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Roma / Lo scontrino fiscale non è un optional

venerdì 9 marzo 2012 di Domenico Esposito


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ROMA – L’Adiconsum Nazionale, per l’ennesima volta, lo scorso 5 marzo è tornata a lanciare la fotografia dello scontrino fiscale. Due gli elementi posti in evidenza: la funzione essenziale assegnata nella lotta all’evasione e l’importanza della custodia da parte del consumatore, nella eventualità debba esercitare il diritto della garanzia.

Il secondo motivo addotto nel messaggio, riguarda soprattutto l’acquisto di prodotti. Da qui a dire che la credenza popolare ritenga siano esclusi gli acquisti dei generi alimentari, poco ci passa. Invece, non è così. Ed è proprio in questo settore che si verificano talvolta le omissioni, magari nei mercati di quartiere.

La tecnica è collaudata: il rivenditore entra in confidenza con il cliente. Di giorno in giorno si guadagna l’amicizia. Quindi lo distrae, durante gli acquisti, con lusinghieri apprezzamenti circa l’abilità nella scelta dei prodotti. Alla fine calcola il prezzo della merce pesata con qualche centesimo in più che subito abbuona. Il gioco è fatto: complici entrambi. Salta l’emissione dello scontrino fiscale. Il cliente passa ad altro banco di vendita.Tecnica affinata.

Eppure è prevista l’eccezione. Nei riguardi del cliente con il quale non si abbia confidenza, l’atteggiamento cambia. Chi scrive, proprio la mattina del 7 marzo scorso, verso le ore 10,30, durante l’affollato mercato del mercoledì, in una piazza della Penisola, avvicinatosi ad un banco ha notato che il titolare, dopo avergli dato un sbirciatina, si è precipitato a procurarsi da un cassetto il rotolino di carta e lo ha sistemato nel registratore di cassa, pronto a rilasciare lo scontrino fiscale. Inutile dire che sarebbe legittimo a chiunque ritenere che fino a quel momento, erano le 11 suonate da poco, nessuno scontrino fiscale sia stato emesso da quel banco ortofrutta. Allora, è doveroso convenire con l’ammonizione velata fatta nel testo dell’associazione di tutela dei consumatori: “Contribuire alle spese pubbliche secondo la propria capacità è un obbligo sancito dall’art. 53 della Costituzione”. Rivolta, l’ammonizione, al sullodato operatore commerciale ed al cliente… distratto. Come pure alle imprese, ai commercianti, agli artigiani, ai professionisti, obbligati a riversare al Fisco “sotto forma di imposta una quota proporzionale di quanto riscosso a titolo di corrispettivo per le attività svolte e i servizi resi”.

In proposito, è anche importante tenere presente, nel ruolo di consumatori, un’ennesima notazione divulgata da Adiconsum. Dice: “È quindi di tutta evidenza che pretendere l’emissione di fatture, scontrini e ricevute è il metodo più efficace per attuare il doveroso contributo di ciascuno alla lotta all’evasione fiscale”. Che significa: consumatori, persuadetevi a diventare attori della lotta all’evasione fiscale, giacché non potete pretendere che alle vostre spalle, durante gli acquisti, vi sia un finanziere a controllare la corretta transazione. Infatti – spiega ancora l’associazione - la fattura viene emessa dai titolari di partita IVA a fronte della cessione di beni e servizi propri dell’attività professionale o d’impresa; lo scontrino e la ricevuta fiscale sono emessi da commercianti al minuto, artigiani, gestori di servizi di ristorazione ed alberghieri, ambulanti e assimilati quando la cessione di beni o la prestazione di servizi è resa ad utenti finali (consumatori).

Vi sono anche altre sottigliezze, sulle quali occorre soffermarsi. Ne ha elencate ben sei il documento dell’Adiconsum e quanto alla loro importanza nessun dubbio. Infatti, sia le fatture e sia gli scontrini devono contenere, secondo prescrizione, gli elementi di seguito elencati:
 dati identificativi dell’esercente l’attività commerciale (denominazione, ditta o ragione sociale o cognome);
 numero di partita IVA ed ubicazione dell’esercizio;
 corrispettivi riferiti ad ogni singolo prodotto acquistato ed eventuali sconti applicati; importo totale della vendita;
 data ed ora di emissione dello scontrino;
 numero progressivo di scontrino fiscale nel giorno;
 logo tipo fiscale (MF) e una serie di numeri/lettere identificativi del misuratore fiscale.

Ora è il caso di chiedere al lettore: compreso il motivo per il quale la presente nota è stata così titolata? La risposta dovrebbe essere affermativa. Anche se, nei panni della massaia, sempre in corsa con il tempo, è umano ritenere che non possa sottilizzare. Tuttavia, in soccorso giunge un consiglio che merita di essere preso in seria considerazione: tenuto conto che la massaia è pressoché abitudinaria, sarà sufficiente che almeno una volta si soffermi a controllare tutte le caratteristiche dello scontrino fiscale ricevuto al momento dell’acquisto. Tranquilla: superato una volta il controllo, difficilmente in seguito dovrebbe riscontrare infrazioni alle norme.

Attenzione, ancora: la nostra massaia potrebbe avere la sorpresa di apprendere che lo scontrino consegnatole contiene la dicitura “non valido ai fini fiscali”. Quello scontrino, emesso da un apparecchio cosiddetto “non misuratore fiscale” va sostituito con un documento fiscalmente valido – avverte l’Adiconsum – da richiedere al fornitore, “valido al fine di certificare l’acquisto”.

Quando infine la massaia presa a modello sia talmente indaffarata da trascurare ogni controllo, consideri che “la fattura, lo scontrino e la ricevuta fiscale assumono rilevanza oltre che per la lotta all’evasione fiscale anche perché sono i documenti comprovanti l’acquisto necessari per l’esercizio del diritto alla garanzia sui beni di consumo. I consumatori hanno diritto alla Garanzia legale di conformità valida per due anni dalla data di acquisto del bene e alle Garanzie convenzionali previste dagli art. 128 e ss. del Codice del Consumo, ma per azionarle devono allegare un valido documento fiscale”. Dal che deriva l’imperativo di pretendere dal fornitore almeno il ripetuto scontrino fiscale prescritto.


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