Agorà Magazine
Polemiche sull’aborto: pro-life contro pro-choice?

La discesa in campo di Ferrara e la protesta delle donne

venerdì 15 febbraio 2008 di Nunzia Auletta


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Il direttore de Il Foglio ha confermato la trasformazione della sua proposta di moratoria sull’aborto in una formula politica che correrà alle prossime elezioni, con la formazione delle liste pro-life che saranno presentate per il Senato, nel Lazio ed in Lombardia. Intanto le donne scendono in piazza a Roma per difendere la legge 194 da quelle che considerano minacce fondamentaliste.

Quella che sembrava una provocazione di un uomo di cultura: la moratoria sull’aborto, richiesta in lettera aperta al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, nel mese di dicembre, si sta trasformando in una crociata politica.

Sembra fare sul serio Giuliano Ferrara, che ha abbandonato la sua trasmissione (8 e 1/2) su la7 ed ha staccato un assegno di 250mila euro, per finanziare una campagna elettorale che si prospetta in salita.
La scelta di correre in solitario (nessun apparentamento accettato dal Pdl) portando come bandiera un valore universalmente condiviso, come la difesa della vita, è senz’altro una scelta coraggiosa e forse anche un dictat di coscienza, di cui bisogna rendergli atto.

In una politica che sembra prescindere dai temi etici per arroccarsi nelle posizioni di potere, con logiche di spartizione ed esclusioni è senz’altro una novità positiva, che testimonia il pluralismo insito nel nostro tessuto sociale.

A chi lo accusa di fondamentalismo e di posizione antifemminista, Ferrara replica su "Panorama": "Se tu affermi ‘voglio obbligare una persona a partorire’ sei un fanatico, se aggiungi ‘voglio punirti penalmente perché rifiuti la maternità’ sei un fanatico. Ma se dici, come la lista per la vita e contro l’aborto ‘voglio che la donna incinta sia un soggetto sociale privilegiato, voglio che sia libera di non abortire per ragioni materiali, di solitudine anche psicologica e morale, non sei né un fanatico né un cinico, sei un essere umano razionale”.

Sottigliezze e distinguo che non sembrano essere percepite dall’opinione pubblica o da chi utilizza la piazza mediatica per rispolverare posizioni conservatrici che mirano alla criminalizzazione delle donne che sono costrette a vivere la terribile esperienza dell’interruzione di gravidanza.

E questa minaccia è stata fortemente percepita da donne di tutta Italia, che ieri hanno manifestato in difesa della Legge 194, spinte ulteriormente dall’episodio di Napoli, in cui la polizia è intervenuta contro una donna che aveva appena subito un aborto terapeutico.

Donne che sono state rassicurare da Livia Turco, che le ha incontrate davanti al ministero della sanità a Roma. "La legge 194 - ha ribadito la ministro- è importante e afferma un principio fondamentale che è quello della responsabilità, della libertà e dell’autonomia delle donne".

A leggere Ferrara, non sembrebbe che la sua battaglia sia contro la libertà delle donne, ma più semplicemente a favore della vita che andrebbe difesa con maggiore determinazione. Principio fondamentale in un mondo perfettibile che deve però fare i conti con chi può cavalcare il tema pro-life come una svolta oscurantista che ribalta il problema.

L’aborto non è la causa, ma è l’effetto. E’ l’effetto della solitudine e dell’emarginazione, dell’ignoranza e le limitazioni economiche, delle violenze e degli abusi.

Come donna, convinta della buona fede di Ferrara, gli chiederei di ampliare lo spettro della sua campagna per i valori. Chi vuole difendere la vita, la gestazione e la maternità, dovrebbe battersi anche per un’altra moratoria: quella della violenza sulle donne!


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