piena soddisfazione della paziente e del professionista”.

Maggiori informazioni sulle attività promosse dalla Fondazione sono reperibili nel sito www.fondazionegraziottin.org, dove è stato attivato anche un sondaggio sul dolore al femminile che per la prima volta in Italia raccoglierà dati certi su questo tema.

Spesso i fattori in gioco sono di natura diversa ma contemporanei: la sindrome della vescica dolorosa, quella del colon irritabile, ma anche fibromialgia e cefalea, dolori pelvici e addominali, muscolari, sono tutte situazioni che hanno in comune uno stato infiammatorio che va affrontato in modo multidisciplinare.

Fra i momenti di particolare vulnerabilità nella vita sessuale vi sono l’adolescenza, quando la più elevata promiscuità e le scarse competenze rendono le ragazze più a rischio di infezioni e altre malattie, la menopausa, che priva le donne dell’azione positiva degli estrogeni sul desiderio, e il parto.

In particolare, a 6-8 settimane dalla nascita del bambino, il tempo che trascorre in media prima della ripresa dei rapporti sessuali, circa la metà delle mamme riferisce dispareunia.

Dopo 6 mesi viene riportata da una su quattro ed è ancora presente nell’8% dopo un anno. Altra fase da seguire con estrema attenzione è la scelta contraccettiva: “Talvolta gli anticoncezionali ormonali vengono “accusati” di essere nemici della sessualità e del desiderio – afferma la prof.ssa Graziottin -, ma molto spesso si tratta di una colpevolizzazione ingiustificata. È molto più semplice identificare nella pillola l’origine di un disagio piuttosto che risalire a quali sono i disturbi e le comorbilità che possono provocare dolore e secchezza. Senza dimenticare che, soprattutto in alcune formulazioni, può essere un’alleata formidabile contro l’endometriosi, un disturbo molto invalidante che colpisce tre milioni di italiane. Il dialogo medico-paziente è fondamentale per affrontare in modo appropriato anche le implicazioni sessuali della contraccezione e massimizzarne gli effetti”.

Questo tema sarà al centro di una tavola rotonda durante il corso, che si tiene presso il museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.

Coinvolte direttamente anche le Associazioni rappresentanti delle pazienti: l’Associazione Italiana Vulvodinia, l’Associazione Italiana Cistite Interstiziale, l’Associazione Italiana Endometriosi O.N.L.U.S. e l’Associazione Nazionale Fibromialgia e Stanchezza Cronica. “Siamo infatti convinti – concludono Graziottin e Murina – che le associazioni svolgano un insostituibile ruolo nel supporto alle donne, che va potenziato e integrato nel sistema. Il nostro obiettivo è una crescita condivisa, scientifica e clinica, per fornire strumenti concreti per cambiare il nostro approccio quotidiano a queste malattie, guardando la persona e non il sintomo”.

Intervengono alla giornata 21 relatori e oltre 150 iscritti, fra ginecologi, psicologi, ostetriche e fisioterapisti.

Ufficio stampa

Intermedia

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