Agorà Magazine
La Riforma Gelmini nella Scuola italiana all’Estero

Il latino? È inutile quindi rivoluzionario

mercoledì 14 marzo 2012 di Antonio Nazzaro Zambon


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Gli italiani all’estero scoprono che nelle scuole italiane con l’arrivo della riforma Gelmini il latino dovrà lasciare spazio alle materie scientifiche. Si sapeva che gli studi umanisti sono secondo il “nuovo” modello culturale poco utili e anacronistici per farla breve.

Non sono certo io che posso difendere il latino, anche se è stato tra le mie “sudate carte” un peso di non poco conto. Però in Latinoamerica, nel gioco dell’incontro delle culture non tanto quelle della Conquista se non quelle successive dell’immigrazione, al latino è stato dato un valore nuovo ed in futuro potrà trasformarsi in un punto d’incontro culturale senza precedenti.

Da un lato gli emigranti, attraverso il latino rafforzano e riscoprono l’origine della loro lingua sia dialetto o italiano o spagnolo o portoghese, brasiliano, dall’altro, ad esempio, i
venezuelani scoprono l’origine della lingua a cui sono stati sottomessi e attraverso questa conoscenza riscoprono tutte le parole proprie che definiscono lo spagnolo del Venezuela. Allo stesso tempo si crea un territorio culturale nuovo dove l’inserimento di un corso sulle lingue pre-ispaniche creerebbe un unicum di identità e diversità culturale mai sperimentato a livello accademico.

A molti emigrati e colleghi professori quest’articolo deve sembrare una follia e hanno ragione, vista la difficoltà di far riconoscere lo studio dell’italiano come lingua seconda o straniera L2 o LS e non farlo diventare una lingua di serie B nelle scuole dell’Argentina o del Brasile e altri Paesi latinoamericani.

Quasi sempre abbandonati a se stessi dalle Istituzione preposte, gli immigrati hanno portato avanti queste battaglie per l’italianità quella vera, non quella della canzonetta e Miss Italia, quella della cultura non della cultura del divertimento.

Se poi guardiamo al Venezuela e alle iniziative di aprire nuove scuole italiane gestite dalle Istituzioni e da privati abbiamo il risultato di un investimento di circa un milione di euro, il titolo di maturità ottenuto solo da 5 alunni e la scuola chiusa (caso scuola Garibaldi NdR).

In questo scenario il latino, come molte cose diventate “inutili”, diventa rivoluzionario, perché richiama alla cultura alta ma aperta che apre la testa e ti permette di pensare di farti capire e di mettere in relazione elementi diversi che l’insegnamento “settoriale-imprenditoriale” non prevede e questo spiega anche lo stato dell’impresa italiana almeno in parte.

Come si fa a gettare le basi di una nuova scuola dove la preoccupazione è quella di creare menti più scientifiche senza però poter avere in aula un computer e spesso con libri pubblicati negli anni 60? Facile, togliendo il latino.


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