Agorà Magazine
Psicologia

In attesa del colpo di grazia

sabato 30 giugno 2012 di Alejandra Daguerre


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Non so perché, ma noi donne abbiamo la sensazione che gli uomini non soffrano per amore, anzi crediamo che non subiscano mai delusioni amorose, mentre noi -rappresentanti del gentil sesso - apparentemente siamo nate per soffrire senza essere corrisposte. Ieri ho incontrato un amico, un grande amico d’infanzia, di quelli che in un paio di secondi ti rivelano la loro "radiografia emozionale". Era il ritratto fedele di un uomo distrutto dall’amore... correggo: era il vero esempio di un uomo abbattuto da una delusione amorosa.

Dopo il divorzio - e dopo aver imparato di nuovo a vivere da solo, a ripetere automaticamente il programma della lavatrice, ad essere al corrente di quanto è aumentata la spesa del supermercato e già quasi abituato al silenzio delle notti eterne di depressione e riflessioni - è arrivato improvvisamente e di sorpresa il suo ʻsecondo grande amoreʼ. Si sentiva di nuovo un uomo realizzato, il sorriso era riapparso sul suo volto, così come era riapparsa la voglia di uscire e di scoprire posti nuovi e, quasi per magia, cominciava a domandarsi se le lenzuola si dovevano lavare con lo stesso programma delle magliette di cotone…(cantate con me: “Love is in the air”).

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Alejandra Daguerre è nata a Buenos Aires, dove vive e lavora. Laureatasi in Psicologia nel 1990 all’Università del Salvador nella capitale argentina, ha dapprima lavorato nella Fondazione Argentina per la Lotta contro il Mal di Chagas, nel dipartimento di Psicologia, poi per tre anni presso il Ministero del Lavoro e della Sicurezza sociale (interviste di preselezione, programmi di reinserimento lavorativo e tecniche di selezione del personale), poi dal 1994 al 1999 nella selezione del personale per l’Università di Buenos Aires. Dal 2003 al 2009 ha lavorato presso l’Istituto di Estetica e Riabilitazione Fisica “Fisiocorp”, dipartimento di Psicologia, nel trattamento psicologico di pazienti con malattie croniche e pazienti in riabilitazione fisica a lungo termine. Dal 1991 opera in attività libero-professionale nel campo della psicologia clínica, per adolescenti e adulti, con metodiche di psicoanalisi e con ricorso all’arte-terapia e terapia occupazionale, utilizzando l’arte come elemento di catarsi terapeutica.

Pronto a tutto e a non ripetere gli errori, questa volta è “PRESENTE”: telefona, propone programmi romantici, invia messaggini... c’è, c’è e vuole esserci sempre di più. Fa progetti, lascia volare l’immaginazione, perde la paura di avere più figli... sente, sente, e vuole sentire di più... Vuole camminare tenendosi per mano, vuole sentire il vento sulla faccia, vuole pensare al domani... vuole, vuole e vuole sempre di più... Ma un giorno comincia a sentire che sta rimanendo da solo. Le sue migliori intenzioni sono finite in prognosi riservata. La sensazione che gli diceva che questa era la volta buona è cambiata all’improvviso e i suoi programmi di “sarà per tutta la vita” sembrano avere poche possibilità di sopravvivere...

(Incredible but real) succede anche agli uomini e soffrono allo stesso modo. Guarda il telefono, riguarda, si assicura che sia acceso, ma non squilla... Guarda la foto, quella che si erano fatti insieme, e non riesce a capire... Si accorge di essere sensibile, di sentirsi vulnerabile, ha bisogno di una parola di affetto, sente la mancanza di una carezza (di quelle che lo facevano sentire uomo), piange e si arrabbia quando si rende conto di trovarsi in un ruolo un po’ ’femminile’... In testa gli rimbombano le frasi di vecchie storie d’amore, fra le quali il ricordo di una ragazza che aveva avuto quando era adolescente, che, andandosene disfatta dal dolore, gli aveva augurato minacciosa: «Spero che prima o poi qualcuno ti spezzi il cuore come tu hai fatto a me... ».

Dal punto di vista dei debiti, adesso non deve più niente alla vita; dal punto di vista dell’amore, ora sa cosa significa non essere corrisposto; dal punto di vista dell’orgoglio, ha imparato cosa vuol dire sentirsi nudo, debole e afflitto. Se si tratta di una questione di dolore, lo strappo si fa sentire chiaramente e - dal punto di vista dell’uguaglianza di genere - deve proprio succedere una cosa così per farci sapere con certezza che anche loro soffrono? Donne, riflettiamo con amore. Facciamoci una sana autocritica. Smettiamo di goderci il dolore di un ex partner. Finiamola con le strategie deliberate per farli soffrire giocando a vendicarci sulla base del famoso ʻavrà paura di perdermiʼ.
Lasciatemi continuare a credere che «l’amore non dev’essere sofferenza. Ciò che ti fa soffrire, di sicuro non ha nulla a che fare con l’amore!»

*psicóloga e psicoterapeuta in Buenos Aires


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