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Roma / Protezione civile: in Conferenza delle Regioni, Errani sostiene: dare vita a provvedimento meditato e condiviso

martedì 17 aprile 2012 di Redazione Politica


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ROMA - Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, è intervenuto il 13 aprile in occasione degli “Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile” che si sono tenuti presso l’Università degli Studi Roma Tre - Aula Magna Facoltà di Lettere e Filosofia - alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Si riporta di seguito il testo integrale dell’intervento del Presidente Errani.

Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio, Autorità tutte, Volontarie e volontari della protezione civile
Ringrazio innanzitutto il Prefetto Gabrielli che ha voluto e pensato questa iniziativa, a 12 anni di distanza dagli “Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile”, di Orvieto. Un incontro a lungo atteso e che rappresenta un’importante occasione di dialogo, confronto e scambio di esperienze e progettualità tra le varie realtà del volontariato nazionale di protezione civile.

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Il volontariato è il pilastro portante del Sistema nazionale di Protezione Civile. Ce lo ricorda quanto avvenne a Firenze nel 1966 (come abbiamo visto nel filmato di apertura di questi Stati Generali) così come l’Irpinia del 1980. Fino al grande sforzo di solidarietà prestato in occasione del terribile sisma che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo nel 2009, nel corso del quale – come ricordato da uno dei documenti posti in discussione nell’ambito di questi stati Generali – si è dimostrata chiaramente la grande capacità d’intervento qualificato che le associazioni di volontariato sono in grado di mettere in campo. Questo è un valore fondamentale del nostro Paese, segno di un tessuto sociale forte, vitale, solidale. Una ragione vera nei momenti di difficoltà, di speranza.

E ce lo ricorda – lasciatemelo citare perché ho vissuto l’esperienza da vicino – l’impegno del volontariato nella recentissima “emergenza neve” di inizio febbraio, affrontata grazie allo sforzo di migliaia e migliaia di volontari così come è successo in altre Regioni più colpite. Insomma questa è la Protezione Civile: un sistema che c’è e funziona.
Mi limito ad indicare solo questi episodi, dai più lontani ai più vicini nel tempo, per sottolineare il ruolo fondamentale svolto sempre, in occasione di tutte le emergenze, da parte di chi è pronto a mettere a disposizione del prossimo, competenze, professionalità, passione e intelligenza, in modo disinteressato. Quella del volontario di protezione civile è infatti una vera e propria missione, tesa a proteggere le persone e la comunità in caso di calamità naturali ed eventi emergenziali: un autentico contributo alla realizzazione del bene comune, che rappresenta sempre l’orizzonte della convivenza, anche e soprattutto nei momenti delle grandi prove. Un’espressione autentica e spontanea della generosità e dell’altruismo del nostro popolo, che deve rendere fiero ciascuno di appartenere a questa nazione. C’è un valore sociale e culturale che va sottolineato e lo voglio fare con forza: pensiamo alle ragazze ed ai ragazzi che hanno lavorato a Genova e alle Cinque Terre ed è solo l’ultimo esempio, che ci ricordano una cosa che spesso in questa società secolarizzata dimentichiamo e cioè che viene prima l’essere e non l’avere.

Un milione e trecentomila sono gli uomini e le donne italiane impegnati nel volontariato di protezione civile, oltre 4000 le associazioni: un tessuto sociale e civile ricco, che ora attende dalle istituzioni, da noi, risposte innovative anche in tema di rappresentanza. Un riconoscimento che deve trovare piena espressione anche su scala regionale, dal momento che i sistemi regionali di protezione civile sono una componente costitutiva e fondamentale del sistema nazionale. La costruzione di un sistema integrato che veda il pieno coinvolgimento dei Comuni, delle Province, del volontariato e di tutti gli altri soggetti interessati. Occorre dunque, superare chiusure e limiti, laddove si verificano e non ho nulla da temere a riconoscere che anche nelle Regioni ce ne sono.
Resta un dato di fatto, le associazioni locali di protezione civile e le sezioni delle grandi associazioni nazionali rappresentano un presidio prezioso sul territorio, da impiegare sempre più non solo in caso di calamità, ma anche nella vera e propria “rivoluzione culturale” che dobbiamo fare, quella rappresentata dalla prevenzione.

Come sottolineato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso di un recente incontro organizzato a Vernazza, in Liguria, è chiaro che i costi sociali ed economici dell’emergenza sono ben superiori a quelli di una seria e costante azione di prevenzione.
Questa è la scelta strategica che ci dobbiamo proporre e di recente il Governo è intervenuto giustamente, come noi facciamo da tempo, per sottolineare la necessità di investire in questo senso. Ciò è indispensabile per evitare di rincorrere le emergenze e rappresenta una scelta utile alla crescita e al lavoro, cosa di cui abbiamo assolutamente bisogno.
Anche da qui voglio lanciare una proposta. Costruiamo insieme un piano pluriennale di investimenti per la messa in sicurezza del territorio in cui ciascun livello istituzionale fa la propria parte, dove con serietà e coraggio si scelgono le priorità, si fanno convergere le risorse di tutti e non solo di qualcuno e si definiscono regole chiare per assicurare piena efficienza e trasparenza. E chi non corrisponde agli impegni presi e a tali parametri deve essere sanzionato.

