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L’Osservatorio Economico delle Regioni del sud: una realtà avvertita, preludio al “Progetto Sud”

mercoledì 13 ottobre 2010 di Domenico Esposito


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Un “Osservatorio Economico delle Regioni del Mezzogiorno” mancava nel novero delle strutture private che dedicano attenzioni all’economia, all’industria, al commercio. Strutture che costituiscono un supporto alle istituzioni pubbliche ed in definitiva una utile guida che talvolta ne anticipa o ne forza l’attività, all’ombra di uno spauracchio: la burocrazia (dal francese boureau, ufficio e dal greco kratos, potere, quindi “ufficio di potere”, richiamo che non ce la sentiamo di ignorare e ripeteremo fino alla nausea), della quale spesso non riusciamo a dire bene.

Meritevole di ogni considerazione – perciò – la struttura messa a disposizione degli enti locali dall’ “Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno” (Svimez). Altrettanto degno di menzione il fatto che vi hanno già aderito la Basilicata, la Calabria, la Campania, il Molise, la Puglia e la Sicilia. Fatto strano, degno di riflessione: nel novembre 2008, a Palermo, la Svimez illustrò il progetto ai presidenti delle Regioni meridionali durante una sessione, i quali tutti lo sottoscrissero con tanto di firma autografa. Vero è che nel frattempo – ecco un “neo” – alcuni presidenti hanno lasciato la poltrona ai subentranti. Ma è altrettanto vero che la Svimez, promotrice, ha mostrato di avere altri impegni fino ad ora.

Comunque siano andate le cose, in quest’anno di grazia 2010 l’Osservatorio Economico delle Regioni del Mezzogiorno è una realtà. Chiariscono i promotori: le regioni aderenti dispongono del supporto tecnico e analitico dell’Associazione Svimez “per monitorare l’andamento dell’economia e valutare l’impatto dei principali interventi di politica economica europea e nazionale, attraverso la redazione di rapporti congiunturali e analisi di carattere più strategico”.

Ottimi propositi. Ai quali dà una nuova carica il presidente dell’Associazione, Adriano Giannola, chiarendo che “l’obiettivo dell’Osservatorio, è quello di sviluppare e definire con le Regioni l’articolazione di un “Progetto Sud” volto a rilanciare le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno all’interno di una nuova strategia di crescita del Paese. Per farlo promuoveremo e sosterremo nuove forme di interazione e collaborazione tra le Regioni che hanno difficoltà a fare rete su obiettivi comuni, attraverso un approccio scientifico e indipendente su temi centrali per lo sviluppo: la logistica e le politiche infrastrutturali, l’energia e la green economy, le politiche industriali, il capitale umano. Il primo banco di prova è costituito dalla valutazione degli effetti dei decreti attuativi del federalismo sulle Regioni”.
Va ancora sottolineato che le 7 Regioni del Sud Italia i cui governatori nel 2008, a conclusione dell’incontro su “Il federalismo e le ragioni del Mezzogiorno”, sottoscrissero il documento unitario programmatico sulle priorità del Meridione dimostrarono di essere fermamente convinti di dover strillare per ottenere ciò di cui ha bisogno appunto il sud del Paese.

“In Italia – rilevarono i 7 nel documento - è stato avviato un processo di riforme istituzionali che a partire da quella del Titolo V della Costituzione mira, attraverso il processo di federalismo fiscale in atto, a rafforzare la competitività del sistema Paese, qualificando l’uso delle risorse pubbliche attraverso impieghi più produttivi; obiettivo, questo, da conseguire con una forte assunzione di responsabilità, coniugata a una irrinunciabile dimensione solidale”. Gli osservatori, nella circostanza, sostennero che proprio loro, i 7 presidenti intendevano richiamare l’attenzione del Governo nazionale “su alcune priorità politiche e programmatiche il cui rispetto è reputato necessario al fine di accelerare e incrementare il processo di crescita economica e sociale che sia il Sud sia l’intera Nazione attendono”.
Inoltre, va ancora a loro merito l’aver inserito, tra i cinque punti affrontati nel documento, accanto alle infrastrutture, all’inclusione ed integrazione sociale ed ai fondi per il sud, l’Oservatorio economico e sociale del Mezzogiorno.

Sono di attualità i rilievi inseriti nel primo punto, quello sulle infrastrutture. La richiesta fu esplicita: “un definitivo allineamento ai livelli nazionali, attraverso un sistema integrato di investimenti pubblici e privati”. In particolare, si legge nel documento, bisognerebbe porre attenzione “alle reti di comunicazione e trasporto, condizione essenziale per la competitività del territorio”.

Né va sottovalutata la proposta, inserita nel terzo punto di attuare “un programma straordinario di politiche sociali, educative e di contrasto alla povertà, teso ad accrescere i livelli di inclusione, coesione e integrazione sociale nelle aree di più accentuata marginalità”.

La dimensione del momento esasperato nel quale vivevano i 7 presidenti, emerge dalla lettura del quarto punto, dedicato ai fondi previsti per il Mezzogiorno. Il documento fa esplicito riferimento alla necessità che venga bloccata “ogni iniziativa tesa a stornare risorse finanziarie originariamente destinate al Sud, in particolare attraverso la riduzione del Fondo delle Aree sottoutilizzate, per interventi riguardanti altre aree del Paese o l’intero territorio nazionale”. In particolare, “vanno riprese le politiche di sviluppo per il Sud di natura ordinaria che in questi anni sono state ridimensionate o annullate”. Pesante, il chiaro riferimento a ciò che non va fatto a danno del sud.
Anche i commenti dei protagonisti, riletti, hanno un peso: Raffaele Lombardo, governatore della regione Sicilia dichiarò “rilanciamo con forza la questione Meridionale che negli ultimi anni non ha fatto parte dell’agenda politica. Le Regioni del Sud sono unite e, se mettiamo da parte le carriere personali e i nostri interessi politici, credo che faremo una cosa intelligente a servizio della nostra terra”.

“Dobbiamo andare con una posizione comune al confronto con il governo e ci andremo - spiegò il governatore della Sardegna, Renato Soru - con il contributo di elaborazione di una commissione tecnica composta da economisti e costituzionalisti che ci permetta di affrontare la questione senza nessun timore, a testa alta e con una volontà propositiva di fronte al governo e al Nord Italia”.
Il presidente del Molise Angelo Michele Iorio osservò: “L’unità delle Regioni del Sud ha un valore politico straordinario; insieme rappresentiamo 20 milioni di italiani i quali non possono non dire la loro sul futuro sviluppo del Paese e dunque sul progetto di federalismo”.
“Sul federalismo le Regioni del Sud stanno insieme, superando così le barriere ideologiche, bandiere ormai consumate” ha detto il presidente della Calabria Agazio Loiero.

Lapidario ed altrettanto efficace Antonio Valiante, vice presidente della Campania: il federalismo rispetti 3 precisi principi: “Efficienza, responsabilità e solidarietà”.

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