Agorà Magazine
Turismo

Riccione (Rimini) / Cittadini e amministratori, possibili artefici delle “città intelligenti”

lunedì 18 giugno 2012 di Domenico Esposito


Lettori unici di questo articolo: 1198

RICCIONE (Rimini) – La nota apparsa nell’edizione del 29 maggio scorso, con il titolo “Riccione (Rimini) – Premio Egov 2012, scatta il conto alla rovescia”, in attesa del 20 settembre prossimo, ha fatto anche scattare nel lettore qualche curiosità. A chi scrive è stato chiesto di chiarire i contenuti attorno ai quali ruota il Premio. Giusto per stabilire se si tratti o meno di un contentino elargito alla Pubblica Amministrazione per attribuirle una fetta dell’orgoglio nazionale. Insomma, il solito “Pierino” italico ha voluto generalizzare il discorso. E dal momento che la testata si è sempre dichiarata “generalista” - aggettivo riservato a chiunque tratti argomenti di vario genere in contrapposizione a “specialista” ed a “tematico” - il “Pierino” è subito servito.

E’ bene tenere presente che la “città intelligente” pone il cittadino in primo piano, quale protagonista-fruitore di una serie di servizi messi a disposizione dagli amministratori. E in partenza occorre definire quali saranno i “servizi per l’utenza” da mettere a punto nel quadro della progettazione globale. Per cui la “città intelligente” risulterà dal coordinamento della rete di progetti relativi alla mobilità sostenibile come alle energie rinnovabili, ai servizi digitali, alla smart city e perfino al welfare, alla telesorveglianza.

Discorso e impegno gravosi. Tanto che “comuni.it” nel dare notizia del Premio ha titolato “Città intelligenti? Solo con amministratori e cittadini preparati”. Nel contesto, poi, ha affermato: “Sembra infatti che la maggior parte delle smart city italiane sia realizzata più come sommatoria di singoli progetti che non come risultato di una progettazione lungimirante. Giusto parlare di città intelligenti, piuttosto che di smart city (dall’inglese, città intelligente), perché in quest’ultimo caso l’accezione è legata agli oggetti, a un’idea di città intesa come una somma stocastica di oggetti, per cui se hai il palo o la macchina intelligente, anche tu sei intelligente. Non bisogna confondere questi strumenti abilitati a ottenere informazioni e ad aiutarci, con la sostanza”. Acuta osservazione, condivisibile dal momento che scaturisce dall’esperienza di un mezzo, “comuni.it”, qualificato.

Peraltro, a Riccione gli organizzatori, forti dell’esperienza maturata nel corso delle precedenti sette edizioni, hanno previsto nel bando del Premio “quattro sezioni, quattro vincitori, e l’occasione per renderci conto di quanto digitalmente avanzate siano le nostre amministrazioni e, quindi, le nostre città:

Sezione 1: Un governo più aperto. Dedicato ai progetti che mirano ad una maggiore apertura di amministrazioni ed enti, in termini di open government/open data e social media;

- Sezione 2: Servizi all’utenza più intelligenti. Dedicato ai progetti che rendono più intelligente e automatizzato il territorio grazie all’uso di tecnologie quali telesorveglianza e l’infomobilità e con un occhio di riguardo al risparmio energetico;

- Sezione 3: Cittadini più coinvolti. Dedicato ai progetti di inclusione e alfabetizzazione informatica e di infrastrutture aperte per l’accesso alla rete (accessibilità);

- Sezione 4: Una gestione più efficiente e semplificata. Dedicato a quei progetti che mirano alla dematerializzazione, semplificazione di procedure e servizi, g-cloud e sviluppo di app per dispositivi mobile”. Quindi hanno elencato, tanto per orientare i potenziali concorrenti-amministratori, le opportunità offerte dal Premio a quanti abbiano realizzato “servizi e migliorie per l’utenza, green, ict, infomobilità, e-inclusion, accessibilità, alfabetizzazione informatica”, precedute da “open government e sociale media”.

In altri termini e per esplicita ammissione, aleggia su Riccione un principio, definito “idea di base”: non solo raccogliere esperienze ma farle conoscere, per tracciare una cartina aggiornata non solo sul dove c’è innovazione ma soprattutto sul come si fa innovazione.
Parecchio orgogliosi, gli amministratori scendono nei particolari e incoraggiano la partecipazione nel rammentare che “il premio Egov è il riferimento per le eccellenze nella Pubblica Amministrazione, un evento capace di attrarre sia pubblico sia spunti ricchi e interessanti. Nelle passate edizioni le candidature al premio si sono moltiplicate, 150 sono i progetti giunti alla nostra redazione e provenienti da Comuni, Province, Regioni, Asl e Unioni dei Comuni di tutta Italia. Il concorso è dedicato a tutta la Pubblica Amministrazione: Ministeri, Comuni capoluogo, Regioni, Province, Comunità montane, Associazioni e Unioni di comuni, Aziende per la promozione turistica a maggioranza pubblica, Unità Sanitarie Locali e Aziende sanitarie pubbliche e Comuni non capoluogo”.

Un altro segnale esplicito della volontà di mettere in soffitta ogni atteggiamento borbonico di marca burocratica, è lanciato a proposito del “convegno di cerimonia”. L’annuncio sottolinea che sarà strutturato come un talk show nel quale si alterneranno interventi dei relatori, riflessioni del pubblico e interviste ai vincitori del Premio E-Gov 2012. L’obiettivo è presentare in uno scenario partecipato esperienze concrete di successo nel campo dell’e-government insieme al punto di vista di esperti del settore che tracciano scenari possibili per il futuro della pubblica amministrazione”.
Sotto forma di codicillo e nello spirito innovativo di cui – con cognizione – si ammantano gli organizzatori, figurano le riflessioni.

Di diversa natura, tutte correlate all’obiettivo primario, in principio chiariscono che “E-Gov da diversi anni ha scelto esplicitamente di segmentare la partecipazione in base alla tipologia degli enti e ai temi scelti di volta in volta in modo da consentire a qualsiasi amministrazione di trovare un proprio spazio nelle diverse edizioni. Il quadro che emerge è una PA tutt’ora dinamica nelle sue realtà locali e periferiche, ancorché ferite dai tagli selvaggi di questo periodo”.

Ancora, gli organizzatori prendono le distanze dalle scorie della burocrazia, laddove riferiscono: “Nei brevi scambi di battute con i protagonisti e i referenti dei progetti, sono risuonate le parole "è un progetto a costo zero". Ma esiste davvero – si chiedono - l’innovazione a costo zero? E se esiste, è un modello vincente? Crediamo che ci sia un rischio molto grande davanti a questa semplicistica affermazione.

Se è vero che possono essere introdotte significative innovazioni senza bisogno di spendere risorse straordinarie, è anche vero che spesso l’innovazione vincente richiede una strategia di medio-lungo periodo e conseguenti, adeguati, investimenti. Il modello “a costo zero” se adottato acriticamente, rischia di instillare nella mente del burocrate che l’unica cosa che importa in un progetto di innovazione sia l’assenza di un prezzo evidente da pagare”.


Home | Contatti | Mappa del sito | Area riservata | Statistiche delle visite | visite: 14907147

Registrato al Tribunale di Roma n° 358/2007 del 27 luglio 07 Edito da Ass.ne Spazio Agorà CF/IVA 97467680589
Diretto da: Umberto Calabrese
Webmaster and Powered by: ArteCA
web marketing

     RSS it RSSPolitica RSSApprofondimenti   ?

Creative Commons License