Usciamo dalle astratte ed inutili “guerre di competenze” e attraverso la leale collaborazione puntiamo sulla cultura del risultato. Tanti lavori per mettere in sicurezza il nostro territorio. Ciò ci consentirà di tutelare l’ambiente, di dare lavoro, di ridurre le emergenze ricorrenti e, quindi, di spendere meno. Dunque ogni euro investito sulla prevenzione evita tragedie e moltiplica molte volte il suo valore.
Ogni territorio - dai comuni di maggiori dimensioni a quelli più piccoli, dai centri collocati lungo le principali aste fluviali a quelli di montagna - deve dotarsi di Piani di protezione civile: serve un’azione collettiva di cura e conoscenza del territorio, serve diffondere i contenuti dei piani di protezione civile dei comuni, serve che ciascuno sia consapevole del ruolo che deve giocare non solo quando ci si trova ad affrontare eventi eccezionali, ma anche nella quotidianità. Un nuovo civismo deve essere l’obiettivo di questo Paese.

Le associazioni di volontariato, specie in un territorio come il nostro, possono rappresentare la spina dorsale di questo sistema di conoscenza, anche grazie al concreto sapere diffuso legato ai loro luoghi. Si tratta di una ricchezza che non può andare persa, ma che deve invece essere organizzata in modo integrato per garantire un’azione sempre più efficace di prevenzione. Questo è l’impegno che si chiede al volontariato di assumere e fare proprio. Così come il Dipartimento nazionale, le Regioni e i Comuni sono chiamati ad un vasto processo di innovazione e di definizione degli strumenti normativi per la tutela e la valorizzazione del volontariato. Un lavoro che è in corso, a cui si affianca la definizione in Conferenza Stato-Regioni di indirizzi operativi per la partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile.
Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio,
siamo tutti convinti del valore fondamentale della protezione civile, un sistema articolato nei territori - dai Comuni al Dipartimento nazionale - a cui in modo coordinato concorrono in una governance unitaria, coesa e riconosciuta tutti i corpi dello Stato, i diversi livelli istituzionali ed il volontariato.

Oggi, a 20 anni dalla legge sulla protezione civile e ancor di più dopo la meritoria sentenza della Corte Costituzionale, si pone la necessità di una riforma per compiere un salto di qualità, mettendo a sistema i tanti fattori positivi, come l’apporto del volontariato, e superando tutti i limiti che in questi anni sono emersi e che non vogliamo nascondere. Per questo apprezziamo la scelta del Governo di promuovere una riforma del settore, così come noi, l’Anci e l’Upi avevamo chiesto, consultando preventivamente la Conferenza Unificata. Sono convinto che ci siano le condizioni per fare con rapidità un lavoro positivo e per dare vita ad un provvedimento legislativo condiviso e meditato.

Le Regioni condividono il fatto che la fase di emergenza debba avere tempi definiti, contemplando però anche tutti gli strumenti operativi per assicurare il primo intervento che è essenziale per garantire la messa in sicurezza in primo luogo delle persone. Così come siamo d’accordo – e lo abbiamo sottolineato sempre in questi anni - che i grandi eventi non rientrano nella missione della protezione civile.
Bisogna poi trovare, nella consapevolezza delle ristrettezze della finanza pubblica, il modo efficace per affrontare il tema della ricostruzione a fronte di eventi calamitosi, senza che alcun territorio sia lasciato solo. Dobbiamo farlo con rigore e senso delle Istituzioni, sapendo che ciò richiede il coraggio del cambiamento per tutti, per quanto ci riguarda, a cominciare dalle Regioni.

Se le risorse sono limitate, come sappiamo, e se non vogliamo lasciare solo nessuno di fronte alle emergenze allora siamo tutti chiamati a definire regole e comportamenti nuovi e coerenti. Nessuno vuole o può scaricare su altri. Insieme si affrontano i problemi e insieme si assumono le responsabilità che competono a coloro che hanno funzioni di governo.
Rigore, solidarietà, efficacia e trasparenza devono essere i principi che ispirano il nostro lavoro e la riforma per dare alla Protezione Civile il valore che merita e di cui ha bisogno il nostro Paese.
E’ questo - Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio - lo spirito con cui parteciperemo, come Regioni, a questa discussione con le nostre proposte, consapevoli che noi non siamo altra cosa, ma parte integrante della Repubblica che è una e indivisibile.


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