L’isola felice...economicamente soft
venerdì 26 ottobre 2007 di Pietro Dommarco
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Lidea di isola felice propinataci in questi anni, ad ogni tornata elettorale, ad ogni comizio, ad ogni nuova proposta di legge, ad ogni inchiesta, non poi tanto distante dalla realt dei fatti.
Viviamo in un’isola felice e sfido chiunque ad affermare il contrario, nonché cimentarsi in un’opera di chirurgia estetica estrema che cancelli dai nostri volti, quotidianamente gioiosi, ogni ombra di sorriso.
La nostra è una felicità che traspare nei gesti, quasi “carioca”; sempre a “zompettare” per le aree parco le Sic e le Zps, concepite a macchia di leopardo proprio per questo motivo: favorire il movimento con un piede qui e un piede lì, un piede qui un piede lì. Che bello! Stimola la diuresi, anche grazie alle acque che sgorgano dalle viscere della terra: le acque con le bollicine, quelle vere s’intende.
Un’isola felice dove si balla e si scherza, dove non si invecchia mai, dove i giovani stipulano patti per l’eternità, dove gli ambientalisti abbandonano al vento enormi drappi bianchi per pulire le impurità atmosferiche, dove i Don Chisciotte in pensione hanno ancora un bel da fare.

Sono poi i Sancio Panza che rovinano tutto. Quelli che un bel giorno smettono di sognare, si svegliano, si guardano intorno, si rendono conto che in effetti si è distanti anche dall’idea dell’isola felice…economicamente soft e che in evidenza ci sono solo i molti aspetti di quel processo definibile “deriva del sistema politico-istituzionale” come “soggetto attuatore” di politiche di deregulation contro l’ambiente e la salute dei cittadini, in un momento storico nel quale si parla tanto di “soft economy”, presunta etica ambientale dell’impresa, rilancio del Made in Italy fatto di sviluppo locale, cibi, cultura, ingegno, buon vivere e ambiente.
Certo. Non si discute l’idea in sé, la teoria ma la prassi, soprattutto in Basilicata, prima regione ad aver aderito all’illuministica Fondazione Symbola. Credete che possa esistere tutto questo, in una “terra di nessuno” che può essere conquistata dai potentati affaristici?
In quella che è la realtà, e non la fantasia e la magia, sembra che lo spopolamento rappresenti una strategia per trasformare questo territorio in un “pozzo nero” capace di occultare, nascondere, smaltire rifiuti di ogni tipo - legali ed illegali - confinandovi anche le identità e le verità scomode di cui la Basilicata ne è il crocevia. Passando dalle metafore ai fatti i Sancio Panza sanno che pochi si occupano in Italia delle vicende petrolifere nelle Valli dell’Agri e Camastra Alto Sauro o la questione rifiuti in Val Basento e nell’area del Vulture, la privatizzazione dell’acqua con la questione Coca Cola, le Scorie Nucleari e le vicende dell’insediamento di numerosi impianti energetici. E’ noto come chi è al vertice di queste attività ha anche le “chiavi” del potere in Italia, non solo economico.
Pochi danno risalto ai diversi fronti di lotta civile ed ai dissensi delle comunità su questi temi. Tra le molte “omertà” c’è quindi quella di continuare a negare che vi siano torte, affari e favori. Pochi propongono ed attuano nelle Istituzioni una programmazione rispettosa dei valori delle comunità, preferendo i benefici della politica asservita a questo e a quell’interesse di parte. Che cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano.
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Pietro Dommarco
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